Insegnanti sostegno, governo blocca la riforma Renzi e riparte da zero. Ma a gennaio è rischio cortocircuito

Fatto_lofo15di Lorenzo Vendemiale, Il Fatto Quotidiano, 22.12.2018

Il piano di Lega e M5s è quello di fare un intervento più soft, che lascia comunque alle scuole la decisione sul numero di ore da assegnare per ogni ragazzino, guardando più al contesto d’inserimento che al grado di disabilità in sé. Serve però una proroga entro la fine dell’anno: in caso contrario al rientro dalle feste sarà difficile gestire le iscrizioni del prossimo anno.

Indietro tutta: la riforma del sostegno cambia di nuovo. La Buona scuola dei governi Renzi-Gentiloni aveva preparato una piccola rivoluzione; il governo Lega-M5s ha detto che è tutto da rifare. O meglio: il testo sarà rivisto, perché non convinceva famiglie e associazioni. In futuro si programma una riforma più soft, che lascia comunque alle scuole la decisione sul numero di ore da assegnare per ogni ragazzino, guardando più al contesto d’inserimento che al grado di disabilità in sé, e cercando di far sì che lo stesso docente accompagni lo studente per tutto il suo ciclo di studi.

STOP ALLE NOVITÀ DELLA BUONA SCUOLA – Nella Legge 107 vera e propria c’era poco per il sostegno, sia in termini di assunzioni che di innovazioni. “Interverremo una volta per tutte con la delega”, assicuravano dal ministero. Ed in effetti nel testo approvato a metà 2017 (il famoso decreto n. 66) c’erano diverse novità, che sarebbero dovute partire dal 2019. Le principali riguardavano l’assegnazione delle ore di sostegno, tolta alle scuole per essere affidata a dei gruppi esterni (GIT) diretti dall’amministrazione, con una valutazione centrata sul “profilo di funzionamento” e non il semplice grado di disabilità. L’intenzione del Ministero era creare una procedura più snella e moderna, riducendo il contenzioso. Il sospetto delle associazioni che fosse solo una manovra per sottrarre alle famiglie l’arma dei ricorsi (da cui si origina un gran numero di cattedre “in deroga” ogni anno) e tagliare posti. Nel dubbio, il nuovo governo ha deciso di fermarsi.

LA RIFORMA DELLA RIFORMA – Il ministero è intenzionato a lasciare alle scuole la competenza sull’assegnazione delle ore: questo passaggio fondamentale resterà all’interno del PEI, il Piano educativo individualizzato, firmato dal GLHO, il gruppo di lavoro interno all’istituto di cui fanno parte preside, docenti di sostegno, genitori, ecc. Non si capisce bene quindi a cosa servirà il nuovo GIT (il gruppo esterno), che dovrebbe mantenere solo un ruolo di supporto. Insomma, quella che era la principale novità viene cancellata, mantenendo invariata la situazione. Confermata invece l’introduzione del nuovo “profilo di funzionamento”: in sintesi, l’assegnazione delle ore di sostegno viene slegata dalla condizione di disabilità; si guarderà al contesto d’inserimento dello studente per cui uno meno grave, in ambiente disagiato, potrebbe ricevere più sostegno di uno grave in un contesto favorevole. Questo principio continua a far discutere: il timore che si traduca in un taglio delle ore resta (fino ad oggi ai casi gravi veniva sempre riconosciuto il massimo di ore, anche giuridicamente era un appiglio importante per le famiglie), ma anche le associazioni sono convinte che la svolta sia necessaria per avere un approccio più moderno e inclusivo.

Per quanto riguarda i docenti, infine, le associazioni continuano a chiedere separazione delle carriere (o un vincolo sul posto di sostegno molto lungo, fino a 10 anni), ma il discorso non sarà affrontato in questa sede. Per garantire la famosa continuità didattica, si pensa invece di legare l’insegnante al ciclo di studi del proprio studente: il docente di sostegno dovrà accompagnare l’alunno a cui è assegnato dal primo all’ultimo anno di scuola. Ovviamente anche a questo vincolo dovrà essere posto un limite (ad esempio, vale solo per il primo studente assegnato) altrimenti per i docenti (che ogni anno prendono in carico una prima classe nuova) diventerebbe impossibile ottenere il trasferimento.

PROROGA A SETTEMBRE – Si cambia, dunque, ma con meno sconvolgimenti e con più calma: la riforma partirà solo da settembre 2019. L’ennesimo stop, con la sovrapposizione di norme vecchie abrogate e nuove non ancora approvate, rischiava di creare un buco normativo, scatenando il caos nelle scuole sulla raccolta delle iscrizioni in vista del prossimo anno. Tanto che il governo è stato costretto ad inserire in fretta e furia nella legge di bilancio un emendamento che proroga di nove mesi l’entrata in vigore del decreto, dal 1º gennaio al 1º settembre 2019. Nel frattempo non cambia nulla. Come sempre.

Twitter: @lVendemiale

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Insegnanti sostegno, governo blocca la riforma Renzi e riparte da zero. Ma a gennaio è rischio cortocircuito ultima modifica: 2018-12-22T09:52:48+01:00 da Gilda Venezia
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