La nuova medicina INVALSI per la scuola in difficoltà: i test a uso locale

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di Rossella Latempa, Roars, 30.11.2020.

Gilda Venezia

In pieno spirito natalizio, tenendo fede alla parola data durante la primavera scorsa, l’INVALSI lancia il suo ultimo progetto, Percorsi e Strumenti INVALSI, per “aiutare concretamente le scuole”, ad “individuare al più presto carenze o perdite di apprendimento (learning loss) dovute anche alla pandemia”.  La “valutazione non è un lusso dei tempi agiati”, ci insegna l’Istituto INVALSI, e se la scuola rischia di “perdere l’anima” in emergenza, schiacciata da problemi logistici e sopraffatta da paure contingenti, l’INVALSI ha già pronta la sua cura. Test formativi “ad uso locale”, aggiuntivi e su base volontaria, in Italiano, Matematica e Inglese; oltre ad un catalogo di risorse informative e buone pratiche, curate dagli esperti INVALSI per tutti gli insegnanti. Un progetto utile per capire “come si parte” e non solo “dove si arriva”. Nell’universo scolastico visto dalla lente INVALSI, il dove si arriva, è stabilito dal test standardizzato primaverile.  I nuovi test formativi, ora, assumendo come dato di partenza gli esiti delle prove obbligatorie, condurranno gli insegnanti lungo la direzione guidata dagli indicatori e dalle misure INVALSI. E’ l’istituto di valutazione, oramai, a definire  il modo giusto di misurare i traguardi -molto ampi – delle Indicazioni Nazionali, intestandosene l’interpretazione autentica, stabilendo i livelli di adeguatezza delle competenze degli studenti e formulando gli items che consentono di misurarle. Adesso, sempre l’INVALSI suggerirà le piste preferenziali per giungere a quei traguardi, grazie ai nuovi test formativi e al materiale di formazione per gli insegnanti. Una sorta di teaching to the test ufficiale e ben confezionato, spacciato per aiuto e supporto alle scuole, incapaci di fare da sole. 

 


L’approfondimento sul tema dei nuovi test formativi è suddiviso in due parti. 

Nella prima si presenta e discute il progetto “Percorsi e striumenti INVALSI, sulla base dei materiali informativi elaborati e pubblicati sui siti istituzionali dell’Istituto di Valutazione.

Nella seconda si affronta il nodo centrale del progetto: l’ossimoro test formativo-standardizzato.

 

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Dal vocabolario Treccani:

aiutare [..] v. tr.– 1.  Prestare ad altri la propria opera in momenti di difficoltà o per cose che non sarebbero capaci di fare da soli.

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In pieno spirito natalizio – nonostante i tempi che corrono – e tenendo fede alla parola data nella primavera scorsa, è in arrivo l’ultimo progetto dell’Istituto di Valutazione INVALSI. Obiettivo: “aiutare concretamente le scuole ”, ad “individuare al più presto carenze o perdite di apprendimento (learning loss) dovute anche agli effetti della pandemia”.

Si tratta del progetto “Percorsi e Strumenti INVALSI”: test aggiuntivi, da svolgersi su base volontaria da novembre a gennaio, con precise modalità di somministrazione e per determinati gradi scolastici. Le discipline sono sempre le stesse: Italiano, Matematica e Inglese. Le classi coinvolte: terza primaria, prima secondaria di primo grado, prima, terza e quinta secondaria di secondo grado. Gli studenti interessatisono dunque quelli frequentanti le classi immediatamente successive a quelle in cui gli studenti svolgono i test INVALSI censuari e obbligatori, che restano programmati per la prossima primavera.

Alle prove vere e proprie – cartacee per i bambini di 8 anni, computerizzate (Computer Based Testing) per i ragazzi di 11, 14, 16 e 18 anni – sarà affiancato “un catalogo di risorse curate dell’INVALSI”, indirizzato ai docenti e costituito da: “video formativi e informativi ed esempi di Buone pratiche”, “link e riferimenti per approfondire”, “materiali da consultare anche successivamente alla visione dei video”.

Tale catalogo di “occasioni formative” per gli insegnanti, spiega l’INVALSI,

parte dai dati INVALSI per trattare uno o più ostacoli all’apprendimento, suggerisce spunti di riflessione e proposte didattiche per affrontare quei particolari nodi, fornendo esempi e materiali”.

Si tratta di far comprendere ai docenti, insomma,

come esse [le prove  INVALSI obbligatorie] sono costruite, come si legano alle Indicazioni nazionali e ai traguardi in esse previsti e, soprattutto, come possono essere di aiuto per monitorare il miglioramento degli studenti”.

I nuovi test, che l’Istituto chiama “formativi”, non sostituiscono le prove standardizzate in ordinamento, che dunque conservano anche il valore certificativo a fine ciclo, seppur in piena emergenza. Sono, piuttosto:

nuove soluzioni che vanno ad affiancare, accompagnandole e non sostituendole, le Prove di fine periodo, pensate e disegnate per verificare il raggiungimento di alcuni traguardi (..) previsti”.

1. La retorica del test INVALSI come pharmacon

Il nuovo progetto di “test formativi” non rappresenta quindi un ripensamento dell’impianto di prove standardizzate sollecitato dall’assoluta eccezionalità storica del periodo attuale. Al contrario. La situazione emergenziale è sì un’opportunità, ma un’opportunità di guadagnare ulteriore terreno di consenso nel dibattito pubblico, politico, e scolastico.

L’ultimo editoriale dell’ex direttore generale INVALSI,  Paolo Mazzoli, offre sostegno a tale interpretazione, mettendo bene in prospettiva l’impianto retorico dell’operazione, nel cui merito entreremo meglio nella seconda parte della riflessione.

L’Autore ci esorta:

e ci offre il suo punto di vista esterno, ma ugualmente appassionato:

Il cataclisma Covid- 19 si è abbattuto sulla scuola esacerbandone le contraddizioni, inasprendo odiose disuguaglianze e carenze. Le sta togliendo l’anima, scrive l’INVALSI, sottraendola alla sua missione, che ciascun insegnante conosce e che– correttamente – l’Istituto rimanda ai principi fondamentali della nostra carta costituzionale.

Qual è l’anima della scuola? La sua “missione educativa”, certamente.

Proprio in questo senso, continua l’Autore:

L’analisi dell’INVALSI sembra dunque essere questa:

i dirigenti e gli insegnanti sarebbero preda  – inevitabilmente, ci rassicura l’INVALSI: non c’è dolo, insomma.. – di questioni di ordine superiore: logistico, sanitario, organizzativo; questioni che per alcuni, purtroppo, possono sconfinare in manifestazioni di tipo psicologico, a tratti patologico (“malattie”, “modo ossessivo”).

Gli insegnanti non hanno tempo ed energie psichiche sufficienti per potersi dedicare col dovuto impegno a questioni di tipo didattico.  Ed è qui che entrerebbe in gioco l’opportunità offerta dal nuovo progetto Percorsi e Strumenti INVALSI.

La cura, il nuovo “pharmacon” valutativo prodotto dall’INVALSI, è pronta: altri test standardizzati, ma stavolta nella veste “formativa” e da svolgere su base “volontaria”[1].

D’altra parte, ci ricorda l’Autore, la valutazione standardizzata non è “un lusso per i tempi agiati”. Se l’anno scorso la contingenza ci ha sottratti ai test, è stato chiarito fin da subito che quest’anno la musica sarebbe cambiata. Accanto al calendario già predisposto delle prove primaverili, l’INVALSI ha elaborato un set di nuove prove diagnostiche e un pacchetto “chiavi in mano” di contenuti formativi con tanto di buone pratiche da implementare. Sembra più chiaro, ora, a cosa si riferisse l’esortazione a non perdere la nostra anima.  L’anima della scuola, per l’INVALSI, sono i test INVALSI.

2. I nuovi test “formativi”

Ma come si presentano questi nuovi test formativi, a detta dell’INVALSI

caratterizza[ti] per la loro flessibilità e possibilità di essere adattati liberamente dalle scuole per far fronte alle proprie esigenze”?

 

a) Segretezza vs trasparenza

Innanzitutto, ci rassicura l’INVALSI, non saranno “rigorosamente segreti” come quelli ordinari.

Da quando, infatti, con la Buona Scuola, lo svolgimento dei test INVALSI – svolti al computer e corretti in maniera centralizzata– è diventato requisito di ammissione all’esame di stato (fine primo e secondo ciclo) e ha assunto valore di certificazione delle competenze, il contenuto dei test, ovvero i quesiti che gli studenti svolgono ogni anno, è del tutto ignoto. A chiunque: insegnanti e  famiglie.

Quando sentiamo parlare di “restituzione alle scuole” dei dati raccolti dall’INVALSI, dunque, –  ad esempio in un momento cruciale del percorso scolastico come quello dell’Esame di Stato – dobbiamo aver ben chiaro di cosa si tratti. Quella restituzione, di cui tanto ama parlare l’Istituto, alimentando l’immaginario secondo cui la valutazione standardizzata non lavorerebbe sulle scuole ma per  le scuole – non è altro che la “consegna” di elenchi di punteggi corrispondenti ad una scala di livelli elaborata dall’INVALSI (da 1 a 5), ciascuno associabile ad uno studente tramite specifico codice numerico (codice SIDI).

 

L’insegnante che desiderasse capire o riflettere su contenuti e processi attivati dai suoi studenti durante il test, o semplicemente rimettere i ragazzi alla prova, smontando e rimontando gli items, riadattandoli al contesto, per renderli didatticamente significativi e comprenderne il senso, non ha alcun modo di risalire ai quesiti svolti. Né alcun controllo sugli esiti ottenuti.

La grande macchina centralizzata INVALSI attribuisce ad ogni performance un esito da 1 a 5, senza che si possa sapere come(contenuti dei test), né controllare perché.

Certamente l’Istituto rende pubblica una cospicua mole di materiale informativo sui suoi siti istituzionali: descrizione dei livelli di certificazione, quadri di riferimento, esempi (pochi) delle nuove prove (CBT  – computer based), rapporti finali e approfondimenti normativi.

Ma invitiamo il lettore “medio” –insegnante o anche studente – a misurarsi con la lettura della documentazione prodotta e a chiedersi: quanto queste centinaia di pagine mi aiutano a comprendere dove e cosa è stato sbagliato, nel test che ho dovuto “somministrare” o svolgere?

Le uniche informazioni che chiunque possa trarre dai punteggi riportati in figura sono di tipo “classificatorio”: quanti livelli 1/2/3…  ho nella mia classe? Come mai lo studente tale ha ottenuto un punteggio tale? Esiste – ma ha un qualche senso? – una correlazione tra livelli di discipline diverse? Come sono andati gli studenti della classe accanto? Chi ha accumulato più punteggi di eccellenza nella scuola?

Pensare di fare una riflessione di tipo didattico, che attivi riflessioni e processi per retroazione, a partire dai dati associati ad items di cui si ignora il contenuto, è assolutamente privo di senso per un insegnante.

Da questo punto di vista i test formativi rappresenteranno una novità.

Certo, anziché mettere in piedi un progetto con tanto di test aggiuntivi, sarebbe stato auspicabile quanto meno rendere trasparente il materiale dei test INVALSI obbligatori. Ma ciò non è stato fatto.

b) Flessibilità e libertà: si, ma fino a un certo punto

L’INVALSI dichiara che metterà a disposizione  un

repertorio di prove formative dal quale ciascuna scuola, se lo vuole, può trovare strumenti per la valutazione formativa e per la raccolta di informazioni sulla classe”.

In particolare, per la prima volta si proporranno anche “prove adattive” computer based in Italiano, ovvero test composti da items differenti a seconda delle risposte via via fornite dagli studenti.

Questi nuovi test, tuttavia, non saranno semplicemente resi pubblici e liberamente fruibili da ciascuna scuola quando e come meglio crede[2],  come potrebbe sembrare da ciò che leggiamo nelle varie presentazioni del progetto.

I test formativi saranno elargiti alle scuole che aderiranno al progetto secondo le indicazioni di un dettagliato manuale operativo.

Per accedere al materiale “formativo” ed utilizzarlo nella propria progettazione didattica quotidiana, dunque, bisognerà cominciare col dichiarare la propria adesione al progetto, accreditandosi come “Docente Formative Testing”, con tanto di codice fiscale e lettura dell’informativa privacy.

Solo a quel punto si avrà accesso all’”area riservata”[3], all’interno della quale poter gestire la somministrazione telematica o cartacea (per i bambini di 8 anni, terza primaria), sia a singoli studenti che a gruppi, per i quali saranno inserite credenziali di riconoscimento.

Da lì in avanti, si potrà (finalmente) avere accesso ai contenuti delle prove “formative” standardizzate, con relativi materiali di accompagnamento[4].

I test “bene pubblico” messo a disposizione dall’Istituto, di cui ha parlato il Responsabile Area prove in occasione della presentazione del progetto, sono dunque  “pubblici” solo per chi aderisce ed è accreditato.

La restituzione dei dati relativi ai test “somministrati” sembra assai dettagliata: per studente o gruppo, per domanda, per “strumento”, classificati per “difficoltà”, o altri elementi. Tutte le varie operazioni possibili all’interno del progetto saranno ovviamente visibili non solo al Docente Formative testing, ma anche al Dirigente Scolastico.

Capiamo bene, dunque, visto il quadro organizzativo, che quando l’INVALSI parla di: “flessibilità”, di “adattabilità al contesto”, di “modalità stabilità dall’insegnante”, si tratta di libertà e adattabilità ben controllate, nonché inquadrate in un preciso setting didattico.

c) “Formativi” per cosa?

La funzione di questi nuovi test “formativi” è spiegata ancora una volta in maniera molto semplice dall’ex  direttore  Mazzoli. Nel suo più recente editoriale, già citato,  il dirigente li definisce “prove INVALSI ad uso locale”.

Un po’ come le preparazioni farmacologiche ad uso topico:  dobbiamo immaginare che se il test INVALSI censuario è il Farmaco Valutativo per il Sistema-Scuola ammalato,  il nuovo test “formativo” è una Farmaco ad uso locale. E potrà essere utile per capire “come si parte” e non solo “dove si arriva”.

 

 

Anche la Presidente dell’INVALSI, nel recente webinar di presentazione del progetto, ribadisce la funzione formativa in termini di  “prima/dopo”:

“L’INVALSI, proprio mediante la quantità di prove che fa regolarmente [..] dispone ormai da molti anni di una mole di dati che ci fa riconoscere quali sono gli ostacoli, le difficoltà e gli errori più frequenti che gli studenti incontrano quando rispondono alle prove.

Proprio la possibilità di disporre di dati censuari così analitici, ci fa riconoscere non soltanto le domande giuste rispetto a quelle sbagliate, come è ovvio, ma anche rispetto a quelle sbagliate, la tipologia degli errori che gli studenti fanno.

[..]

 i nostri docenti esperti, ovvero I docenti che collaborano alla stesura delle prove, spiegano le ragioni degli errori e a partire di questi propongono itinerari didattici con annessi due tipi di prove: una prova da usare all’inizio dell’itinerario proposto e una prova finale.

Questo fatto rende l’itinerario di per sé abbastanza utile per verificare l’acquisizione finale degli studenti con un prima/dopo.”

Nell’universo scolastico visto dalla lente INVALSI, il dove si arriva è stabilito dal test standardizzato primaverile e obbligatorio. Ma finora non era ancora stato definito da dove si parte.

In sintesi, potremmo dire: i nuovi test formativi INVALSI (e tutto il materiale “informativo” a corredo) assumono come dato di partenza gli esiti delle prove standardizzate e conducono gli insegnanti lungo la direzione guidata dagli indicatori e dalle misure INVALSI.

Quindi:

  • l’INVALSI definisce il modo giusto di misurare i traguardi, ampi, delle Indicazioni Nazionali, intestandosene l’interpretazione autentica,stabilendo i livelli di adeguatezza di tale competenza o di talaltra; e formulando gli items che consentono di misurarle.
  • E sempre l’INVALSI, ora, suggerisce le piste preferenziali per  giungere a quei traguardi, attraverso test “formativi” e materiale di formazione per gli insegnanti.

Una sorta di teaching to the test “ufficiale” e ben confezionato, spacciato per aiuto e supporto alle scuole, incapaci di fare da sole[5] .

I nuovi “Formative test” elaborati dall’INVALSI, insomma, sembrano formativi per il superamento dei test INVALSI obbligatori.

Sono vestiti nuovi, ma l’Imperatore è sempre lo stesso.


[1] Le virgolette sono d’obbligo, in entrambi i casi. Sul termine “formativo”, chiariremo poi. Sul termine “volontario” basta fare riferimento al passato e ai tanti progetti “pilota” partiti sulla base della libera scelta e poi diventati prassi e norma ovunque. Per qualche riferimento: R. Puleo: “Valutare senza INVALSI si può”, Ed. Anicia, 2018.

[2] Il repertorio “genstinv” ( https://www.gestinv.it/Index.aspx ) non assolve a questa funzione. Il database di items può essere anche molto utile per ragionare su singoli quesiti, tratti dalle prove passate (fino al 2018) e riadattati al proprio contesto; ciò è cosa ben diversa dal poter ragionare ex post sulla prova appena svolta dai propri studenti.

[3] Vedi Manuale per l’uso degli strumenti formative testing, pag. 7.

[4] Ivi, pag. 13.

[5] Vedi definizione Treccani in apertura.

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La nuova medicina INVALSI per la scuola in difficoltà: i test a uso locale ultima modifica: 2020-12-01T07:01:50+01:00 da Gilda Venezia
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