La scuola del Sud strangolata

di Vincenzo Pascuzzi, Aetnascuola.it, 29.12.2018

– Non convince quanto scrive Chiara Saraceno.

Molti insegnanti nel Mezzogiorno operano in contesti in cui la scuola può essere più formativa della famiglia di provenienza, in cui rafforzare la fiducia degli studenti nelle istituzioni o contrastare l’abbandono sono il primo, vitale compito educativo. La scuola resta un baluardo di democrazia e di legalità, oltre che di conoscenza. Questo lo misurano i test Invalsi?

La scuola del Sud strangolata

di Giuliano Laccetti e Rossella Latempa – la Repubblica, Ed. Napoli – 28 dicembre 2018 – pag. 1

Non ci convince quanto scrive Chiara Saraceno («I test Invalsi per una scuola più giusta») sulla possibile revisione/fusione degli enti preposti alla valutazione del sistema di Istruzione pubblico.

«Pericoli» – lievemente accennati da Saraceno – come il teaching to test (insegnare a .. rispondere bene ai test), o l’impiego dei loro risultati nelle certificazioni individuali degli studenti nel mercato del lavoro o nelle Università – non sono occasionali né accidentali.

Il problema non è l’uso distorto del test da parte delle scuole. Come sottolinea la vasta letteratura scientifica critica sui fondamenti epistemologici, le metodologie impiegate e l’affidabilità dei risultati, i test standardizzati censuari (ossia rivolti alla totalità degli studenti, come quelli Invalsi) non sono neutri strumenti di indagine, da impiegare a fini di miglioramento, come recita la retorica ministeriale.

Essi svolgono perfettamente il proprio lavoro: quello di regolare e controllare l’attività educativa trasformando l’esito delle prove in una misura dell’apprendimento degli studenti correlata alla qualità delle scuole. Valutare, afferma Benedetto Vertecchi, ex-presidente Invalsi, « serve se aiuta a capire qualcosa di più: le potenzialità di un ragazzo, come è cambiato per effetto della scuola e dei rapporti sociali; bisogna conoscere l’evoluzione del profilo culturale dell’allievo».

Ammesso che i test diano informazioni valide su alcune abilità scolastiche, si tratta, in ogni caso, di capacità isolate, di fatti e funzioni specifiche: «aspetti dell’apprendimento meno interessanti e meno significativi». Quanto agli esiti e alla loro distribuzione sul territorio nazionale, sono circa 10 anni che l’Invalsi restituisce la fotografia di un paese disuguale tra Nord e Sud, centri e periferie, licei e professionali, autoctoni e immigrati. Interesse dello Stato – e dunque generale – dovrebbe essere quello di garantire la presenza di scuole di buonissima «qualità» su tutto il territorio nazionale.

Non ci risulta, tuttavia, che l’informazione del (presunto?) differenziale negativo negli apprendimenti si sia mai tradotta in concrete politiche scolastiche perequative. Pensando al caso del Mezzogiorno, questo avrebbe significato più attenzione, più insegnanti, più risorse al Sud! Al contrario, la direzione intrapresa sembra essere quella opposta.

Con l’autonomia differenziata che il Veneto intende portare avanti, chiedendo in maniera «eversiva» che il gettito fiscale locale rimanga nelle disponibilità della Regione, chi più ha, avrà ancora di più, a svantaggio della perequazione nazionale prevista dalla Costituzione.

Molti insegnanti nel Mezzogiorno operano in contesti in cui la scuola può essere più formativa della famiglia di provenienza, in cui rafforzare la fiducia degli studenti nelle istituzioni o contrastare l’abbandono sono il primo, vitale compito educativo. La scuola resta un baluardo di democrazia e di legalità, oltre che di conoscenza. Questo lo misurano i test Invalsi?

In definitiva, pensare -come scrive Saraceno- che rifiutare i test standardizzati significhi nascondersi dietro il “velo dell’ignoranza” somiglia a un velo di ipocrisia, che strangola la scuola nelle morse di un fallimento di cui è ritenuta unica responsabile. Non è migliorando uno strumento di misura che si modifica il fenomeno che si vuole misurare.

Giuliano Laccetti è ordinario all’Università di Napoli Federico II
Rossella Latempa è insegnante di Matematica e Fisica a Verona.

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La scuola del Sud strangolata ultima modifica: 2018-12-30T05:54:36+01:00 da Gilda Venezia
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