Scuola, la Camera frena sul tempo pieno: a rischio duemila maestre per il Sud

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di Andrea Bassi,  Il Messaggero,  1.12.2018 

– ROMA – Il tempo pieno rischia di svuotarsi. Dopo i primi annunci, infatti, sono in bilico i 2000 docenti in più alle elementari per garantire l’estensione del tempo pieno laddove manca: nelle regioni del Sud. Inizialmente l’annuncio, accolto con grande entusiasmo dal mondo della scuola, era stato fatto proprio dal vicepremier Luigi Di Maio che parlò di una prima immissione di 2mila maestri per innalzare l’orario delle scuole del Meridione. Una notizia accolta favorevolmente visto che le scuole del Sud sono decisamente indietro rispetto a quelle del Nord per quanto riguarda il servizio del tempo pieno: la media nazionale infatti, tra le scuole elementari, è del 39,9% di classi a tempo pieno. La Toscana supera il 56%, anche in Umbria, Lombardia, Liguria ed Emilia Romagna la soglia resta al di sopra della media, nel Lazio invece si abbassa al 30% mentre cala a picco in regioni come Basilicata, Campania, Abruzzo e Sicilia.

LE PROSPETTIVE
Una criticità da affrontare, per garantire lo stesso servizio alle famiglie. Ma non solo: potenziando il tempo pieno si dovrà necessariamente portare al Sud molti docenti, riuscendo così a far tornare a casa migliaia di maestre meridionali trasferitesi al Nord per insegnare. Un tema molto caro al M5S, per venire incontro alla maestre meridionali lontane da casa, e alla Lega visto che le ripercussioni dei trasferimenti delle maestre arrivano nelle scuole del Nord da cui i docenti vanno via appena possono tornare nelle province di origine.
Sembrava tutto pronto ma, conti alla mano, qualcosa non è andato per il verso giusto. Le duemila maestre iniziali sono state ridotte a mille e ieri, nella discussione degli emendamenti alla Camera, è sparito quello presentato dalla VII commissione cultura. In un primo momento, per un errore di lettura in commissione, sembrava fosse stato bocciato ma poi è arrivata la rettifica: «L’emendamento che punta a introdurre il tempo pieno nelle scuola primaria, vale a dire le elementari – ha spiegato il presidente della Commissione Istruzione di Montecitorio, Luigi Gallo – è stato solo accantonato e non bocciato». Accantonato significa che dovrà essere rivisto.

I COSTI
Al momento è tutto fermo, l’obiettivo è quello di garantire almeno 2mila maestre in più e non sarà semplice. Anche se, per i sindacati i 2000 docenti in più sono solo l’inizio: per garantire davvero il tempo pieno a tutti i costi sono esorbitanti. Il sito specialistico Tuttoscuola ha stimato infatti costi per miliardi di euro considerando che, per trasformare le 86.658 classi normali a tempo pieno, devono essere assunti 43.329 docenti che, ad oltre 32 mila euro annui per docente, costerebbero circa 1 miliardo e 400 milioni di euro. Ma non basta pensare solo alle maestre: lo Stato dovrebbe assumere infatti almeno 5 mila collaboratori scolastici per tenere aperte le scuole il pomeriggio: per un costo aggiuntivo di circa 120 milioni di euro.

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Scuola, la Camera frena sul tempo pieno: a rischio duemila maestre per il Sud ultima modifica: 2018-12-01T21:05:59+00:00 da Gilda Venezia

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