La Scuola e l’innovazione: quale direzione?

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di Alfonso D’Ambrosio, Professionisti Scuola Network   17.10.2015.  

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Negli ultimi anni, nella scuola, molte sono le cose che sono cambiate e stanno cambiando. In particolare mi riferisco all’innovazione digitale possibile (e/o realizzabile o realizzata) nella scuola.

Il recente rapporto Pisa Ocse afferma che l’uso eccessivo della tecnologia a scuola, non restituisce dei buoni risultati, anzi spesso peggiora l’apprendimento dei nostri alunni.

Lo stesso Pisa Ocse , invece, suggerisce che un uso moderato della tecnologia può migliorare le prestazioni scolastiche dei nostri studenti.

Occorre, allora, capire bene di cosa si sta misurando e come.

Uso strumenti vecchi per “misurare” conoscenze e competenze nuove?

I miei alunni forse non sapranno risolvere a pieno una equazione di 3 grado, ma sanno fare tanta modellistica algebrica in contesti reali, non sapranno forse utilizzare tutte le funzioni di word, ma conoscono bene come fare delle App!

In una valutazione “standard” come sarebbero classificati i miei studenti?

L’indagine Pisa Ocse, però, ci invita ad una riflessione, l’uso delle nuove tecnologie non si improvvisa in classe!!

Se pensiamo al modo di lavorare classico dei docenti, ci rendiamo subito conto che la scuola lavora per problemi chiusi, sostanzialmente ti do delle regole, ti spiego come funzionano, tu devi solo applicarle e se sbagli l’errore è qualificante (3 bocciatura, 9 promozione, genio etc.).

Questo modo di insegnare pone il docente al centro, in un rapporto privilegiato di uno a molti, dove  gli alunni subiscono passivamente la lezione.

Il mondo del lavoro invece ci offre una realtà completamente diversa.

Di fronte ai nuovi lavori digitali (architetture 3d, implementa tori di videogame), non esistono problemi chiusi, semplici regole da applicare, ma problemi complessi, dove l’errore, lo sbaglio, assume una dimensione educativa positiva, perché ti spinge a riflettere, a porre nuove domande ed a creare nuove situazioni possibile (si parla anche di maker works).

Il digitale restituisce e restituirebbe, se utilizzato correttamente,  alla scuola una nuova dimensione educativa, dove gli studenti diventano protagonisti del loro processo di apprendimento, dove possono costruirsi le proprie competenze, co-llaborando insieme al docente, co-realizzando una didattica partecipativa e collaborativa.

In tal senso, sostituendo alle vecchie metodologie didattiche ed alla stessa lezione frontale (che qui non vuole essere demonizzata), una didattica basata su problemi aperti, dove gli studenti sono non consumatori ma produttori, si capisce che il digitale può far tanto.

Lo spazio scuola non viene solo rinchiuso tra le 4 mura scolastiche, ma occorre ripensare e riorganizzare i propri spazi ed i tempi. Le lezioni possono essere seguite da casa per video (flipped learning),  le classi virtuali permettono un confronto costante e continuo con il docente e tra gli studenti, la tecnologia può diventare uno strumento democratico ed a basso costo per realizzare significative esperienze scientifiche (uno smartphone ha tantissimi sensori ambientali), per raccogliere informazioni, analizzarle, condividerle e soprattutto produrne di nuove (studenti produttori).

In tal senso, appare chiaro che se si vuole “misurare” i nuovi processi di apprendimento occorre anche ripensare ad un nuovo strumento di misura, non più prove Pisa Ocse di 30 anni fa , ma prove strutturate per problemi aperti, attività pratiche, anche complesse.

Vedere come il docente come “operaio artigiano” , un “capo mastro”, che collabora con i suoi studenti.

Tante belle parole?

Forse sì, forse no, però è bello iniziare una discussione che vedrà la scuola cambiare nei prossimi anni.

E’ tutto davvero rose e fiori?

Non sempre, perchè chi vive nella scuola, sa che essa è fatta prima che da colleghi e dirigenti scolastici, da uomini, con le loro paure, invidie, sorrisi, malumori.
Nella scuola ci vivo, ci passo tanto tempo e conosco bene il viso dei colleghi quando gli parli di smartphone, digitale, robotica, giochi educativi, innovazione.

Riconosci subito quei colleghi per i quali sei solo un giocoliere, perchè per loro la scuola è fatta solo di regole, burocrazia, di libri di testo e di pura teoria e verifiche. Questi sono per me dei soldati, spesso appoggiati da un dirigente scolastico troppo attento a mettere in sicurezza, a far quadrare i conti. Ma le regole non vanno mai imposte dall’alto, ma condivise!!!!!!!!!!

Vedi il collega che invece vorrebbe fare, ma non ha tempo, per cui 18 ore ore sono troppe e diventano il triplo se metti la correzione dei compiti.

Trovi il collega , poi, che è quasi parente di San Pietro, ha lui le chiavi del sapere, solo lui possiede tutte le conoscenze, le competenze e le metodologie didattiche!

Trovi anche i colleghi che hanno fatto, un tempo…ma oggi no, oggi non hanno voglia di cambiare la Scuola.

Trovi, poi, i colleghi che voglio cambiare, anzi stanno già cambiando e sperimentando, anche lottando (ma stringete i denti!).

Tanti docenti, tutti diversi, ma che dovrebbero avere un fine comune, il bene dei propri alunni, ai quali chiediamo autonomia di pensiero, ma che non concediamo a noi stessi.

“ah imparare cose nuove mi costa tempo e fatica” mi dicono alcuni colleghi…eppure abbiamo il diritto di aggiornarci e di farlo continuamente, lo chiediamo ai nostri studenti, perchè non lo facciamo noi?….occorre OSARE e rinnovarsi, a qualsiasi età!!!

Come districarsi in tutto questo?

Vi lascio con l’esempio del ponte, che ho impresso nella mia mente da alcuni giorni.

Due persone, completamente diverse per etnia e religione, si guardano da lontano. Vorrebbero raggiungersi, parlare, capire l’altro chi è, al di là delle proprie supposizioni.

Un giorno uno dei due decide di costruire un ponte, ci mette giorni e giorni, e quando è giunto poco oltre la metà, pur mettendoci tantissimi pali di rinforzo, il ponte crolla sotto il proprio peso.

Ecco, la scuola appare ai miei occhi come tante isole, tutte divise da un lembo di mare, con tante persone che si guardano da lontano e che vorrebbero a volte parlarsi .

Come possiamo comunicare gli uni con gli altri?

Un ponte non si costruisce mai da una sola parte, esso crollerebbe, un ponte (lo sanno bene gli ingegneri), si costruisce da entrambe le parti, insieme,  solo così i due individui , separati da un lembo di mare, possono finalmente guardarsi negli occhi e confrontarsi e parlare l’uno con l’altro!!!

La Scuola e l’innovazione: quale direzione? ultima modifica: 2015-10-18T06:35:13+00:00 da Gilda Venezia

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