La didattica ai tempi del coronavirus

dalla Gilda degli insegnanti di Venezia, 6.3.2020

– La didattica, dal medioevo ad oggi, non ha subito grossi cambiamenti come si può notare dal dipinto qui sopra. Vediamo un docente in cattedra che spiega e vediamo che anche gli alunni non sono cambiati: c’è chi sta attento, chi chiacchera e chi dorme.

Ci auguriamo che il coronavirus costringa la scuola italiana ad una riflessione sulla trasmissione dei saperi in un momento dove sembra che l’unica cosa che interessa alle famiglie sia avere un posto dove lasciare i figli.

Il DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI recita: “i dirigenti scolastici attivano, per tutta la durata della sospensione delle attività didattiche nelle scuole, modalità di didattica a distanza avuto anche riguardo alle specifiche esigenze degli studenti con disabilità.

Quindi  non si fa più esplicito riferimento al parere del collegio dei docenti, è fatta salva l’autonomia didattica dei docenti a cui dirigenti non possono imporre quale sia la modalità della “didattica a distanza“: in estrema sintesi possono essere anche esercitazioni e compiti assegnati sul registro elettronico.

Tuttavia  il DPCM 4 marzo 2020 contiene una contraddizione tra due commi dello stesso art.1.
L’art. 1 lettera a) prevede la sospensione di ogni riunione o assemblea pubblica o privata, specie nella P.A. , poi alla lettera d) prevede la sospensione delle lezioni dalle scuole d’infanzia fino all’università, infine alla lettera g)  consente ai Dirigenti scolastici  SENTITO IL COLLEGIO DEI DOCENTI di attivare iniziative di didattica a distanza  a favore degli alunni, specie se disabili. Ma se lo stesso art. 1 alla  lettera a) vieta le riunioni e le assemblee….
Ma come possono  i Dirigenti  scolastici  riunire i collegi dei docenti, composti in media da un numero di 60 / 150 persone per deliberare queste iniziative di didattica a distanza.?
La previsione  di cui alla lettera g  (riunire il collegio dei docenti, quindi un organo collegiale molto numeroso viola la disposizione di cui alla lettera a) dello stesso art. 1 del DPCM in questione. A questo punto  SI POTREBBE CREARE UNA SITUAZIONE critica sotto il profilo interpretativo e attuativo del DPCM citato,  nelle Scuole italiane.  la formula “sentito il collegio docenti” implica necessariamente una convocazione di tale organismo collegiale scolastico, quindi una assemblea/riunione.

Sappiamo perfettamente che la stragrande maggioranza dei docenti, con grande senso di responsabilità, si attiverà, attraverso la didattica a distanza, per continuare il programma in questi giorni di aule deserte, ma vorremmo sottolineare che:

  • tutto questo è volontariato da parte dei docenti, come molte delle cose che fanno a scuola
  • non possono essere obbligati dai DS a fare cose non previste dal contratto
  • nessuno può essere costretto ad avere una connessione a casa (sia docenti che alunni)

I docenti non si aspettano ringraziamenti, ma neanche di essere costretti a fare cose per cui non sono stati formati, ricordiamo che in tutti gli altri comparti la formazione avviene in orario di servizio ed è ovviamente retribuita.

Siamo sicuri che saranno proposte tantissime attività stimolanti e innovative, peccato che con ogni probabilità non riceveranno neanche un grazie e ricomincerà il mantra dei docenti che già hanno tante ferie e stanno anche a casa solo per un coronavirus qualunque.

Il vero problema è che non si investe nella scuola italiana ormai da decenni.

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La didattica ai tempi del coronavirus ultima modifica: 2020-03-05T05:25:49+01:00 da Gilda Venezia
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