Mascherina ‘fissa’, ecco i retroscena di una scelta rischiosa

tuttoscuola_logo14Tuttoscuola, 15.8.2020.

Cosa ci vorrebbe per evitare il caos.

Il distanziamento… rimandato a ottobre, e via alla “lezione in maschera”, da tenere su anche per otto ore di fila, a partire dai bambini di sei anni. Una scelta improvvisa nata dallo slittamento dei tempi di consegna dei nuovi banchi, che spiazza le scuole. Ma per tappare un buco se ne potrebbe creare uno ancora più grosso. Come uscirne? Alle scuole servirebbe subito un’informazione…

Gilda Venezia

Se e fino a quando non ci saranno le condizioni per il distanziamento in classe, gli studenti dovranno indossare la mascherina per tutto il tempo. E’ quanto emerge dall’ultimo parere reso dal Comitato Tecnico Scientifico (verbale n. 100 del 10 agosto 2020). A partire dagli alunni di sei anni della primaria, che nel caso del tempo pieno – per le scuole che riusciranno a garantirlo – dovranno tenerla per 8 ore al giorno (escluso il momento del pasto, ovviamente).

La giornata del 13 agosto è stata ricca di sorprese, con la diffusione del citato parere, accompagnato da una nota del Capo dipartimento del Ministero dell’istruzione Max Bruschi e dalla richiesta alle scuole di rispondere a un ulteriore questionario entro il 17 agosto (comunicazione a firma del direttore generale Jacopo Greco).

C’è qualcosa di non detto dietro questa accelerazione? Dalle dichiarazioni ufficiali non è del tutto chiaro, si può allora tentare di ricostruire i fatti e avanzare ipotesi. Cerchiamo di mettere in fila i diversi passaggi.

C’era grande attesa da giorni riguardo al termine per la sottoscrizione dei contratti fissato dal bando sui nuovi banchi per il 12 agosto. E la sera di mercoledì 12 agosto un lancio dell’Ansa riportava le dichiarazioni dello staff del Commissario straordinario per la gestione dell’emergenza Arcuri sugli esiti del bando per l’acquisto di 2,5 milioni di banchi: la consegna da parte degli 11 produttori vincitori non verrà completata entro il 31 agosto – come previsto dal bando – e neanche l’8 settembre, “termine per l’avvio delle consegne dei banchi prolungabile al massimo fino al 12 settembre”, come aveva dichiarato lo stesso Arcuri nell’audizione in Commissione cultura alla Camera (29 luglio scorso): “i nuovi banchi saranno consegnati a partire dai primi giorni di settembre e fino al mese di ottobre (…) secondo una programmazione nazionale e una tempistica che terrà conto delle effettive priorità scolastiche e sanitarie dei vari territori”. Una previsione, e un impegno, non solo diversi da quanto dichiarato, ma anche molto generici. Troppo. Senza considerare il rischio quasi certo di ricorsi da parte dei produttori che hanno deciso di non partecipare al bando tenendo a riferimento l’iniziale termine del 31 agosto, che potrebbero causare ulteriori ritardi. E senza soffermarsi per il momento sui criteri con i quali i banchi progressivamente disponibili saranno distribuiti alle scuole: come si sceglieranno infatti le regioni con maggiori necessità tenuto conto che la situazione epidemiologica è in continua evoluzione?

La novità è esplosiva: un cambiamento che spiazza le numerose scuole (circa un terzo, in base al numero di nuove postazioni richieste) che hanno puntato sui nuovi banchi monoposto per garantire il distanziamento. Salvo poche eccezioni dovranno iniziare le lezioni trovando soluzioni alternative. Per la prima volta da quando è partita l’organizzazione del rientro a scuola, si ha la certezza che un elemento essenziale per il distanziamento non sarà disponibile entro l’avvio delle lezioni (per l’organico a tempo determinato, aggiuntivo e non, finora il ministro Azzolina ha sempre assicurato che sarà disponibile dalla ripresa delle lezioni, anche se non mancano i dubbi in proposito). Ci si sarebbe aspettati una chiara presa di responsabilità da parte del commissario, con l’indicazione precisa di quando e dove saranno disponibili i banchi, affinché le scuole ci possano far conto, e non una comunicazione di poche righe affidata alle agenzie di stampa. In questo momento le scuole (e forse anche il Ministero dell’istruzione) sono lasciate nell’incertezza. Non sembra un caso che nella nota di Bruschi si precisi che “le consegne dei nuovi arredi, come dichiarato dal Commissario Arcuri, si svolgeranno da prima dell’inizio delle lezioni fino alla fine di ottobre”, quasi per lasciare qualcosa di scritto in un documento ufficiale circa il generico impegno del commissario. E in ogni caso in assenza della presa di responsabilità da parte di Arcuri, l’alto dirigente del Ministero è costretto a scrivere ai presidi, virtualmente asserragliati in trincea per approntare il servizio in poche settimane e in attesa dal centro di comando di scorte, munizioni e istruzioni precise, che la fornitura dei banchi/sedute monoposto “sarà effettuata, sempre a cura della struttura commissariale, nei tempi indicati da successive comunicazioni”. E le scuole come possono pianificare le operazioni sulla base di queste indicazioni?

Poche ore dopo la scarna comunicazione filtrata dalla struttura commissariale, e siamo a giovedì 13 agosto, ecco infatti la lunga nota firmata in questa occasione dal capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione, seguita dalla ennesima richiesta di informazioni alle scuole, da fornire praticamente a Ferragosto (entro lunedì 17 ore 12).

A parte i richiami all’impegno “al servizio esclusivo della Nazione” (citazione dell’art. 98 della Costituzione), l’invito a “isolare il rumore di fondo, costituito da un circuito di ‘non notizie’” e i ringraziamenti alle scuole, il passaggio chiave della nota indirizzata a dirigenti scolastici è questo: “in tutte le eventuali situazioni temporanee in cui dovesse risultare impossibile garantire il distanziamento fisico, lo strumento di prevenzione cardine da adottare rimane l’utilizzo della mascherina, preferibilmente di tipo chirurgico, unitamente alla igienizzazione approfondita dei locali e una loro costante e adeguata areazione, ferma restando la necessità che i Dirigenti scolastici, tramite il supporto tecnico degli Enti locali competenti, ripristinino quanto prima la garanzia del distanziamento sopra richiamata, superando le criticità emerse anche attraverso il ricorso a soluzioni strutturali provvisorie già utilizzate in altri contesti emergenziali”.

E’ il “libera tutti”: se non è possibile il distanziamento di un metro da bocca a bocca, si può imporre l’uso continuato della mascherina a tutti gli alunni per l’intera giornata scolastica. Una soluzione non ottimale dal punto di vista della sicurezza (quanti bambini affiancati potrebbero sfilarsi, inavvertitamente o meno, la mascherina prima che il docente possa intervenire?) e penalizzante per gli studenti, indicata apparentemente con poca convinzione e di malavoglia dagli esperti: non a caso il CTS sottolinea che è indicata “al solo scopo di garantire l’avvio dell’anno scolastico” e che è da correggere “il prima possibile”. Una indicazione “estensiva” espressa proprio nei giorni in cui con la crescita dei contagi si intensificano le raccomandazioni da parte degli esperti, inclusi alcuni componenti del CTS, alla prudenza e al rispetto delle misure di protezione. Gli alunni, soprattutto i bambini della primaria, riusciranno a tenere su la mascherina per tante ore consecutivamente in classe? Il problema dovrà essere gestito dai loro insegnanti.

Fin qui i fatti. Passiamo a una possibile lettura degli stessi, dopo aver fatto alcune verifiche e cercato riscontri.

Come mai è stato richiesto in tutta fretta al CTS di esprimere il parere sull’utilizzo in classe delle mascherine, quando solo 4 giorni prima nel protocollo sicurezza firmato con i sindacati il 6 agosto (un importante tassello nella strategia per la riapertura, al quale hanno partecipato anche ministero della salute e CTS) era stato previsto che “il CTS si esprimerà nell’ultima settimana di agosto in ordine all’obbligo di utilizzo di mascherina da parte degli studenti”? D’altronde già nel verbale n. 82 del CTS di fine maggio si specificava che “rimane la possibilità da parte del CTS di valutare a ridosso della ripresa scolastica la necessità dell’obbligo di mascherina per gli studenti (soprattutto della scuola primaria), per tutta la durata della permanenza a scuola”; e nelle risposte ai quesiti del Ministero dell’istruzione fornite il 7 luglio il CTS ribadisce che “la eventuale rivalutazione (…) potrà essere valutata soltanto all’esito dell’analisi degli indici epidemiologici relativi alla diffusione del virus SARS-CoV-2 osservati nell’ultima settimana del mese di agosto”. E invece improvvisamente il 10 agosto il CTS, in risposta a un nuovo quesito urgente del Ministero dell’istruzione anticipa il parere, che viene deliberato e protocollato proprio il 12 agosto (il giorno dei risultati del bando sui banchi).

Viene da pensare che nel momento in cui si è appreso dal commissario Arcuri (che dal 5 agosto aveva in mano le offerte presentate dai produttori) che non c’erano i tempi per garantire la consegna dei nuovi banchi prima dell’avvio delle lezioni – nonostante le sue rassicurazioni in Parlamento solo due settimane prima – sia scattato un frettoloso piano di copertura, con intervista della ministra Azzolina al Corriere della sera lo stesso 13 agosto, nella quale ha affermato che “il CTS mi ha appena dato conferma che va indossata nelle situazioni di movimento. Ma se nelle aule si riesce a mantenere un metro di distanza, una volta seduto al banco lo studente può abbassare la mascherina”. Se invece non ci si riesce…

E subito dopo è partita dal palazzo della Minerva la nuova richiesta alle scuole di fornire informazioni, molte delle quali sarebbero dovute essere nel cruscotto informativo previsto dal Piano scuola 2020-2021 del 26 giugno scorso, che finora nessuno ha mai visto. Tra cui la domanda: “per quanti alunni si prevede, ad oggi, di NON riuscire COMUNQUE a garantire la frequenza in presenza dal 14 settembre 2020?”.

Questa ricostruzione si basa sull’analisi dei fatti e dei documenti e in parte su deduzioni e ipotesi, ma si sa che a pensar male spesso ci si azzecca…

La preoccupazione che sorge è che per tappare in tutta fretta un buco se ne possa creare uno ancora più grosso. L’indicazione di fare didattica in presenza anche in caso di mancato distanziamento, imponendo l’uso della mascherina anche durante la lezione rischia di essere un messaggio devastante: per le scuole, che gli sforzi finora prodotti per garantire il distanziamento siano stati pressoché inutili e che soprattutto non valga la pena farne altri da qui all’arrivo – purtroppo imprecisato – dei banchi, totalmente in mano a un commissario che non fornisce un piano di consegne dettagliato e sul quale poter far conto; per le famiglie, che mentre si stringono le maglie per discoteche e movida, a scuola si allentino le misure di protezione e quindi di sicurezza.

Ne valeva la pena? Difficile dirlo con certezza, la situazione è oggettivamente complicata e probabilmente la sfera decisionale non si ferma a viale Trastevere, data la delicatezza della questione che potrebbe travolgere tutto il Governo.

Ci sono altre soluzioni? Innanzitutto un contributo decisivo deve venire dagli enti locali, proprietari degli edifici scolastici, che hanno ricevuto cospicui fondi e poteri commissariali per questo. Stretti tra le esortazioni del MI e le risposte spesso evasive degli enti locali, i presidi sono vittime della caotica ripartizione di competenze dell’ordinamento e hanno in molti casi le mani legate, anche se poi la responsabilità ricade su di loro.

E poi siamo dell’idea che in realtà alle scuole prioritariamente servirebbe conoscere subito con certezza se avranno l’organico aggiuntivo richiesto. E’ su questo che il Ministero potrebbe produrre il massimo sforzo nel minor tempo possibile. Abbiamo la sensazione che ai dirigenti scolastici occorra più questa informazione che tanti richiami, appelli, apprezzamenti e ringraziamenti. E prima ancora – lo sottolineiamo – della disponibilità dei nuovi banchi (ma perché “impiccarsi” alla questione banchi, viene da chiedersi). E poi sarebbe fondamentale, oltre che giusto, prevedere uno scudo penale a loro favore, in tutti i casi in cui non ci siano state omissioni o colpe. Questi i prerequisiti per un rush finale che consenta di riaprire le scuole in sicurezza evitando il caos, in attesa di affrontare la vera sfida, quella dei primi contagi a scuole aperte.

Altrimenti le scuole che non riusciranno a garantire il distanziamento a partire dal 14 settembre saranno costrette a scegliere tra la mascherina forzata, il ricorso alla didattica a distanza o, peggio, a ridurre pesantemente il tempo scuola. Ci rimetterebbero gli studenti e le famiglie.

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Mascherina ‘fissa’, ecco i retroscena di una scelta rischiosa ultima modifica: 2020-08-15T18:23:30+02:00 da Gilda Venezia
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