Opzione donna. L’unica certezza è la fregatura

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Anna Maria Bellesia  La Tecnica della scuola, 27 settembre 2015.  

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Dopo le reboanti promesse su Imu e Tasi, Renzi ci prova ad evocare scenari di flessibilità in uscita per le pensioni rispetto ai limiti fissati dalla legge Fornero, che ha fatto macelleria sociale di una intera generazione (i nativi anni Cinquanta), mentre i baby pensionati ancora se la godono e i pensionati d’oro se la stragodono (fra cui più di qualche famoso sindacalista andato in pensione col pieno di aumenti e benefit).

Ad essere più penalizzate sono le donne, che nel settore scuola sono circa l’82%. Per loro, la prospettiva inesorabile è il lavoro forzato e forzoso fino a 67 anni di età. Pur di anticipare l’uscita, chi ha potuto ha accettato le condizioni dell’opzione donna, rinominata dalle dirette interessate “opzione inc…donna” per la fregatura che comporta. La decurtazione è pesante. Per effetto del calcolo col sistema contributivo, si va da una media del 30%, fino al 39% per chi ha una anzianità maturata prevalentemente col sistema retributivo. Il sacrificio è rilevante e duro da digerire, anche perché, per accedere alla pensione “decurtata”, bisogna comunque avere maturato 35 anni di contributi.

Nonostante la penalizzazione, le domande sono aumentate soprattutto negli ultimi due anni, a causa del brusco e spesso insostenibile innalzamento dell’età lavorativa. Nel 2013 i trattamenti liquidati sono stati 8.846, e 11.527 nel 2014 (fonte Sole24Ore). Nel settore scuola la percentuale di chi ha scelto di uscire con l’opzione donna è intorno al 10%. La scelta è indotta per lo più per motivi familiari, visto che sulle spalle delle donne di questa età gravano figli, nipoti e anziani, oltre ai problemi propri.

Fino a pochi anni fa l’anzianità per le donne era fissata a 60 anni. La prima fregatura per 25 mila lavoratrici del solo pubblico impiego l’ha portata il governo Berlusconi, con l’innalzamento repentino a 65 anni a partire dal 2012. Sulla pelle delle donne si sono così “risparmiati” 50 milioni nel 2012 e 150 milioni nel 2013. Il governo Monti-Napolitano “per salvare l’Italia” ha inflitto altri due anni. Con l’avallo di tutti i partiti che lo sostenevano e nel silenzio dei sindacati.

Naturalmente la casta restava esclusa dai sacrifici. Ma non facciamo discorsi banalmente populistici e guardiamo alle prospettive realistiche che ci offre il governo Renzi.

L’ultima uscita del premier che ha avuto risonanza mediatica è un  “Spero che la flessibilità in uscita sia realizzabile già con questa legge di stabilità”. Ma ad ogni ottimistica boutade del fiorentino, seguono le pedisseque frenate del ministro Padoan. Si va dal temporeggiante “non è una priorità” di qualche giorno fa, al cauto “l’operazione di flessibilità costa, bisogna vedere come viene attribuito questo costo e a chi” come richiamo alla prudenza prima di esternazioni che possono generare aspettative infondate.

Insomma tutto dipende dai vincoli di bilancio e dalla difficoltà di reperire le risorse, viste le altre sostanziose promesse già lanciate alla grande. Forse l’opzione donna sarà prorogata al 31 dicembre 2015 e probabilmente si farà la “settima salvaguardia” per quei 50mila lavoratori esodati rimasti ancora senza copertura.

Insomma chi ha potuto ha avuto il massimo, molti hanno avuto la fregatura (donne soprattutto), agli altri non resta che lavorare e sperare, puntando il solito binocolo verso l’orizzonte lontano.

Opzione donna. L’unica certezza è la fregatura ultima modifica: 2015-09-29T04:20:39+00:00 da Gilda Venezia

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