Un errore sviluppa migliore conoscenza: sbagliando s’impara a non sbagliare

di Francesco Provinciali, il Domani, 2.11.2023.

Se la scuola applicasse questo criterio di valutazione  rispetto agli apprendimenti degli alunni – specie nei primi anni di studio – riuscirebbe ad utilizzare l’errore in chiave didattica, rafforzando le capacità di riflessione.

Gilda Venezia

Come acutamente osservava Oscar Wilde “esperienza” è il nome che siamo soliti assegnare ai nostri errori.

Questa attribuzione di significato intende ridimensionare il peso di uno sbaglio rispetto alla consapevolezza di aver comunque maturato un’esperienza che in qualche modo ci sarà utile in futuro.

Molto spesso ci rammarichiamo per cose che non avremmo dovuto fare o per parole che non avremmo dovuto dire: il senno di poi, si sa, è uno sport ampiamente praticato nell’immaginario collettivo.

Dovremmo però saper accettare con serenità il fatto che l’errore costituisce un passaggio quasi inevitabile in buona parte dei nostri comportamenti.

Si dice infatti che lo sbagliare è umano mentre diabolico è il perseverare.

Questo significa che dobbiamo far tesoro sui nostri errori, riflettere sulle opportunità per non ripeterli.

D’altra parte nella scienza, nella scuola, nella vita ogni apprendimento avviene per prove ed errori, per tentativi.

Siamo di fronte ad un problema e dobbiamo risolverlo, dobbiamo ad esempio scegliere un orario e un mezzo di trasporto per un viaggio, fare una telefonata, decidere un acquisto, impostare un’operazione algebrica, scrivere un tema.

Come affrontiamo l’impegno della nostra scelta? Utilizzando le risorse di esperienza che abbiamo a nostra disposizione e ragionando sulle conseguenze delle nostre azioni.

Può però capitarci di essere costretti ad una decisione affrettata, e di agire in modo intuitivo.

Ma anche se il procedimento adottato è conforme a criteri di ponderata valutazione possono intervenire altre variabili che non avevamo in un primo tempo considerato.

Non tutto può essere previsto, non tutto può essere spiegato, non tutto può essere compreso fin da subito.

Ci può perciò capitare di incorrere in un errore che possiamo verificare per tale solo a posteriori.

Compriamo un oggetto sbagliato, non calcoliamo le misure, andiamo fuori tema, dimentichiamo un dettaglio decisivo.

Non sempre la soluzione che diamo al nostro piccolo o grande problema è una soluzione soddisfacente o positiva.

L’importante è che ce ne rendiamo conto e che attribuiamo a quello sbaglio un significato apprenditivo, che possiamo cioè emendarlo con comportamenti successivi che in qualche modo lo correggano e non lo ripetano.

Se la scuola applicasse questo criterio di valutazione rispetto agli apprendimenti degli alunni – specie nei primi anni di studio – riuscirebbe ad utilizzare l’errore in chiave didattica, rafforzando ad esempio le capacità di riflessione e sviluppando la motivazione e l’autostima che sono la vera chiave in grado di aprire la porta dell’impegno e dell’applicazione.

Per fare questo occorre concedere all’alunno tutto il tempo necessario per capire “dove” ha sbagliato, per rendersi conto che la correzione non è una punizione ma un aggiustamento, un aiuto, un sostegno.

Il senso dell’educazione non consiste nella valutazione come giudizio ma come consiglio, supporto, indirizzo,guida.
Se l’alunno trova un contesto dove i suoi errori sono più corretti che sanzionati va a scuola più volentieri e apprende con più motivazione.

Sbagliando si impara a non sbagliare.

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Un errore sviluppa migliore conoscenza: sbagliando s’impara a non sbagliare ultima modifica: 2023-11-05T04:14:29+01:00 da
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