Precariato, un piano pluriennale

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di Alessandra Ricciardi,  ItaliaOggi  7.3.2017

– Iter slim per i prof già abilitati e con 36 mesi di servizio –

Rispunta il piano pluriennale per assumere i precari storici della scuola. Era stato ventilato anche all’inizio della Buona scuola, la riforma del governo di Matteo Renzi, allora prevalse il «tutti e subito» del premier. Poi non sono stati tutti, anche perché nel frattempo nuovi docenti si sono abilitati e altrettanti hanno ottenuto dai giudici il diritto a essere inseriti nelle graduatorie a esaurimento. E neppure subito, viste le lentezze e le difficoltà che hanno connotato l’ultimo concorso. Ora la ministra Valeria Fedeli si trova a dover fronteggiare il pressing dei precari delle graduatorie ad esaurimento, 80 mila di cui 30 mila diplomati magistrali inseriti dai Tar, circa 65 mila solo tra infanzia e primaria. E poi ci sono i precari della seconda fascia, non in Gae, quelli della terza fascia con più di 36 mesi di servizio e tutti quelli che hanno insegnato per brevi periodi e comunque avanzano pretese. Una platea ancora da definire soprattutto a livello territoriale. La radiografia promessa dal sottosegretario all’istruzione Vito De Filippo, nei giorni scorsi in parlamento, non è ancora ultimata. Sarà decisiva per definire modalità e tempistica del nuovo piano.

Le decisioni sull’architettura complessiva vanno però prese velocemente: il parlamento dovrà consegnare il parere al decreto attuativo della Buona scuola, uno dei nove decreti delegati previsti, su formazione e reclutamento entro la prossima settimana. Nel giro di un mese, il ministero dovrà recepire le eventuali modifiche. Solo in questo spazio si potrà definire il nuovo piano pluriennale. Essenziale dunque le interlocuzioni che in questi giorni vedono in campo Pd e ministero.

Un dato sta emergendo abbastanza chiaramente intanto: i posti a disposizione sono insufficienti per avviare la cosiddetta fase transitoria già da questo prossimo settembre per mettere in ruolo i docenti abilitati della seconda fascia, dopo il superamento di una sola prova orale, che consisterebbe nella simulazione di una lezione. Percorso semplificato, rispetto a quello già previsto dalla delega, anche per i precari non abilitati con più di 36 mesi di servizio. Allo studio inoltre la possibilità di derogare al tetto del 10% di idonei del concorso da mettere in graduatoria: lì dove i vincitori dovessero essere di più rispetto ai posti messi a concorso, in presenza di cattedre disponibili, si andrebbe allo scorrimento della lista degli idonei senza ricorrere a un nuovo concorso. Essenziale dunque è che il piano sia articolato su più anni.

Per il prossimo settembre la disponibilità di posti vacanti dovrebbe andare dai 45 mila ai 55 mila, il differenziale è dato dalle cattedre di organico di fatto da mettere in diritto e su cui prosegue il braccio di ferro tra l’Economia, che resiste sulle 11 mila, e l’Istruzione, che ne chiede 20 mila. Del pacchetto di posti, che già sconta il turnover e le assunzioni residue del 2016/2017, il 60% andrà a nuove assunzioni, il 40% a mobilità. Con la naturale conseguenza che lì dove si dovessero scoprire cattedre causa trasferimenti, anche in questo caso si andrà ad assunzioni. Insomma, la percentuale delle assunzioni a settembre dovrebbe salire rispetto al 60% previsto sulla carta. Ma comunque non basta.

«Se il governo Renzi», dice Francesca Puglisi, capogruppo del partito democratico in commissione istruzione al senato, «non avesse investito 3 miliardi all’anno e altri 400 milioni nell’ultima legge di bilancio per la stabilizzazione dell’organico di fatto, svuotando gran parte delle graduatorie di prima fascia, oggi non potremmo iniziare a pensare soluzioni per la stabilizzazione dei precari di seconda e terza fascia di istituto con 36 mesi di servizio». La mozione votata al senato la scorsa settimana mette nero su bianco la necessità di garantire la continuità didattica agli studenti, eliminando la precarietà dei docenti, in stretta relazione, dice sempre la Puglisi, con quanto previsto dalla legge 107. Un obiettivo pienamente condiviso dalla Fedeli, che però vuole evitare errori e caos, quelli che hanno accompagnato il piano varato dal suo predecessore, Stefania Giannini. Il nuovo piano è anche un biglietto da visita per il Pd che sarà alle prossime elezioni.

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Precariato, un piano pluriennale ultima modifica: 2017-03-07T08:24:33+01:00 da Gilda Venezia
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