Inclusione scolastica dell’alunno con disabilità: le relazioni tra i genitori della classe

Tina Naccarato, Disabili.com, 1.11.2018

– L’inclusione scolastica necessita anche di buone relazioni tra i genitori, di partecipazione agli eventi della classe, di occasioni per creare socialità e alleanze. E’ sempre così?

Anche questa settimana, come abbiamo fatto nelle settimane precedenti, ci occupiamo di un aspetto importante ai fini dell’inclusione scolastica degli alunni con disabilità e cioè delle relazioni. In particolare, ci concentriamo stavolta sulla relazione tra le famiglie e, più specificamente sul rapporto tra i genitori dell’alunno con disabilità ed i genitori degli altri alunni della classe. Spesso, infatti, le famiglie dei bambini e dei ragazzi con disabilità risultano essere ben inserite e partecipi agli scambi comunicativi e relazionali tra genitori, ma non mancano, purtroppo, anche delle micro e macro esclusioni. Non di rado, soprattutto quando si tratta di genitori di alunni che presentano difficoltà di tipo comportamentale, si registrano incomprensioni o distacco, a volte anche qualche difficoltà di dialogo, se non veri e propri scontri. Se il bimbo ha una disabilità molto grave, invece, capita anche che la situazione venga percepita da qualche genitore come una sorta di impedimento per la vita della classe, ad esempio nelle uscite didattiche che, naturalmente, devono essere organizzate tenendo conto dei bisogni di tutti gli alunni della classe. Ciò, va da sé, non aiuta molto le relazioni tra genitori.

Per riuscire a comprendere meglio le dinamiche nelle relazioni tra genitori abbiamo chiesto il supporto di alcune mamme, che, ormai da tempo, ci offrono un prezioso contributo portando il punto di vista delle famiglie su molteplici tematiche. Le ringraziamo per la cortese disponibilità

Come sono i rapporti con gli altri genitori della classe?

Daniela, mamma di F., un bimbo con disabilità grave che frequenta la prima media, racconta di non aver avuto problemi diretti con gli altri genitori, probabilmente per la completa immobilità di F e per l’attivazione di tutte le possibili risorse. Durante gli anni della scuola materna F. e suo fratello A. sono stati entrambi coinvolti nelle varie feste dei compagni, grazie anche alla costante presenza degli altri genitori nelle occasioni di gruppo.  Negli anni delle elementari di F. e delle medie di A. ci sono stati alcuni “problemi” dati dal fatto che mi trovavo molto spesso costretta a mandare il bambino da solo alle feste; non sempre era facile trovare un genitore che ci potesse aiutare. I primi due anni di elementari di F sembrava che il bambino fosse stato accolto da tutti, ma quando abbiamo dovuto cambiare scuola ci hanno semplicemente buttato fuori del gruppo WhatsApp dei genitori della classe, senza un saluto od un augurio e non siamo mai stati invitati alle successive feste della scuola o di classe.  Nei tre anni successivi le occasioni per conoscerci tra genitori sono state pochissime e quindi abbiamo legato solo con pochi genitori, complice anche la distanza da casa nostra.

Piera riferisce un’esperienza molto positiva: all’inizio della scuola primaria, con la scusa di inviare a tutti l’elenco dei nomi e recapiti, ho raccontato di E. e della sua disabilità, mettendo in rilievo i tratti positivi e augurandomi un percorso bello come lo era stato alla materna. Ho ricevuto tante risposte affettuose e da allora l’imbarazzo del primo giorno si è dissolto. Sono stata eletta rappresentante di classe, E. è invitata a tutte le feste e se non posso portarla le mamme mi telefonano per reclamare la sua presenza. Ogni volta chiedo se i locali sono accessibili e loro mi dicono che si sono già informate prima e che sì, lo sono. Hanno approvato un progetto sulla diversità/disabilità e i ritorni sono stati entusiasti. Una fortunata combinazione di bei bambini, bei genitori e belle maestre.

Diversa è stata, invece, l’esperienza di Silvia: il rapporto con i genitori alle elementari è stato alquanto difficile, in quanto da parte della dirigenza non mi era stato permesso di spiegare la situazione e la condizione di mio figlio. Il bambino presentava comportamenti molto problematici, era violento nei confronti degli altri e scappava dalla classe, sbatteva le porte, si nascondeva, non mangiava. Al primo incontro avrei voluto spiegare che mio figlio era un bambino con autismo, che era seguito dalla famiglia e da un centro specifico, che stavamo facendo di tutto per migliorare la situazione, ma purtroppo non mi è stato permesso. Così, di mia iniziativa, ho inviato una comunicazione agli altri genitori nella quale ho spiegato la nostra situazione, per rassicurarli sul nostro impegno e per avviare un dialogo. Purtroppo, però, mai nessuno si è fatto avanti, anzi, durante una festa una mamma si lamentava di un bambino che continuava a picchiare i compagni e solo dopo ho capito che stava parlando di mio figlio. Durante i 5 anni delle elementari pochi sono stati i genitori che hanno realmente supportato. A un certo punto sono diventata rappresentante di classe proprio per avere più contatti, per coinvolgerli e promuovere la loro partecipazione a progetti riguardanti i bambini con autismo. Dopo tanti anni ho scoperto che alcuni genitori si erano riuniti per fare una petizione per mandarci fuori dalla classe, anzi fuori dalla scuola. Mi capita oggi di supportare dei genitori e cerco sempre di invitarli a creare un dialogo con tutti i genitori, perché è fondamentale non sentirsi soli. Sono consapevole che non è facile accettare che il proprio figlio venga picchiato da un altro bambino e però penso che essere adulti è anche saper affrontare le situazioni, saper comunicare e dialogare. E’ importante non giudicare, chiedere delucidazioni e, se possibile, aiutare. Alle scuole medie la situazione è pressoché identica. Anche qui non abbiamo potuto spiegare la situazione e anche se gran parte dei suoi attuali compagni erano già suoi compagni alle elementari, gli hanno girato le spalle e non ne so il motivo. Forse ho sbagliato in qualcosa in passato. Forse ho forzato nelle proposte, ma venivano sempre fatte nella piena accettazione da parte delle famiglie. Oggi mio figlio è invitato solo da due compagni che hanno anche loro delle problematiche, gli altri sono completamente assenti e lo stesso vale per le famiglie, ad esclusione di una famiglia che presenta all’interno del proprio nucleo un ragazzino con problematiche e di un’altra la cui mamma è una grande insegnante. Io però non mi arrendo. Sul mio volto non mancherà mai il sorriso e lo sguardo sarà volto verso sempre l’altro, verso gli occhi di chi mi parla.

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Inclusione scolastica dell’alunno con disabilità: le relazioni tra i genitori della classe ultima modifica: 2018-11-02T05:43:20+00:00 da Gilda Venezia

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