La Voce della scuola, 15.10.2024.
Un nodo complesso tra meritocrazia e solidarietà.
Il recente rapporto OCSE “Education at a Glance 2024” ha riportato sotto i riflettori la questione delle retribuzioni dei docenti italiani, evidenziando come siano oggettivamente più bassi di quelli dei loro colleghi ma non per caso o semplice cattiva volontà politica, ma per una serie di problemi di lunga data.
Paolo Mazzoli su Scuola7.it ha messo a confronto le posizioni del Ministro Valditara e di Andreas Schleicher dell’OCSE, evidenziando due prospettive diverse per quanto potenzialmente complementari sul tema.
Dati preoccupanti sulla retribuzione
Secondo il Ministro Valditara, la retribuzione degli insegnanti italiani ha subito una significativa riduzione negli ultimi anni. Dal 2015 al 2022, i salari dei docenti sono diminuiti del 6% in termini reali, mentre quelli dei colleghi in altri paesi OCSE sono aumentati del 4%. Il blocco dei contratti dal 2009 al 2020 ha peggiorato la situazione, e sebbene ci siano stati recenti aumenti, il gap con altri paesi resta evidente. Valditara ha sottolineato l’impegno del governo per migliorare gli stipendi, prevedendo un aumento complessivo del 6% nei prossimi anni.
Il problema della progressione salariale
Andreas Schleicher ha posto l’accento sull’ impiego di più insegnanti per numero di allievi (circa il 15%, che si traduce in un ribasso analogo della retribuzione procapite) e sulla mancanza di progressione salariale per i docenti italiani, uno dei punti deboli del sistema retributivo. Mentre in paesi come la Corea del Sud gli insegnanti entrano con stipendi bassi, ma vedono un notevole incremento di stipendio nel corso della loro carriera, in Italia gli stipendi rimangono sostanzialmente invariati. Questo porta a una scarsa incentivazione professionale, scoraggiando molti docenti a impegnarsi in formazione continua o a cercare di migliorare le proprie competenze.
Carenza di meritocrazia e resistenza culturale
Mazzoli, facendo appello anche alla propria personale esperienza nel rapporto con i docenti, individua come tema centrale, la resistenza culturale dei docenti italiani verso un sistema di retribuzione basato sul merito. I tentativi di introdurre differenziazioni salariali in base alla performance, come nella Legge 107/2015, sono stati spesso ostacolati dalla stessa categoria, che teme che tali misure possano minare la cooperazione e creare conflitti interni. Questo fenomeno, definito come “pauperismo solidale”, riflette una mentalità collettiva che tende a preservare l’equità salariale a scapito del riconoscimento del merito.
Le possibili soluzioni
Valditara e Schleicher concordano sull’urgenza di migliorare la situazione, ma propongono soluzioni diverse. Valditara punta su un aumento generalizzato degli stipendi, mentre Schleicher evidenzia la necessità di una riforma qualitativa del sistema, che premi l’esperienza e le competenze acquisite. Entrambi riconoscono che il tema richiede un approccio complesso, capace di bilanciare equità e meritocrazia.
Resta da vedere se le proposte attuali riusciranno a risolvere il problema delle basse retribuzioni, e se il sistema educativo italiano sarà in grado di adottare un modello che valorizzi davvero la professionalità dei docenti, senza sacrificare la coesione interna.
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Perché i docenti italiani guadagnano poco? ultima modifica: 2024-10-15T13:03:12+02:00 da