Alunni disabili a scuola, un diritto precario

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di Donatella Morra, Vita   19.10.2015.  

I fondi sono ovunque insufficienti per coprire il fabbisogno per tutto l’anno scolastico. Gli studenti sono andati a scuola spesso solo perché le famiglie hanno anticipato le spese del trasporto e dell’educatore. L’analisi del Gruppo Scuola di Ledha

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Per molti alunni e studenti con disabilità residenti in Lombardia l’anno scolastico 2015/2016 è iniziato all’insegna della precarietà. All’ormai abituale situazione problematica dovuta ad un supporto didattico inadeguato (non solo in termini quantitativi ma anche qualitativi) per la mancanza di insegnanti di sostegno specializzati, si sono aggiunte le criticità connesse ai servizi di supporto all’inclusione scolastica, che la normativa nazionale e regionale ha stabilito essere di competenza delle Province e della Città Metropolitana.
Si tratta dell’intervento di assistenza educativa e dei trasporti per gli studenti con disabilità nelle scuole del secondo ciclo (scuole superiori e corsi di istruzione e formazione professionale) e dell’assistenza alla comunicazione per gli alunni e gli studenti con disabilità sensoriale che frequentano ogni ordine e grado di scuola: quasi nessuno di questi servizi è stato organizzato in modo tempestivo ed è stato disponibile all’inizio dell’anno scolastico; alcuni di essi non sono stati ancora attivati a più di un mese dall’inizio delle lezioni o, se sono stati avviati, rispondono in modo spesso inadeguato al bisogno.
La situazione degli interventi varia da provincia a provincia e tra territori all’interno della stessa provincia, con il risultato che a bisogni simili si risponde in modo differenziato, sulla base non delle effettive esigenze degli utenti ma esclusivamente di scelte di carattere amministrativo o delle risorse disponibili. Le conseguenze negative di queste inadempienze, di questi ritardi, di queste inadeguatezze e disomogeneità ricadono sulle condizioni di vita di bambini e ragazzi con disabilità, che vivono più precariamente la loro vita scolastica e spesso vengono ancora più marginalizzati, sulla situazione materiale e morale della loro famiglia, chiamata spesso a compensare con proprie risorse queste carenze, ed anche sull’organizzazione stessa delle scuole, che vengono private di risorse fondamentali per l’inclusione.
Le Istituzioni tutte avrebbero dovuto e potuto programmare insieme per tempo tali servizi, considerati di diritto livelli essenziali di assistenza, comunicando con trasparenza i dati rilevati relativi al bisogno, reperendo le risorse necessarie e predisponendo le misure per ottemperarvi. Invece Province, Città Metropolitana, Regione e Stato si sono fino ad oggi rimpallate la scomoda competenza di questi interventi, senza aver definito chi fa che cosa e soprattutto con quali risorse finanziarie.
Nonostante i ripetuti appelli, i comunicati e le prese di posizione di LEDHA e delle Associazioni delle Persone con Disabilità che vi aderiscono (iniziati a giugno del 2014 e divenuti sempre più stringenti nel corso del 2015), nonostante le sue azioni specifiche di tutela dei minori coinvolti, la situazione sul campo è tutt’altro che risolta sia dal punto di vista economico che dal punto di vista di una chiara attribuzione normativa delle competenze.

Il livello statale: il riparto dei 30 milioni
Ha fatto il suo corso l’emendamento al decreto legge 78 sugli enti locali (art. 8, comma 13 quater), tenacemente voluto dalle nostre associazioni (LEDHA-FISH in testa), che prevede l’erogazione di un contributo statale di 30 milioni alle province e alle città metropolitane nell’anno 2015 “per le esigenze relative all’assistenza per l’autonomia e la comunicazione personale degli alunni con handicap fisici o sensoriali, di cui all’art. 13, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n° 104, e per i servizi di supporto organizzativo del servizio di istruzione per gli alunni con handicap o in situazione di svantaggio, di cui all’art. 139, comma 1, lettera C) del decreto legislativo 31 marzo 1998, n° 112”.
Sulla base delle richieste pervenute al Ministero dell’Interno, che ha provveduto entro il 10 settembre alla rilevazione media della spesa del triennio 2012-2014, è stato destinato alle province lombarde e alla città metropolitana un contributo per il 2015 di quasi 6,2 milioni di euro, a fronte di una spesa media del triennio precedente di circa 23,2 milioni. Lo Stato restituisce alle province lombarde come ad altre 84 province italiane, il 26,6% della media delle spese sostenute nel triennio precedente e la Lombardia assorbe quasi un quinto dell’erogazione statale su scala nazionale.

La situazione in Lombardia: i 10 milioni di cui sicuri sono solo 5
Dopo mesi di silenzio dall’ultima delibera (la D.G.R. 3431 del 17/4/2015) di presentazione del protocollo di intesa tra Regione Lombardia e U.P.L. del 13 aprile 2015, in cui Regione Lombardia si impegnava tra l’altro a “rendere disponibili, per l’anno 2015, 10 milioni di euro per far fronte alle criticità legate all’inclusione scolastica, all’assistenza educativa e al trasporto delle persone disabili, in attesa del ripristino da parte dello Stato della necessaria copertura finanziaria”, è stata emanata il 18 settembre 2015, ad anno scolastico ormai iniziato, la D.G.R. 4059, in cui Regione Lombardia assegna 3 milioni del Fondo Nazionale Politiche Sociali “per l’inclusione sociale degli alunni disabili della scuola secondaria di secondo grado per il 2015” e ribadisce che la competenza di tali interventi è in capo alle Province e alla Città Metropolitana, a cui destina il finanziamento.
Gli altri 7 milioni, a completamento dei 10 milioni promessi nella Delibera 3431, sarebbero secondo questa delibera già stati erogati nell’anno precedente come intervento straordinario per l’anno scolastico 2014/2015 con altro provvedimento (D.G.R. 2639 del 14/11/2014) i cui fondi tuttavia sono già stati distribuiti a Province e Città Metropolitana di Milano con la fine del 2014.
Alle proteste delle Associazioni e al pronunciamento del Consiglio Regionale Lombardo del 22/9/2015, che ha impegnato la Giunta “ad assicurare il contributo per la copertura dei costi per il trasporto e l’assistenza agli studenti disabili per la parte residua dell’anno scolastico 2015-2016” la Giunta Regionale Lombarda ha risposto emanando una nuova delibera (D.G.R. 4118 del 2 ottobre 2015) in cui recepisce un nuovo Protocollo di Intesa tra Regione e UnIone delle Province Lombarde, sulla base del quale destina alle casse asfittiche delle Province e della Città Metropolitana rispettivamente 23 milioni per interventi di manutenzione straordinaria e opere relative alla viabilità di interesse regionale e 7 milioni per “il servizio di trasporto scolastico e assistenza degli alunni disabili per assicurare il completamento dell’anno scolastico”.
Non tutti i 7 milioni saranno però immediatamente spendibili, in quanto solo 2 dei 7 milioni, desunti dal fondo occupazione disabili (ex art. 7 L.R. 13/03), sono spese correnti, mentre gli altri 5 sono erogati per investimenti, come spese in conto capitale e vanno quindi convertiti in spese correnti effettuando opportune variazioni di bilancio entro il 30 novembre 2015.

Ricapitolando
Ecco, a fronte di una rilevazione effettuata nel 2013/2014 tra le province lombarde e rielaborata da LEDHA, da cui scaturiva una spesa di circa 28,7 milioni per i tre interventi di assistenza educativa, di assistenza alla comunicazione e trasporto, per alunni e studenti con disabilità dovrebbero giungere complessivamente in Lombardia 16,17 milioni (da Regione Lombardia 10 milioni e dallo Stato 6,17 milioni).
Si tratta di una boccata di ossigeno, è vero – ottenuta anche grazie all’instancabile lavoro di tutela delle persone con disabilità e denuncia delle inadempienze delle istituzioni da parte delle nostre Associazioni – ma sono fondi insufficienti per coprire il fabbisogno per tutto l’anno scolastico, che le scuole hanno segnalato ai Comuni e i Comuni hanno trasmesso a Province e Città Metropolitana, ben lontani dal corrispondere alle effettive esigenze proprio degli alunni e studenti con disabilità complesse, proprio quelli più fragili e più a rischio di dispersione scolastica.
Se, nonostante tutto, alcuni alunni e studenti sono andati a scuola è grazie al fatto che le loro famiglie hanno anticipato le spese del trasporto e spesso anche dell’educatore, e molte scuole hanno dimostrato di sapersi destreggiare nell’arte della sopravvivenza, utilizzando impropriamente insegnanti di sostegno o assistenti di base in compiti educativi o dividendo ulteriormente le già magre risorse esistenti.
Cosa succederà nel resto di questo anno scolastico? Sapranno finalmente le Istituzioni tutte (Stato, Regione, Città Metropolitana) stabilire nel 2016, sulla base di norme certe e non pasticciate, quale Ente sarà nel prossimo futuro titolare di queste funzioni e quali risorse saranno necessarie per metterlo nelle condizioni di soddisfare il bisogno rilevato?
Potranno finalmente alunni e studenti con disabilità, insieme alle loro famiglie, iniziare il primo giorno del prossimo anno scolastico solo con il “peso” della cartella, alla pari dei loro compagni? Perché è questa, lo ripetiamo, la “buona scuola” che vogliamo.

Alunni disabili a scuola, un diritto precario ultima modifica: 2015-10-20T04:12:54+00:00 da Gilda Venezia

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