La scuola pensa già a settembre. Nodo cattedre, spazi e vaccini

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di Claudio Tucci e di Marzio Bartoloni, Il Sole 24 Ore, 9.6.2021.

Il ritorno alla normalità non dovrà disperdere le innovazioni didattiche.

Vaccinare i ragazzi prima della ripresa per fargli riprendere la loro vita.

Gilda Venezia

La scuola non ha fatto in tempo a chiudere, che già si guarda alla ripresa di settembre. Che presenta subito due problemi, non di poco conto, da affrontare. E, nelle prossime settimane, una serie di nodi da sciogliere, anche in base all’evoluzione della pandemia. Il primo “alert” riguarda le cattedre vuote (112mila solo in organico stabile) e il maxi-piano di assunzioni/stabilizzazioni di circa 70mila posti contenuto nel decreto Sostegni bis, che non è ancora partito, e che, anzi, sindacati, oggi in piazza, e una fetta consistente della maggioranza sono pronti a far cambiare in Parlamento. Se non si correrà in fretta (e in attesa di capire quanto ampia diventerà la sanatoria dei precari per ora contenuta a meno di 20mila cattedre) a settembre si rischia di ripetere il boom di supplenze dello scorso anno, con circa 200mila cattedre da assegnare con contratti a tempo, più o meno lunghi.

Il secondo “campanello d’allarme” in vista della ripresa è legato alle classi pollaio. Con le regole sanitarie attualmente in vigore, distanziamento, reperimento nuovi spazi, mascherine, orari e ingressi scaglionati, le scuole hanno ridotto le presenze in classe dei ragazzi, anche grazie all’organico Covid (circa 60mila prof, e 20mila Ata, il personale tecnico-amministrativo) proprio per consentire “aule” meno affollate. Questo personale è stato assunto con contratto annuale, e non è ancora chiaro se sarà confermato (o no) da settembre.

Il ritorno alla scuola in presenza (e in sicurezza) mai come stavolta è legato, a doppio filo, all’andamento del virus. Da un po’ di giorni è partita la campagna vaccinale per gli studenti: l’obiettivo del governo è arrivare all’inizio delle lezioni con la somministrazione di almeno una dose di siero ai giovani con oltre 12 anni per arrivare a una copertura del 70-80% che consente l’immunità di gregge (è ancora in fase di studio il vaccino per gli alunni più piccoli, ma difficilmente il via libera arriverà prima di settembre). Quello che sembra certo, invece, è che le vaccinazioni degli alunni non si faranno a scuola, ma presso i presidi sanitari, ovvero pediatri e hub di vaccinazione presenti nei territori. È chiaro che un’ampia vaccinazione degli studenti, ammorbidirà le misure anti contagio. Di quanto lo sapremo però solo più avanti quando ministero dell’Istruzione e sindacati si accorderanno sul nuovo protocollo su salute e sicurezza in vista dell’avvio dell’anno scolastico 2021/2022. Le lezioni on line invece proseguiranno: anche qui le innovazioni didattiche e organizzative sperimentate in questi mesi di pandemia potranno essere utilizzate dalle scuole “in via complementare” con le lezioni in presenza.

Settembre sarà anche il mese in cui molte scuole faranno partire i corsi di recupero degli apprendimenti, visto che i fondi stanziati con il Piano estate non si esauriranno con i mesi di luglio e agosto. Per ora le scuole si stanno orientando più sul recupero della socialità, con accordi con enti territoriali e del terzo settore, che su un vero e proprio supplemento di lezioni, considerando anche come tutta l’attività didattica di recupero delle ore perse è volontaria sia per i docenti sia per gli studenti. Il nodo è tuttavia strategico. L’Italia, secondo gli ultimi dati Unesco, ha chiuso le scuole per 37 settimane (dato ponderato tra primo e secondo ciclo). Più di Germania (34), Regno Unito (27), Spagna (15), Francia (12). In Paesi, tecnologicamente più avanzati di noi, come l’Olanda, che ha chiuso le scuole per minor tempo dell’Italia, la perdita degli apprendimenti è stimata in almeno il 20%. In Italia, viste anche le criticità nell’utilizzo della Dad, la situazione difficilmente sarà migliore. Un primo indizio lo avremo a metà luglio quando saranno noti i risultati delle prove Invalsi.


«I vaccini oggi sono l’unico elemento di successo contro il Covid-19. Quando sarà conclusa, mi auguro a settembre-ottobre, la campagna vaccinale e la gran parte di docenti e studenti sarà vaccinata – spiega Antonello Giannelli, Presidente dell’Anp, l’Associazione nazionale presidi – potremo tornare alla scuola in presenza e in continuità senza più vincoli, mascherine e distanziamento. Attenzione, però. Il ritorno alla normalità non dovrà disperdere le innovazioni didattiche e organizzative rese necessarie dalla pandemia. Penso ai cospicui investimenti in tecnologia, e alla Ddi (la didattica digitale integrata, ndr) che potrà completare le lezioni tradizionali con contenuti on line.

In che senso?

Ad esempio, una percentuale di insegnamenti, scelti dagli studenti, potrebbe essere seguita da remoto, permettendo loro di personalizzare il proprio curriculum, come avviene all’estero, rendendolo meno rigido, tarato sui loro interessi. Ecco io ritengo che su 30 ore settimanali, 3 potrebbero essere scelte tra un menù di alternative, e seguite a distanza nel pomeriggio.

Insomma, una didattica più compartecipata?

Sì. Ciò implica un’opera di aggiornamento formidabile e capillare dei docenti, da fare senza forzature, e un ripensamento delle lezioni, già ora poco attrattive per gli alunni.

Cominciando con tutti i prof in cattedra a inizio lezione…

Certo. Il sistema dei concorsi centralizzati ha dimostrato di non saper soddisfare le esigenze di scuole e ragazzi. Per evitare l’annoso problema delle cattedre scoperte al primo settembre dobbiamo innovare anche qui attribuendo, nel rispetto della Costituzione, poteri assunzionali agli istituti. Si tratta di rimodulare le selezioni in funzione dei fabbisogni delle scuole, valorizzando il ruolo del Comitato di valutazione, come accade in fase di immissione in ruolo degli insegnanti. Occorre potenziare l’autonomia scolastica e la dirigenza. In questi mesi, lo abbiamo visto tutti, le scuole si sono rette grazie al duro lavoro dei dirigenti, ai quali vanno attribuite più libertà operative, un miglioramento della retribuzione e delle condizioni lavorative.

Come recuperare gli apprendimenti persi?

Il Piano estate è solo un primo passo e non si esaurisce con i corsi estivi, le risorse vanno oltre luglio-agosto e aiuteranno la ripartenza. A mio avviso, il recupero va contestualizzato, serve una valutazione oggettiva delle eventuali carenze accumulate. A questo potrebbe pensare l’Invalsi e poi, una volta somministrati i test ed elaborati i risultati, ciascuna scuola, in autonomia, potrà predisporre piani di recupero andando a colmare le carenze degli studenti, soprattutto di quelli più fragili».


«Ai genitori consiglio di vaccinare presto i loro figli, prima del ritorno a scuola perché i vaccini sono sicuri e gli consentiranno di riprendere la loro vita che è stata stravolta nell’ultimo anno». Annamaria Staiano è presidente delle Società Italiana di pediatria e docente alla Federico II di Napoli e sui vaccini agli over 12, «da somministrare partendo da studi pediatrici e centri vaccinali tradizionali» non ha dubbi.

Perché è importante vaccinare i ragazzi visto che non corrono seri rischi con il Covid?

Gli effetti sui minori sono meno gravi anche se esistono e arrivano al decesso: in Italia sono deceduti circa 30 ragazzi sotto i 18 anni. Certo si trattava di soggetti con patologie, ma dobbiamo ricordare che nella popolazione pediatrica di 10 milioni 1 milione è composto di fragili.

E perché non pensare solo ai più fragili?

Perché è necessario bloccare anche la diffusione del virus per evitare la formazione di nuove varianti che potrebbero eludere la protezione del vaccino. In più se in famiglia ci sono soggetti fragili e immunodepressi non completamente protetti dal vaccino avere anche i minori vaccinati è una garanzia in più.

Si è parlato di casi di miocarditi in Israele e Usa.

Sono stati segnalati dei casi rari – 1 su 6mila – a seguito della somministrazione del vaccino a m-Rna e sono sotto valutazione dell’Ema. Si sono verificati tra adolescenti e giovani adulti maschi sopra i 16 anni, ma l’associazione con il vaccino non è stata confermata.

È d’accordo, come fanno alcune Regioni, a somministrare i vaccini AstraZeneca e J&J ai giovanissimi anche se raccomandati per gli over 60?

Gli eventi di trombosi sono estremamente rari. Ma sarebbe prudente restare a queste raccomandazioni riservandoli agli over 60.

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La scuola pensa già a settembre. Nodo cattedre, spazi e vaccini ultima modifica: 2021-06-09T06:32:06+02:00 da Gilda Venezia

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