Anno scolastico a rischio in caso di rinvio ddl ‘Buona scuola”

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L’allarme dei dirigenti scolastici. Possibile anche uno sciopero dei presidi

di Salvo Intravaia  la Repubblica,  19.6.2015.  

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Lo stallo della Buona scuola in parlamento rischia di fare saltare l’avvio dell’anno scolastico. L’allarme non arriva dai sindacati o dagli insegnanti, che hanno manifestato negli ultimi mesi con ben due scioperi contro l’approvazione della riforma scolastica del governo Renzi. Ma dai dirigenti scolastici che ieri hanno inviato una lettera al ministro dell’Istruzione Stefania Giannini manifestando tutte le loro perplessità sull’eventuale rinvio di un anno annunciato, ma solo a metà, dal premier nel salotto di Bruno Vespa. Secondo l’Anp – l’Associazione nazionale presidi – l’eventuale rinvio di un anno della Buona scuola immaginata dalla coppia Renzi-Giannini avrebbe pesanti “ricadute sul lavoro delle scuole”.

E non è detto che, un po’ a sorpresa, i dirigenti scolastici non scendano in piazza nei prossimi giorni per manifestare contro il rinvio. “Apprendiamo, dalle dichiarazioni del Presidente del consiglio dei ministri, l’intenzione di ritirare il disegno di legge e di avviare nel prossimo mese di luglio – scrive l’Anp – una nuova consultazione preliminare ad eventuali decisioni nel merito del provvedimento. Tale intenzione, se confermata, avrà un impatto immediato su un adempimento al quale le scuole stanno lavorando in questi giorni, in vista della sua prossima scadenza: la compilazione del Rapporto di AutoValutazione, nel quale è prevista l’individuazione di priorità nell’ambito degli esiti di apprendimento degli studenti e l’adozione di obiettivi di processo idonei al loro miglioramento”.

“E’ del tutto evidente – proseguono i presidi – che questa fase del processo presuppone che siano noti gli strumenti disponibili, in particolare per le azioni di recupero e potenziamento degli apprendimenti. E’ ben diverso, anche per limitarsi solo a questo aspetto, poter contare su un organico dell’autonomia rinforzato o dover provvedere con gli strumenti tradizionali”. In altre parole, per procedere alla programmazione delle attività relative al prossimo anno, le scuole hanno bisogno di sapere se avranno a disposizione le risorse umane – i 100mila assunti dalle graduatorie ad esaurimento – previste dalla Buona scuola oppure dovranno arrangiarsi con l’organico di sempre. Le due situazioni sono ovviamente molto diverse, ma tutto dipenderà da come la politica uscirà dalla strettoia in cui si è cacciata.

“Non solo: disporre di premi per il merito, poter inserire opzioni nel curricolo, poter valutare le prestazioni individuali – spiegano ancora all’inquilino di viale Trastevere i dirigenti scolastici – non sono affatto fattori slegati dal percorso di miglioramento che dovrebbe essere disegnato nel Rapporto. Come non è slegato dalla progettazione degli sviluppi futuri il fatto che il piano dell’offerta formativa sia annuale o triennale; né che il dirigente possa a sua volta contare su un orizzonte temporale di ampio respiro, ovvero sappia che il suo mandato sarà comunque limitato nel tempo, a prescindere dal suo impegno e dai risultati conseguiti”.

Insomma, a prescindere dalla conclusione della partita – approvazione in extremis o rinvio di un anno – intravedono tutti gli elementi per un autunno caldissimo nelle scuole. Per queste ragioni l’Anp chiede al ministero di rinviare la scadenza – il 30 giugno – della compilazione e pubblicazione del Rav, facendo presente che in questa fase i dirigenti scolastici “non potranno che provvedere agli adempimenti di loro competenza, preliminari all’avvio del prossimo anno scolastico, solo nella misura minima che risulti eventualmente compatibile con le informazioni in loro possesso quanto a norme, regole e risorse su cui contare”. Misura che, avvertono i capi d’istituto, “in qualche caso, tale misura potrebbe anche risultare pari a zero”.

Ma non solo: i dirigenti scolastici ricordano al ministro che “la legge di stabilità per il 2015 aveva introdotto una serie di misure di risparmio (abolizione degli esoneri, divieto di nominare supplenti sui primi giorni di assenza, riduzione nel numero degli amministrativi, per non citare che le più rilevanti) che avrebbero dovuto trovare compensazione nell’organico dell’autonomia previsto” dalla Buona scuola. “Se quest’ultimo si ferma, ed in assenza di misure alternative, i dirigenti scolastici – concludono – non potranno garantire il normale funzionamento e potrebbero vedersi costretti a sospendere selettivamente le lezioni per l’impossibilità di assicurare la vigilanza sui minori”.
Ma la situazione sembra ancora più complicata di quella descritta dai dirigenti scolastici. Perché il caos è dietro l’angolo anche in caso di approvazione della riforma. Le scuole non hanno ancora confezionato il Pof triennale previsto dalla Buona scuola e se dovessero farlo nel mese di luglio non è detto che gli uffici periferici del ministero e le stesse scuole riescano ad organizzarsi per assumere i 100mila precari previsti dalla riforma entro settembre. E non è neppure detto che partano gli albi territoriali e che, da questi, i presidi riescano a completare l’organico dell’autonomia e organizzare tutte le attività delle scuole in tempo utile per settembre.

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