Scuola, con la didattica a distanza scatta l’obbligo delle ore: da 10 a 20 a settimana

di Valentina Santarpia,  Il Corriere della sera, 30.7.2020.

La sfida di Davide, per gli amici “Wikipedia”.

Le nuove linee guida per la didattica a distanza, da usare alle primarie e alle medie in caso di lockdown e alle superiori solo nel caso in cui ci siano problemi d distanziamento.
Gilda Venezia

Almeno dieci ore a settimana (due al giorno) per le classi prime della primaria, 15 per le altre classi delle elementari e per le medie (quindi tre al giorno), 20 per le superiori. Sono stati stabiliti dei limiti orari precisi per la didattica a distanza, nel caso in cui sia necessario usarla per un nuovo lockdown o in caso di chiusura di un istituto per contagi: un’opzione, quella delle lezioni online, che diventa più concreta per le superiori, dove potranno essere usate anche solo se i presidi non sono in grado di ospitare tutti gli studenti per garantire il distanziamento. I «monte orari» sono contenuti nelle nuove linee guida che il ministero dell’Istruzione ha inviato a dirigenti scolastici, al Consiglio superiore dell’Istruzione e ai sindacati, che hanno rifiutato di discuterne visti i tempi ristretti di preavviso. Nella versione definitiva non c’è riferimento alla durata delle lezioni online, inizialmente prevista in 45 minuti: la scelta viene lasciata all’autonomia scolastica ma anche alla contrattazione, visto che gli insegnanti dovranno essere a pieno titolo coinvolti nella didattica a distanza, tanto amata e tanto odiata in questi mesi di chiusura a causa dell’epidemia da coronavirus.

Per le superiori

Per quanto riguarda le superiori, il documento contiene anche elementi che permettano di orientarsi nel caso in cui una scuola debba ricorrere ad attività digitali complementari rispetto a quelle in presenza: ovvero, il gruppo che segue l’attività a distanza, si legge testualmente, rispetta per intero l’rario di lavoro della classe salvo che la pianificazione di una diversa scansione temporale della didattica, tra alunni in presenza e a distanza, non trovi la propria ragion d’essere in motivazioni legate alla specificità della metodologia in uso. È molto probabile che alcuni istituti decidano di lasciare a rotazione gli studenti «in sovrannumero» a casa.

Così cambia la scuola a settembre: dagli orari alla mensa, dai bagni alla ricreazione

Il personale in più

A 48 giorni dalla ripresa, ci sono ancora tante incertezze sull’inizio del nuovo anno scolastico. Le linee guida varate dalla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina,con le indicazioni del Comitato tecnico scientifico, hanno lasciato ampio margine di decisione alle singole istituzioni scolastiche. E il protocollo di sicurezza da definire coi sindacati è ancora una bozza, rimodellata dal monitoraggio sul campo. Sullo sfondo le richieste dei presidi, alle prese con spazi stretti, didattica da ridefinire, personale da gestire. Secondo le stime, servono altri 85 mila insegnanti e 21 mila collaboratori: il ministero sta preparando un’ordinanza sull’organico aggiuntivo che sarà dato alle scuole. I fondi saranno dati agli uffici scolastici regionali, che poi li distribuiranno alle scuole in base alle richieste. E ora al centro dell’attenzione ci sono anche i banchi: i presidi ne hanno chiesti 2,4 milioni, venerdì va chiusa la gara. Una corsa contro il tempo.
Eppure la scuola si sta organizzando: e possiamo cominciare a immaginare, sulla base degli elementi che stanno venendo fuori giorno dopo giorno, come sarà questo rientro in classe a settembre

Gli orari di ingresso

Le linee guida prevedono una «diversa modulazione settimanale del tempo scuola» e una «frequenza scolastica in turni differenziati». Cosa vuol dire? Che le classi entreranno scaglionate, con un intervallo che potrà andare dai 10 ai 30 minuti, per evitare assembramenti ai cancelli. Ci saranno probabilmente controlli all’ingresso, con collaboratori scolastici incaricati di sorvegliare l’accesso, ma non è detto che saranno anche incaricati di misurare la febbre al personale, perché il Cts, pur non vietandolo, sconsiglia, sia per motivi tecnici che organizzativi, la misurazione della temperatura corporea. Non ci sarà più la corsa al suono della campanella: gli studenti non potranno sostare per più di un quarto d’ora prima delle lezioni negli spazi antistanti, e comunque dovranno rispettare il parametro minimo di 1,25 metri quadri a persona. L’ingresso distanziato sarà marcato per le scuole superiori, per evitare l’affollamento dei mezzi pubblici nelle ore di punta: è per questo che i ragazzi delle superiori saranno probabilmente costretti a doppi turni o a una didattica mista, in presenza/a distanza. Quanti allievi distanziati per fila possono entrare al minuto a scuola? Alla precisa domanda dei dirigenti, il Cits ha risposto che «si possono usare i criteri dell’evacuazione»: normalmente attraverso un «modulo» (60 cm quando la porta è di 120) possono transitare 60 persone ad una velocità di circa 1 metro al secondo, quindi circa 60 studenti al minuto. Naturalmente, dovranno essere su una sola fila, perché su due finirebbero per essere troppo vicini. È per questo che viene suggerito di usare più ingressi differenziati, da usare contemporaneamente.

In aula

La distanza tra gli studenti dovrà essere di un metro «da bocca a bocca», ed è per questo che tutte le scuole si stanno attrezzando con banchi monoposto. Non parliamo necessariamente di banchi ergonomici, dedicati alla didattica moderna, ma an-che di banchi tradizionali di legno dove può stare seduto solo un ragazzo/a alla volta. Saranno disponibili? La gara europea scade venerdì, il commissario Do-menico Arcuri ha fissato il 7 agosto come data di scadenza per stilare i contratti, ma i produttori di banchi temono che possa andare deserta, perché non ci sarebbero i tempi per le forniture. Al banco non si dovrà tenere la mascherina, anche se gli esperti del Comitato si sono riservati di dire l’ultima parola a fine agosto, sulla base degli ultimi dati sui contagi. Ma chi decide sulla capienza dell’aula? Il dirigente, chiariscono le risposte del Cts, perché «la modalità di utilizzo degli spazi per la didattica messi a disposizione dall’ente locale attengono alla sua diretta responsabilità». E se ad esempio c’è una classe di 22 alunni, e l’aula va bene solo per 20? Esiste un «margine di elasticità», chiariscono sempre gli esperti nei quesiti posti ai presidi, «che però non può essere molto elevato», quindi se in un’aula ci stanno 20 alunni, si può pensare di aggiungere un posto, «che corrisponderebbe al 5%». E il 22esimo studente rimasto fuori? Il Cts non lo chiarisce.

I servizi igienici

In bagno potrà andare uno studente per volta, con la mascherina. I locali dovranno essere puliti frequentemente dal personale scolastico e, dove possibile, le finestre dovranno essere lasciate aperte per l’aerazione. Il Cts suggerisce anche di munire le finestre di «sistemi meccanici che permettano di fissare in apertura l’anta della finestra, evitando che possa muoversi e diventare pericolosa per gli allievi».Gli esperti precisano pure che le finestre aperte sono preferibili a purificatori d’aria, impianti di ventilazione, o impianti di ricircolo e ricambio dell’aria, la cui efficacia non è dimostrata.
Anche se gli ingressi di esterni dovranno essere limitati, dovranno essere predisposti bagni ad hoc (ad esempio per i genitori ai colloqui). Le scuole si stanno rifornendo anche di gel disinfettanti, messi a disposizione con dispenser, per permettere agli studenti di pulire bene le mani. Nei corridoi ci saranno indicazioni chiare per l’andata e il rientro dai vari spazi, e quindi anche da e per il bagno: frecce a terra, cartelli con le indicazioni, e soprattutto richiami continui alle regole di igienizzazione e rispetto delle distanze anti-Covid.

La ricreazione

Le corse nei cortili, la palla in palestra, giocare a nascondino: saranno probabilmente tutti rimpianti. In alcune scuole le palestre e i cortili dovranno essere utilizzati per la didattica, anche se il Cts ha precisato che «per vari motivi è caldamente sconsigliato»: «Van no considerati, infatti, l’eventuale presenza di sistemi di riscaldamento aeraulici e il possibile riverbero sonoro dell’ambiente, che possono ridurre di molto la comprensibilità del parlato, l’illuminamento complessivo sulle superfici dei banchi, e non ultimo il fatto che in questo modo si perderebbe la possibilità di effettuare le ore di attività motoria nello spazio ad esso deputato». Il ministero ha infatti chiesto che venga preservata l’educazione motoria e che le palestre siano utilizzabili nel pomeriggio per le attività sportive. Le scuole più grandi potranno permettersi di far uscire gli alunni dalle aule per prendere aria, ma sempre con la mascherina, a turni, e rispettando le indicazioni per gli ingressi e le uscite. Alcune scuole invece saranno costrette a chiedere che la pausa dalle lezioni sia svolta in aula, con la merenda mangiata al banco.I locali scolastici potranno essere usati anche dalle cooperative per le attività integrative pomeridiane, purché queste condividano i protocolli di sicurezza della scuola.

Il pranzo

L’accesso alle mense, con decine di ragazzini che salgono e scendono dalle classi e mangiano allo stesso tavolo, è uno dei momenti considerati più pericolosi del potenziale contagio. Ecco perché molti dirigenti scolastici stanno decidendo di non aprire le sale mensa e di lasciare che i bambini consumino il pasto in aula, al proprio banco, senza spostarlo dalla posizione stabilita. Monoporzioni, con posate e accessori monouso, per evitare condivisioni che potrebbero rivelarsi problematiche, e pulizia e disinfestazione dei banchi prima e dopo aver consumato il pasto. Nel caso di ditte esterne, saranno gli incaricati del catering a preparare e distribuire il «lunch box», altrimenti ci penserà il personale che cucina e somministra il cibo preparato nei locali scolastici. Particolare attenzione sarà riservata all’igiene dei locali e alle misure di sicurezza che dovrà tenere il personale. Ma il Cts avverte: l’uso del lunch box deve essere considerato «una misura residuale, dopo aver già valutato tutte le opzioni». Ma ad usare la mensa saranno comunque solo le scuole più grandi, perché deve essere comunque considerato come punto di riferimento il metro di distanza tra studenti, tranne che nelle scuole dell’infanzia, dove il distanziamento viene già considerato come «impossibile da garantire». I doppi turni? Si potranno effettuare, ma per le ditte che portano il cibo dall’esterno si pone il problema del cibo nel vassoio, che rimarrebbe almeno un’ora e mezza fermo: non è pericoloso per il contagio, specifica il Cts, ma «rimanendo nel vassoio per molto tempo, non viene servito più alla giusta temperatura».

Se un alunno è positivo

Con 10 milioni di persone che si muovono e vengono in contatto ogni giorno, gli esperti ritengono che la ripresa delle lezioni possa far salire l’indice di trasmissione Rt anche di 0,3. Ed è questo il motivo per cui prima dell’inizio delle lezioni verranno effettuati a tutto il personale test sierologici volontarie e gratuiti, che verranno ripetuti periodicamente. Se un docente o uno studente manifestano sintomi importanti, viene allertata la Asl e si attiva il presidio medico del territorio. Inoltre le scuole devono allestire una «apposita area per l’accoglienza e isolamento di eventuali soggetti che dovessero manifestare una sintomatologia respiratoria e febbre», diversa dall’infermeria, che deve rimanere a disposizione di necessità di primo soccorso diverse dal coronavirus. Chi è allergico non deve portare un certificato medico, dice il Cts, per provare di non avere sintomi legati al Covid. E se vengono trovati positivi al Covid? Sarà una circolare del ministero della Salute a stabilire come muoversi. Il coordinatore del Cts, Agostino Miozzo, aveva proposto di mettere in isolamento fiduciario la classe per 15 giorni. In questo caso si riprenderà la didattica a distanza.

Per gli asili

Si affronta per la prima volta in maniera funzionale anche il tema della didattica a distanza per le scuole dell’infanzia, in maniera esplicita: l’aspetto più importante è mantenere il contatto con i bambini e con le famiglie, si rileva, e quindi le attività, oltre ad essere accuratamente progettate in relazione ai materiali, agli spazi domestici e al progetto pedagogico, saranno calendarizzate evitando «improvvisazioni ed estemporaneità» ma cercando di favorire «il coinvolgimento dei bambini».

Gli strumenti

Tra i punti indicati, si affrontano anche gli aspetti più tecnici. Quindi, per quanto riguarda gli strumenti da utilizzare, si indica la necessità per ogni istituzione scolastica di individuare una piattaforma che risponda ai necessari criteri di sicurezza dei dati a garanzia della privacy, e possibilmente oscuri l’ambiente circostante. Per questo i docenti, nel predisporre le attività da proporre alla classe in modalità sincrona, dovranno aver cura di predisporre un adeguato «setting d’aula virtuale» evitando interferenze tra lezioni ed eventuali distrattori. E per questo la formazione viene considerata una leva fondamentale: gli insegnanti dovranno aggiornarsi sull’informatica, sui processi di apprendimento, sui modelli inclusivi per la didattica digitale integrata, sulla gestione della classe e sulla dimensione emotiva degli alunni ma anche sulla privacy, la salute e la sicurezza sul lavoro nella didattica digitale integrata, e sui comportamenti da assumere per la tutela della salute personale e della collettività.

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Scuola, con la didattica a distanza scatta l’obbligo delle ore: da 10 a 20 a settimana ultima modifica: 2020-07-31T05:29:09+02:00 da Gilda Venezia
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