“Gentilissimo Renzi…”: lettera di un’insegnante al Presidente del Consiglio

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di Amelia De Angelis,    La Tecnica della scuola   Sabato, 16 Maggio 2015

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Gentilissimo Renzi, …” dovrei iniziare così la mia risposta alla lettera inviatami dal Presidente del Consiglio lo scorso 13 maggio per “spiegarmi” le ragioni della sua riforma, eppure provo e non riesco poiché mi mortifica dover appellare con un “gentilissimo” colui che invece sta oltraggiando come mai prima la categoria professionale cui appartengo.
Sì, Presidente, la valutazione del PIL, il prodotto interno lordo, come lei stesso dice non è un dato sufficiente per apprezzare la nostra crescita, perché, come invece ritengo di dover aggiungere, è necessario che anche il FIL, il riscontro di quella che ironicamente si definisce la “felicità interna lorda” (nella lingua inglese, che lei predilige, gross national happiness – GNH), sia perseguito come obiettivo nel progetto politico di uno Stato che si voglia definire civile. E una buona parte del nostro paese è in sofferenza.
Lei lamenta che “le polemiche, le tensioni, gli scontri verbali sembrano più forti del merito delle cose che proponiamo di cambiare”, dando per scontato che sia lei il sommo arbitro capace di discriminare ciò che è meritevole da ciò che non lo è. Vede, per la maggior parte dei docenti (diciamo, quell’80 per cento circa che ha aderito allo sciopero del 5 maggio contro il ddl scuola…) non c’è merito nelle “cose che proponete di cambiare”. Al contrario, c’è il pericolo, per molti la certezza, di una svolta autoritaria senza precedenti dal dopoguerra ad oggi; una determinazione a togliere rispetto e prestigio alla scuola, altro che ”restituirglielo”.
Non si preoccupi, Presidente Renzi, aveva già molto prima della sua mail, raggiunto “ognuno di noi”, e colpendolo al cuore, perché, mi creda, non ho mai visto così tanti colleghi indignarsi … e con quale spirito di partecipazione e di lotta! Comunque, si tranquillizzi, nessuno crede che riteniate di “avere la verità in tasca”, ma molti hanno invece l’inspiegabile convinzione che pensiate di avere tanto più denaro e soprattutto potere di un insegnante da sentirvi autorizzati a trattare tutti noi come un anonimo monte-ore di mercenari.

Mi perdoni, ma io sono solo un’insegnante, non posseggo  le qualità e i meriti che persone come lei invece possono vantare e per le quali lei è stato chiamato ad occupare, a ragione, lo scranno più ambito del Parlamento. Non riesco quindi a capire come verranno restituiti, ad esempio, “centralità all’educazione e prestigio sociale all’educatore” se la scuola che il suo progetto neoliberista ridisegna vedrà sviluppare ancor di più quelle insane logiche competitive di cui già oggi c’è purtroppo evidenza, e che non avrebbero mai dovuto contagiare il servizio di istruzione e formazione pubblica. E, per favore, mi spieghi bene in cosa consiste il “lavoro” che state facendo “sulla cultura, sulla Rai, sul sistema universitario e della ricerca, sull’innovazione tecnologica” per rendere ancora migliore (possibile?) la nostra Italia, a suo dire, già una “superpotenza culturale”.
La buona politica siete voi? Certo, a visionare i dati di quelli che tra i politici sono alle prese con grane giudiziarie, solo tra sottosegretari, deputati e senatori, l’elenco dei condannati, prescritti e imputati è piuttosto corposo…senza dimenticare che l’attuale presidente della VII Commissione cultura (proprio dove si discute il ddl Scuola), Giancarlo Galan, è agli arresti domiciliari.  Allora, per parafrasarla, “se non tutti voi, almeno qualcuno di voi…”?
Che a lei piaccia o no, noi siamo in grado di comprendere come stanno le cose. E se non tutto, siamo quantomeno in grado di comprenderne le fondamentali: siamo, ad esempio, capaci di leggere e comprendere una sentenza della Corte di Giustizia Europea, anche se lei non lo crede possibile. Ecco quindi un’interessante stralcio della sentenza storica di Lussemburgo del 26 novembre 2014 a proposito delle assunzione dei precari nella nostra scuola pubblica, una sentenza in cui la normativa italiana è stata bocciata senza mezzi termini per aver consentito il ricorso per anni ad una successione di contratti a tempo determinato non conforme all’accordo quadro sul lavoro: “La clausola 5, punto 1, dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo1999, che figura nell’allegato alla direttiva1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, deve essere interpretata nel senso che osta a una normativa nazionale, quale quella di cui trattasi nei procedimenti principali, che autorizzi, in attesa dell’espletamento delle procedure concorsuali per l’assunzione di personale di ruolo delle scuole statali, il rinnovo di contratti di lavoro a tempo determinato per la copertura di posti vacanti e disponibili di docenti nonché di personale amministrativo, tecnico e ausiliario, senza indicare tempi certi per l’espletamento di dette procedure concorsuali ed escludendo qualsiasi possibilità, per tali docenti e detto personale, di ottenere il risarcimento del danno eventualmente subito a causa di un siffatto rinnovo. Risulta, infatti, che tale normativa, fatte salve le necessarie verifiche da parte dei giudici del rinvio, da un lato, non consente di definire criteri obiettivi e trasparenti al fine di verificare se il rinnovo di tali contratti risponda effettivamente ad un’esigenza reale, sia idoneo a conseguire l’obiettivo perseguito e sia necessario a tal fine, e, dall’altro, non prevede nessun’altra misura diretta a prevenire e a sanzionare il ricorso abusivo ad una successione di contratti di lavoro a tempo determinato”. La Corte ha ritenuto in effetti che il sistema di reclutamento per concorso sia legittimo ma, nell’utilizzo concreto, ha rilevato che il sistema non è idoneo ad impedire che gli abusi che la clausola 5 intende evitare con l’imposizione agli Stati membri dell’adozione di misure preventive e sanzionatorie che impediscano abusi nell’utilizzo reiterato di contratti a termine, e che, qualora tali abusi si verifichino, sia possibile adottare misure sanzionatorie. La sentenza afferma l’incompatibilità dell’attuale sistema, rimettendo al giudice nazionale la decisione sulle misure da adottare per ovviare all’abuso commesso. E così i primi ricorsi sono già stati vinti dai precari della scuola e sempre più contratti dovranno essere trasformati in contratti a tempo indeterminato.

Mi permetto allora di contraddirla, Presidente: non è la scuola ma il parlamento “il punto di partenza di tutto”, perché è il luogo in cui dovrebbero esserci i migliori rappresentanti delle diverse componenti di un popolo, per esprimere le migliori idee e individuare le migliori soluzioni nella gestione della res publica; il luogo della democrazia e della legalità; il luogo in cui il dettato costituzionale viene tradotto in azione politica. D’altra parte, è proprio la consapevolezza di essere tra i “migliori”che -immagino- le ha fatto sentire il dovere di lasciare per un attimo i suoi gravosi impegni per dedicarsi a noi, il corpo insegnante, con l’amore e la dedizione che fu un tempo del maestro Manzi, con il conforto “tradizio-strumentale” di gessetto e lavagna di ardesia, altro che LIM!
Se poi crederà che non abbiamo capito “la sua lezione”, ci spiace, ma accolga almeno un consiglio da chi ha più esperienza di lei nella didattica e nella dinamica dei successi e degli insuccessi: provi a interrogarsi su dove ha sbagliato, attraverso la sua azione volta a veicolare il sapere e il saper fare connessi ai contenuti programmati, nel motivare la “sua classe”. Da parte nostra, grazie, comunque per averci fatto capire almeno che “non è mai troppo tardi”.

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