La vita di noi adolescenti è tutta rinchiusa in un dispositivo elettronico

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La Stampa 6.12.2018

– Sono una ragazza che ha appena terminato la scuola e vorrei riflettere sulla perdizione di cui i giovani come me oggi sono vittime, una perdizione di fronte alla quale gli adulti non fanno che rimpiangere i tempi andati. Ormai sembra che ci siamo dimenticati di noi e della preziosità del tempo. Non giochiamo più, parliamo poco, scriviamo meno. Siamo diventati adulti in niente, grandi estimatori soltanto di cifre e di schermi digitali. Forse dovremmo incontrare una volpe che ci dica: «L’essenziale è invisibile agli occhi».

Così non ci sembrerà tutto uguale in questa nostra esistenza. La vita di un ragazzo oggi è tutta rinchiusa in un dispositivo elettronico. Viviamo nell’ossessiva ricerca di approvazione, vogliamo che gli altri ci capiscano e ci dicano chi siamo, ma nell’era di Internet succede tutto molto in fretta. Nel frattempo gli adulti continuano a inseguire le loro faccende, distratti da doveri di ordine superiore quali il lavoro, la macchina, la vacanza, il cellulare. Ma perché in questa società si è perso il piacere della lentezza? Noi giovani ci sentiamo smarriti, crediamo di dover adempiere a qualche obbligo al più presto perché non abbiamo tempo, ma chi l’ha deciso? La verità è che si dedica troppa poca attenzione alle nuove generazioni. Gli adulti hanno messo da parte la fantasia, l’attenzione per le piccole cose, dimenticando che noi giovani siamo una risorsa per il futuro. Abbiamo bisogno di nuovi maestri da ascoltare. Perché non possiamo più vivere con gli occhi chiusi.

Marina Guazzo

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La vita di noi adolescenti è tutta rinchiusa in un dispositivo elettronico ultima modifica: 2018-12-08T04:54:05+00:00 da Gilda Venezia

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