Nel mirino la chiamata diretta: «Strumento inutile e dannoso»

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di Marco Nobilio, ItaliaOggi, 5.6.2018

– Tra gli impegni per la scuola del contratto di governo –

Superare la chiamata diretta. È questo uno degli intendimenti comuni che il Movimento 5 stelle e la Lega hanno pattuito nel contratto di governo» siglato dai rispettivi leader, Luigi Di Maio e Matteo Salvini che farà da base per l’azione del nuovo governo a guida Giuseppe Conte. Ecco come si esprimono le parti sulla questione: «Un altro dei fallimenti della c.d. Buona Scuola è stato determinato dalla possibilità della chiamata diretta dei docenti da parte del dirigente scolastico. Intendiamo superare questo strumento», si legge nel contratto, «tanto inutile quanto dannoso».

La scarna formulazione della clausola e, soprattutto, l’utilizzo del verbo «superare» in luogo del verbo «cancellare», non consentono di prevedere esattamente gli effetti di questa pattuizione. Resta il fatto, però, che le parti qualificano tale strumento come inutile e dannoso.

E dunque, secondo i due neoministri e vicepresidenti del consiglio, la cancellazione del diritto alla titolarità della sede, che costituisce il presupposto della chiamata diretta, e la facoltà dei dirigenti scolastici di scegliere a quale docente indirizzare la proposta di incarico triennale, non solo non produrrebbe alcun vantaggio per alunni, docenti e dirigenti, ma sarebbe addirittura dannoso. Il contratto non indica per quale motivo la chiamata diretta sia inutile e dannosa. Tuttavia, a circa tre anni dall’entrata in vigore della legge 107/2015 è già possibile fare un primo bilancio su tale istituto.

Il primo effetto della perdita del diritto alla titolarità della sede, lamentato dai docenti oggetto di questa novità, è spesso di tipo ansiogeno. Il docente che venga privato o precluso nell’esercizio del diritto alla titolarità della sede viene a trovarsi in una situazione di incertezza che influisce negativamente sulla qualità della prestazione ingenerando una situazione di disagio. È scientificamente dimostrato, peraltro, che i docenti, a causa della delicata natura della prestazione e dell’età mediamente avanzata, vanno incontro al cosiddetto rischio burnout con una percentuale due volte superiore rispetto ai lavoratori del resto del pubblico impiego. Introdurre ulteriori elementi ansiogeni, dunque, aumenta proporzionalmente il rischio dell’insorgenza di questo genere di patologia psichica, anche con aggravi per l’erario in caso di prolungate assenza per malattia.

Alla perdita del diritto alla sede consegue l’esposizione all’alea della chiamata diretta. Che può anche non giungere all’interessato oppure può arrivare recando una proposta per una sede non gradita. E in caso di non chiamata o di rifiuto della proposta l’interessato, secondo quanto prevede la lege, viene assoggettato al trattamento d’ufficio. Ipotesi, questa, che di solito comporta l’assegnazione di una sede svantaggiosa.

In più c’è un ulteriore effetto collaterale: la paura di non risultare graditi al dirigente scolastico della scuola nella quale si è ottenuto l’incarico triennale e il prefigurarsi del rischio di non ottenere la conferma dell’incarico. A ciò va aggiunto anche l’effetto della preclusione del diritto di partecipare alla mobilità a domanda tramite la riduzione del numero delle preferenze a soltanto 5 (prima erano 15 o 20). Questa riduzione è dovuta al fatto che, le parti, dovendo contemperare gli interessi dei docenti a continuare a partecipare alla mobilità su sede e quella, prevista dalla legge, di consentire la permanenza del regime della chiamata diretta, hanno dovuto ridurre al minimo il numero delle preferenze esprimibili. La proposta iniziale dell’amministrazione al tavolo negoziale era di sole 3 preferenze.

Il danno, dunque, potrebbe essere rappresentato dal fatto che, costringendo i docenti a operare in un contesto ansiogeno, caratterizzato da una serie di incertezze concatenate da loro, il risultato sia quello di un calo della prestazione con grave nocumento della qualità del processo didattico-apprenditivo e potenziali danni economici all’erario per le assenze per malattia collegate a tale stato di disagio.

L’inutilità, invece, potrebbe essere rappresentata dal fatto che la ratio della scelta del docente da parte del dirigente sia, in realtà, del tutto ultronea. Il reclutamento dei docenti della scuola statale, infatti, avviene per concorso. Pertanto, l’assunzione è l’effetto di una selezione per merito che assicura, di per sé, una provvista dei migliori docenti esistenti sulla «piazza». Docenti che, in un modo o nell’altro, devono trovare una collocazione all’interno delle scuole. Pertanto, all’esito delle procedure negoziali collegate all’attuazione della chiamata diretta, anche se non saranno stati chiamati da alcun dirigente, comunque saranno assegnati d’ufficio ad una scuola. Per non parlare della evidente inutilità di una selezione per chiamata, basata essenzialmente sul gradimento personale, che non tenga in alcun conto l’anzianità di servizio.

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Nel mirino la chiamata diretta: «Strumento inutile e dannoso» ultima modifica: 2018-06-05T07:48:57+01:00 da Gilda Venezia
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