2015, un anno di scuola dalla A alla Z

tuttoscuola_logo14TuttoscuolaNews,  n. 732 del l’1.1.2016.  

2015A-Z2

(L’originale, dal 2002)

Fatti, avvenimenti e persone – Consuntivo del 2015

A cura di TUTTOSCUOLA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A

Alternanza scuola-lavoro

 

 

Ottobre – Il Miur pubblica le attese ‘Linee guida’ sull’alternanza scuola-lavoro. Il documento  la definisce come un “percorso unico e articolato da realizzare in contesti operativi con una forte integrazione ed equivalenza formativa tra esperienza scolastica ed esperienza lavorativa”.
Prevale sempre comunque, come previsto fin dalla legge n. 53/2003, che l’aveva introdotta in forma organica per la prima volta, la dimensione curricolare e educativa dell’attività di alternanza, anche se le discipline, come si legge nelle Linee guida, “sono necessariamente contestualizzate e coniugate con l’apprendimento mediante esperienza di lavoro”. I percorsi di alternanza scuola-lavoro sono ora estesi anche ai licei.
La valutazione finale degli apprendimentiresta in ogni caso riservata ai docenti del Consiglio di classe, “tenuto conto delle attività di valutazione in itinere svolte dal tutor esterno sulla base degli strumenti predisposti”. Il tutor formativo esterno infatti, ai sensi dell’art. 5 del D.Lgs. 15 aprile 2005, n. 77, non partecipa allo scrutinio ma “fornisce all’istituzione scolastica o formativa ogni elemento atto a verificare e valutare le attività dello studente e l’efficacia dei processi formativi”.
I regolamenti sul riordino degli istituti professionali e degli istituti tecnici stabiliscono, peraltro, che le Commissioni di esame “possono avvalersi di esperti del mondo economico e produttivo di documentata esperienza nel settore di riferimento”.
Nel complesso, almeno per quanto riguarda gli istituti tecnici e professionali (non i licei, dove il ‘peso’ delle attività in alternanza è più limitato), il lavoro viene riconosciuto come fonte di  apprendimento al pari della frequenza scolastica. Basterà a colmare il gap tra il mondo della scuola e quello del lavoro?

Assunzioni (Piano straordinario)

 

 

Agosto – novembre . Tra la fine dell’estate e i primi mesi di scuola viene attuato il piano straordinario di assunzione previsto dalla legge 107/15.
Ne beneficiano gli iscritti nelle graduatorie di merito dell’ultimo concorso e gli iscritti nelle graduatorie ad esaurimento.
Il piano prevede l’immissione in ruolo di oltre 102 mila insegnanti.Sono previste quattro fasi successive: Zero, A, B e C.
Le fasi più controverse sono le ultime. I candidati che intendono parteciparvi devono indicare in ordine di preferenza tutte le province.
Vi sono aspre polemiche per la paventata mobilità fuori provincia di migliaia di docenti. Si parla di ‘emigrazione di massa’ e, addirittura di ‘deportazione’.
La possibilità di rimanere in sede per chi è stato nominato supplente annuale o fino al 30 giugno evita il peggio, ma lascia scoperte molte sedi.
Al termine del piano risultano non assegnati circa 15 mila posti per mancanza dei titoli richiesti (in particolare specializzazione per il sostegno).

 

Astensione (prove Invalsi)

Luglio – Dopo il maggio infuocato che ha visto le prove Invalsi coinvolte, loro malgrado, nella contestazione della Buona Scuola, c’era una comprensibile curiosità per conoscere le conseguenze dei dichiarati boicottaggi, soprattutto nella scuola secondaria superiore.
Secondo quanto riferito dal presidente dell’INVALSI, Anna Maria Ajello, al seminario di rilevazione delle prove Invalsi presso il Miur, il boicottaggio è stato molto contenuto, se pur con strane sorprese.
Nelle due classi della scuola primaria coinvolte dalle prove (2a e 5a) la partecipazione ha avuto un’adesione dal 95%al 100%,tranne che in tre regioni meridionali Puglia (18% e22%), Campania (24% e 30,7%)e Sicilia (54% e63%).
Nella secondaria di secondo grado al secondo anno,la partecipazione alle prove è stata in totale per tutta l’Italia dell’81,3% su cui ha pesato la minore partecipazione di quattro regioni meridionali:Puglia (46,4%), Campania(53,2%), Sicilia (72,4%)s sempre loro, eCalabria (38,3%).
La sorpresa non è solo sul quanto e sul dove è avvenuta la non partecipazione, quanto sul fatto che, secondo la presidente Ajello, dal confronto con le rilevazioni dell’anno scorso è emerso che in molti casi l’astensione è avvenuta proprio nelle scuole dove ci sono le maggiori difficoltà sul piano dei risultati scolastici complessivi.

Autonomia

Luglio – Tra i principali obiettivi della Buona Scuola definiti dalla legge 107/15 entrata in vigore il 16 luglio c’è il rilancio dell’autonomia scolastica, confermando e rilanciando le competenze già individuate con il Regolamento di quindici anni fa (dPR 275/1999) e prevedendo, in particolare, il cosiddetto organico funzionale che nella legge viene denominato organico potenziato.
Bisognerà attendere il 2016-17 per capire se e come queste risorse professionali aggiuntive consentiranno alle istituzioni scolastiche di decollare verso l’autonomia didattica e organizzativa, volano per la qualificazione dell’offerta formativa.
Il dirigente scolastico sarà chiamato a valorizzare l’autonomia scolastica sfruttando le nuove risorse assegnate dalla legge.

Servono molti auguri per vincere questa sfida complessiva. Nell’interesse della scuola.

 

 

 

B

 

Burnout

Marzo – Dopo la tragedia del copilota tedesco che, con il suo folle gesto, ha trascinato alla morte 149 persone, si parla di burnout, la forma di forte stress lavorativa che può rivelarsi patologica.
La presidente dell’Eurodap (AssociazioneEuropea disturbi da Attacchi di Panico) dichiara che le categorie  maggiormente a rischio perla sindrome del ‘burnout’ sono quelle dei piloti, ma anche dei medici e degli insegnanti.
‘Burnout’ è il termine inglese traducibile come ‘bruciato’ o’esaurito’ che sta dunque ad indicare una sindrome daesaurimento emotivo causata appunto dallo stress lavorativo. L’esaurimento è la prima reazione allo stress prodotto daeccessive richieste di lavoro o da cambiamenti significativi, matale sindrome, rilevano gli esperti, è anche caratterizzatadalla dimensione del cinismo, con un atteggiamento freddo edistaccato nei confronti del lavoro e delle persone che siincontrano sul lavoro. Per gli insegnanti, come si sa, non è previsto alcun controllo né all’inizio della carriera né successivamente. Non è il caso di pensarci? Quei rari casi di violenze su bambini nelle scuole dell’infanzia da parte di insegnanti anziani non sono forse un campanello d’allarme?

Buona scuola

 

 

Luglio – Viene approvata in via definitiva la legge Buona Scuola, n. 107 che entra in vigore il 16 luglio.
Si compone di un unico articolo con 212 commi.
Si caratterizza per un piano straordinario di assunzioni, da varare tra agosto e novembre.
Prevede innovazioni immediate come la Carta per l’aggiornamento, il bonus di premialità per il merito.
Otto questioni di riforma rilevanti e complesse sono rinviate ad appositi decreti legislativi che dovranno essere approvati entro 18 mesi.
La legge viene accolta freddamente dal mondo della scuola, mentre i sindacati annunciano una generale mobilitazione contro, chiedendo risposte alle richieste di confronto per i provvedimenti di applicazione.

 

 

 

 

 

C

Carta del docente

 

Ottobre – La legge 107/15 della Buona Scuola prevede l’assegnazione di una Carta personale del valore di 500 euro annui da spendere per l’aggiornamento individuale.
Per l’anno scolastico 2015-16, in attesa della consegna della Card, viene assegnato direttamente in busta paga ad ogni insegnante la somma di 500 euro.
Ne beneficiano, in base alla legge, soltanto i docenti di ruolo. Restano esclusi i docenti delle paritarie e i precari.
La somma non costituisce retribuzione accessoria né reddito imponibile.

Charlie

Gennaio – Le scuole si sono riaperte in Italia proprio il 7 gennaio, in coincidenza con il sanguinoso e spettacolare atto terroristico attuato a Parigi dai due fratelli Kouachi di origine algerina, ma nati e vissuti in Francia, come il loro fiancheggiatore Coulibaly, autore di un’altra strage nel negozio kosher.
L’eco, anche nelle scuole italiane, è immediata, e non sono pochi gli insegnanti che ne parlano in classe.
Se ben gestito sul piano didattico, il riferimento ad eventi di attualità con grande evidenza mediatica e forte impatto emotivo, come sono stati senza dubbio quelli verificatisi a Parigi, può rivelarsi utile ed efficace più di tanti discorsi astratti su principi e regole che gli alunni sentono come qualcosa di lontano dai loro interessi ed esperienze di vita. Quanti spunti didattici si potrebbero trarre dagli avvenimenti di questi giorni per ravvivare l’insegnamento di materie come storia, geografia (meglio ancora geo-storia), religione cattolica e ora alternativa?
Sarebbe anche un modo per rendere onore a Charlie e ai suoi morti, testimoni della libertà dell’Europa.

Costo standard

Settembre – L’aula Aldo Moro della Camera dei deputati ospita il convegno promosso da Elena Centemero, parlamentare di Forza Italia responsabile del Dipartimento scuola e università di questo partito, dedicato al tema “Libertà di scelta educativa in Europa”, al quale interviene anche l’ex ministro Luigi Berlinguer.
In questa occasione suor Anna Monia Alfieri rilancia, anche attraverso un video, la sua proposta di adottare per tutto il sistema pubblico, statale e paritario, un sistema di finanziamento fondato sul costo standard per studente.
L’adozione del costo standard comporterebbe secondo Alfieri (che lo spiega anche in un libro scritto con Marco Grumo e Maria Chiara Parola intitolato “Il diritto di apprendere – nuove linee di investimento per un sistema integrato”) un risparmio di 17 miliardi all’anno.

CSPI

Aprile – si svolgono le elezioni per il nuovo Consiglio della Pubblica Istruzione (CSPI) che dovrà sostituire, con composizione e funzioni diverse, il vecchio Consiglio (CNPI), decaduto da anni e sopravvissuto di proroga in proroga. I pareri del CSPI per i provvedimenti della buona scuola non sono obbligatori.
Le elezioni riguardano la componente docente e dirigenziale della scuola statale.
I risultati finali sovvertono le previsioni della vigilia.
Per la componente docenti (12 membri), la Flc-Cgil ottiene 7 posti, lo Snals 3 posti, la Cisl-scuola 2 posti.
Per la componente della dirigenza scolastica l’Anp ottiene i 2 posti in palio.
Per la componente ATA la Cgil-scuola ottiene i 2 posti in palio.

 

 

 

 

D

 

Dirigente scolastico

 

 

 

 

Giugno – Amministratore delegato, uomo solo al comando, podestà, sindaco, sceriffo: il dirigente scolastico previsto dalla Buona Scuola diventa il bersaglio preferito delle critiche al progetto di riforma anche nel lessico del dibattito.
Per molti è diventato la ragione di fondo per contrastare il disegno riformatore. Anziché essere visto come figura indispensabile per realizzare l’autonomia delle scuole, viene visto come l’affossatore della democrazia scolastica.
Le modifiche apportate dalla Camera al testo iniziale del Governo, con le quali sono state fortemente ridotte le prerogative del nuovo dirigente, non bastano comunque a soddisfare la richiesta degli oppositori, sindacati in testa.
I poteri del dirigente scolastico sono stati ridotti a due: mantengono sostanzialmente il diritto di “chiamata” dei docenti dagli ambiti territoriali e decidono l’assegnazione dei premi agli insegnanti meritevoli.
Ma tutto questo sembra non bastare: si teme che quei poteri diventino occasione di privilegi, nepotismi, corruzione. Si parla di ‘presidi-sceriffi’…
Eppure, come nota Giorgio Rembado (Anp) in una intervista al “Sole 24ore”,  all’estero i poteri dei presidi sono più ampi, c’è una vera autonomia gestionale, senza che questo crei scandalo. In Inghilterra, Olanda, Scandinavia, e buona parte dei Paesi dell’Est europeo, “i presidi assumono direttamente gli insegnanti delle proprie scuole; e stabiliscono, anche, seppur all’interno di linee guida, stipendi ed eventuali gratifiche”.
Sarà lecito chiedersi, conclude Rembado,“se a sbagliare siano i tre quarti del mondo avanzato o se non valga la pena di avviare un qualche parziale riallineamento del nostro sistema educativo. Una buona scuola si misura innanzitutto dagli esiti dei suoi studenti”.

Dispersione

 

 

 

 

 

 

 

Aprile – Nella  relazione presentata da Tuttoscuola ai parlamentari delle Commissioni Cultura e Istruzione di Camera e Senato, in occasione dell’audizione sul Disegno di legge attuativo del piano ‘La Buona Scuola’, si afferma tra l’altro che per combattere la dispersione “bisognerebbe affrontare alla radice il problema delle bocciature”.
Il Ministero dell’istruzione potrebbe/dovrebbe, anche operando in via amministrativa, puntare a:
a) ridurre drasticamente le bocciature nei primi due anni di scuola secondaria superiore attraverso piani di studio più flessibili e personalizzati prevenendo i rischi di bocciatura anche attraverso corsi di recupero obbligatori, d’intesa con le famiglie, e ogni altra misura volta a far raggiungere all’alunno il livello di conoscenza e competenza cui egli è realisticamente in grado di pervenire.
b) rendere più efficace l’orientamento nella scuola secondaria di primo grado prevedendo azioni di monitoraggio, consulenza alle famiglie e accompagnamento degli alunni in difficoltà fin dal primo anno. Un’idea potrebbe essere quella di anticipare alla fine del secondo anno una prima formulazione del ‘consiglio orientativo’ attualmente previsto in sede di esame di licenza media, dialogando poi con le famiglie nel corso del terzo anno.
c) agevolare il passaggio ad altro indirizzo di studio nel corso dei primi mesi di frequenza del primo anno di scuola secondaria superiore consentendolo almeno fino al 31 gennaio.
d) incrementare ulteriormente le occasioni di incontro degli alunni di terza media con realtà formative diverse da quelle scolastiche e con ambienti di lavoro dove si utilizzano competenze pratiche che possano stimolare la curiosità e l’interesse degli studenti, specie di quelli meno motivati verso la continuazione degli studio nel sistema scolastico.

 

Educazione finanziaria

Dicembre – Le drammatiche cronache di questi giorni relative alla disperazione di decine di migliaia di piccoli risparmiatori, che hanno visto azzerare gli investimenti da loro fatti nelle cosiddette obbligazioni ‘subordinate’, e che fanno registrare perfino il suicidio di un cliente di una della banche interessate – la Banca dell’Etruria -, portano alla ribalta una questione sulla quale Tuttoscuola ha ripetutamente richiamato l’attenzione dei lettori: il rilevante e generalizzato tasso di analfabetismo economico-finanziario degli italiani, sulle cui cause influisce in maniera a nostro avviso determinante l’assenza di una formazione scolastica di base in materia.
Un tema sul quale insiste anche il vicepresidente dell’ABI (Associazione Bancaria Italiana), Beppe Ghisolfi, autore di una efficace pubblicazione divulgativa che ha incontrato l’interesse di molte scuole(“Manuale di Educazione Finanziaria per i ragazzi delle scuole medie”; può essere richiesto gratuitamente alla dott.ssa Chiara Longo, Cassa di risparmio di Fossano, via Roma 122, 12045 Fossano), nelle quali egli stesso si reca da anni per avvicinare gli studenti alla tematica. La versione per adulti è diventato a sorpresa un best seller al top delle classifiche di Amazon e IBS, già tradotto in più lingue tra cui il giapponese, a dimostrazione della fame di informazioni che in realtà c’è riguardo a questi temi.
Finora l’unica proposta organica volta a modificare in modo strutturale, cioè generalizzato, questa lacuna del nostro sistema formativo, fu quella avanzata nel 1988-90 dalla commissione Brocca, che prevedeva l’inserimento nell’area comune del biennio iniziale di tutti i licei e istituti tecnici e professionali di due ore settimanali di “Economia e Diritto”, nella prospettiva dell’innalzamento dell’obbligo a 16 anni. Il progetto, sperimentato con successo negli anni novanta, non ebbe seguito, ma le vicende di questi giorni fanno dell’educazione finanziaria di base e di massa una questione di grande e urgente attualità. Sarebbe bello che nel frattempo diventasse un fiore all’occhiello dell’offerta formativa di scuole all’avanguardia.

 

 

 

 

 

 

 

E

 

 

Esternalizzazione

Aprile – Chiosando il testo del ddl 2994 (Buona Scuola), il servizio studi della Camera, a proposito del potenziamento dell’inglese nella scuola primaria esprime dubbi sull’impiego di docenti esterni, privi del titolo e dell’abilitazione richiesti. I dubbi sollevati hanno valenza generale e si possono così sintetizzare: per insegnare nella scuola italiana può bastare una buona competenza disciplinare senza abilitazione?
In modo strisciante l’esternalizzazione dei servizi sta già introducendo di fatto il superamento dell’abilitazione e del titolo di studi richiesti.
Ne è prova quanto sta succedendo in scuole paritarie dell’infanzia di molti Comuni italiani, come è emerso anche nel corso del convegno “Infanzia, diritti, istruzione: le nostre proposte per un progetto educativo di qualità” organizzato dalla Cgil-scuola a Roma.
A causa soprattutto delle difficoltà economiche, vi sono infatti molti Comuni che affidano la gestione di proprie scuole ad agenzie di servizi oppure integrano il proprio personale con educatori esterni in convenzione con agenzie di servizi. In questo modo capita che la docenza nella sezione sia affidata a chi non ha l’abilitazione o non ha il titolo di docente.
Poiché la parità comporta tassativamente l’impiego di docenti abilitati, l’esternalizzazione dei servizi contrasta con il riconoscimento della parità.

Esodati

 

Maggio – Su proposta della relatrice di maggioranza, on. Coscia, un emendamento apre una positiva prospettiva di stabilizzazione per i docenti che Tuttoscuola ha definito come esodati, in quanto, per effetto della sentenza della Corte europea, non potrebbero più avere contratti di lavoro.
Sono i docenti di II fascia d’istituto, abilitati e con almeno tre anni di servizio che, secondo dati Miur sono 19.752 con almeno 36 mesi di servizio alle spalle.
Tuttoscuola propone per loro una riserva di posti nel prossimo concorso.
La responsabile scuola del PD, sen. Puglisi, annuncia l’azzeramento degli effetti dei trienni di servizio precedenti per ridare ex-novo dal settembre ’15 la possibilità di rinnovare i contratti. Gli esodati potranno continuare a lavorare.

 

 

 

F

Faraone

Febbraio – Intervista a tutto campo del sottosegretario Davide Faraone a ‘Un giorno da pecora’ su Radio Rai 2. E’ vero che assumerete migliaia di precari? “Saranno assunti 150mila precari entro settembre del 2015, con l’inizio del nuovo anno scolastico”, è la risposta. Allora perché vi criticano tanto? “C’è un eccesso di conservatorismo in alcuni settori della scuola”, dice Faraone, che alla successiva domanda riguardante le occupazioni e le autogestioni degli studenti risponde così: “L’occupazione è una cosa illegale, mentre le autogestioni sono grandi momenti di crescita sociale e civile per gli studenti. Noi istituzionalizzeremo le autogestioni”. Inevitabile domanda: Lei ha mai ‘occupato’ quando era studente? Risposta: “Si, due volte alle superiori, al Liceo Majorana, all’epoca c’era il ministro Galloni”. Per quanti giorni ha occupato? “Un paio di mesi, io ero uno dei ‘capi'”.
Sulla voce che fosse sua intenzione “far scomparire gli insegnanti di sostegno” risponde che  “Assolutamente no.Vogliamo specializzare di più gli insegnanti di sostegno” perché “molto spesso l’insegnamento di sostegno è stato una possibilità per diventare insegnanti di ruolo, senza che si sia coltivata una specificità”. Quindi sì agli insegnanti di sostegno, ma “più preparati e più formati sulle singole patologie”, con una formazione specifica.

Formazione

Luglio – La legge sulla Buona Scuola reintroduce per i docenti statali l’obbligo di formazione e aggiornamento in servizio, cancellato da tempo mediante il CCNL.
Negli anni ’70 l’aggiornamento in servizio dei docenti era un diritto-dovere; dopo circa vent’anni il Contratto di lavoro aveva cancellato il dovere, prevedendo che la formazione in servizio fosse soltanto un diritto, rimesso alla scelta discrezionale di ogni insegnante.
La legge ora ripristina l’obbligo per tutti e,per favorirlo, mette anche a disposizione di ogni docente di ruolo 500 euro all’anno per scegliere personalmente strumenti e attività utili alla formazione personale.
Bastone e carota, dunque, anche se non viene prevista alcuna sanzione per eventuali inosservanze all’obbligo, se non quella generica di inosservanza dei doveri d’ufficio.
Spetterà ora al dirigente scolastico fare rispettare l’obbligo.

 

 

G

 

 

GAE

Aprile – Il Consiglio di Stato, con una sentenza dagli effetti clamorosi, apre le porte alle graduatorie ad esaurimento (GAE) per i docenti che hanno conseguito il diploma magistrale entro il 2001-02.
In una precedente sentenza lo stesso Consiglio aveva riconosciuto piena validità abilitante a tale diploma, precisando, tuttavia, che esso poteva consentire soltanto l’accesso alla II fascia delle graduatorie d’istituto ma non alle GAE.
In base alla sentenza, i diplomati ricorrenti vengono iscritti d’ufficio alle Graduatorie ad esaurimento per la scuola dell’infanzia e della scuola primaria.
Si prospetta, a questo punto,   un assalto alla diligenza’ da parte di decine di migliaia di vecchi diplomati magistrali.
Un assalto che potrebbe compromettere il piano di assunzioni, ma che, soprattutto, potrebbe indurre altre categorie di abilitati (TFA, PAS) a tentare la stessa via straordinaria di iscrizione alle GAE in prospettiva di sicura immissione in ruolo.

 

 

H

 

 

Handicap

Ottobre – I dati dell’anno scolastico 2015-16 confermano il costante aumento nella scuola statale di alunni portatori di handicap.
Rispetto all’anno scorso, quando i ragazzi con disabilità inseriti nei diversi settori scolastici erano stati 207.203, quest’anno i ragazzi disabili sono 223.567, con un incremento del 7,3%.
La novità, per il terzo anno consecutivo, sta nel numero dei posti di sostegno (128.927) aumentato rispetto all’anno scorso (erano stati 117.673)  per una percentuale (8,7%) maggiore di quella dell’incremento del numero di alunni disabili.
Di conseguenza si abbassa ancora il rapporto alunni/docenti (fissato dalla legge in 2 alunni per docente), in 1,73.
L’anno scorso era già sceso a 1,85.
Ma all’aumento dei posti di sostegno non corrisponde una loro adeguata stabilizzazione, nonostante i 6.446 posti di potenziamento previsti dalla legge 107/15.
I posti di sostegno stabilizzati sono poco meno di 97 mila, circa il 75% del totale.

 

 

I

 

Invalsi – prove

Maggio – Le date delle annuali prove Invalsi per la rilevazione degli apprendimenti coincidono con lo sciopero generale della scuola contro la Buona Scuola.
Sul web corrono voci di possibile precettazione da parte di alcuni Capi d’istituto con alcuni di loro che avrebbero ipotizzato il rinvio della somministrazione dei test.
Voci e ipotesi su cui è già arrivato l’altolà dei Cobas (che parlano di azioni antisindacali) e della Cgil-scuola (che ritiene le prove non rinviabili).
Se a suo tempo la legge, oltre a rendere obbligatorie le prove, le avesse considerate alla stregua degli scrutini e degli esami, la somministrazione ora sarebbe salva.

Si prospetta quindi un duro colpo per le prove con danno per il sistema di valutazione e con spreco non indifferente di risorse.

L’Invalsi decide lo spostamento di un giorno delle date, provocando la protesta sindacale.

In diverse scuole le prove vengono boicottate come onda lunga dello sciopero (v. voce “Astensione”).

 

 

 

J

 

 

Jus culturae Ottobre -.

Nel progetto di legge n. 525 (Marazziti-Santerini) sulla cittadinanza per gli stranieri in discussione alla Camera c’è il cosiddetto Jus culturae: accanto allo jus sanguinis e allo jus soli puro viene introdotta l’idea che l’acquisizione della cittadinanza sia legata all’istruzione.
Rispetto allo ius sanguinis (acquisizione della cittadinanza per nascita da un genitore italiano), viene proposto sia il principio dello ius soli  temperato (cittadinanza per nascita da genitori già stabilmente soggiornanti) sia quello dello ius culturae (prevedendo l’acquisizione non tardiva della cittadinanza per i bambini e ragazzi nati all’estero, ma la cui formazione culturale avvenga in Italia).
Insomma la cittadinanza non si eredita per sangue ma nemmeno è automatica. Dato che consiste nell’esercizio dei diritti e doveri legati alla cittadinanza allora occorre acquistare gli strumenti per esercitarla: appunto, la cultura, l’istruzione e quindi la scuola.
Questo è il senso dello “jus culturae”. Di conseguenza nel testo unificato scaturito in Commissione è stato previsto che i minori che entrano in Italia prima dei 12 anni debbano frequentare regolarmente almeno 5 anni di scuola.

 

 

 

 

L

 

 

Laudatosi’

Giugno – Enciclica Laudatosi’. L’enciclica di papa Francesco sull’ambiente è salutata con grande apprezzamento anche dai grandi della terra. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama dice “di ammirare profondamente la decisione di sollevare il caso”. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, parla di “un documento di altissimo valore morale e di straordinario interesse culturale e sociale”.
“Un cambiamento negli stili di vita potrebbe arrivare ad esercitare una sana pressione su coloro che detengono il potere politico, economico e sociale.
Nei Paesi che dovrebbero produrre i maggiori cambiamenti di abitudini di consumo, i giovani hanno una nuova sensibilità ecologica e uno spirito generoso, e alcuni di loro lottano in modo ammirevole per la difesa dell’ambiente, ma sono cresciuti in un contesto di altissimo consumo e di benessere che rende difficile la maturazione di altre abitudini. Per questo ci troviamo davanti ad una sfida educativa”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

M

Matematica

Agosto –Da anni Tuttoscuola segnalava la carenza di insegnanti per l’area tecnico-scientifica. Ora è emergenza matematica su tutti i fronti, a cominciare dalla mancanza di docenti abilitati in questa disciplina d’insegnamento nella scuola secondaria di I grado (classe di concorso A059 – Scienze matematiche nel scuola secondaria I grado).
Infatti, nonostante la presenza di oltre 2 mila iscritti nelle Graduatorie di merito (GM) e a esaurimento (GAE), già nella fase zero del Piano di assunzioni restano non assegnati 661 posti della classe di concorso A059.
Ma non è soltanto questione di mancanza di docenti abilitati a questo insegnamento. I nostri quindicenni, rispetto ai coetanei europei, occupano uno degli ultimi posti in Europa nelle competenze matematiche.

Mattarella

Febbraio – Sergio Mattarella viene eletto con ampia maggioranza Presidente della Repubblica. Nel discorso di investitura pronunciato di fronte al Parlamento Mattarella mette al primo posto dell’elenco degli adempimenti costituzionali (“Garantire la Costituzione significa…”) il diritto allo studio: “Garantire la Costituzione significa garantire il diritto allo studio dei nostri ragazzi in una scuola moderna in ambienti sicuri, garantire il loro diritto al futuro”, tema che riemerge e culmina nell’adempimento finale: “…Significa libertà. Libertà come pieno sviluppo dei diritti civili, nella sfera sociale come in quella economica, nella sfera personale e affettiva”.
Nelle parole del Presidente si avverte l’eco dell’articolo 3, comma 2, della Costituzione: “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana…”.
Il più rilevante di tali ostacoli è la mancanza di istruzione.
Mattarella richiama però anche la finalità ultima della Costituzione, quella di salvaguardare la libertà dei singoli e delle formazioni sociali, compresa a nostro avviso la libertà di educazione, quel pluralismo delle (e non solo nelle) istituzioni che nella visione espressa in sede di Assemblea costituente da Aldo Moro – cui per molti aspetti Mattarella si richiama – avrebbe dovuto caratterizzare il rapporto tra un sistema di scuole autonome e un Ministero che avrebbe dovuto limitarsi a valutare soltanto i risultati del processo formativo.
Un equilibrio tra centro e periferia, libertà e controllo, che poi non si è realizzato per avere i partiti di governo scelto, dopo il 1948, di dare continuità al tradizionale modello centralistico e quelli di opposizione deciso di trincerarsi nella difesa acritica della scuola statale così com’era pur di impedire ogni intervento che non fosse ispirato prima di tutto al rigido e formalistico rispetto del “senza oneri per lo Stato”.
Mattarella, da ministro dell’istruzione, affiancato dal suo capo di gabinetto Sandro Pajno, provò a ripensare il rapporto tra centro e periferia, tra un Ministero postburocratico e un sistema di scuole, statali e non, più libero e responsabile, avviando una riflessione in tal senso in occasione della ‘Conferenza nazionale sull’autonomia delle scuole’. Le cose poi andarono diversamente, ma Mattarella quella riflessione sembra non averla dimenticata.

Medicalizzazioni

Novembre – Sotto la guida del sottosegretario Davide Faraone si svolgono presso il Miur le audizioni per raccogliere indicazioni e orientamenti in funzione del decreto delegato che dovrà essere approvato entro il gennaio 2017.
Vengono smentite indiscrezioni secondo le quali si prospetterebbe una specie di medicalizzazione della formazione dei docenti preposti agli alunni con handicap.
Si tratterebbe di articolare la specializzazione degli insegnanti di sostegno sempre più in riferimento alle diverse tipologie di disabilità.
Le pronte smentite non hanno però tranquillizzato completamente il settore.

Musulmani

Novembre – I tragici fatti di Parigi non possono non richiamare l’attenzione anche sulla presenza nelle scuole italiane di alunni stranieri e, in particolare, di quelli di religione e cultura musulmana.
E c’è il rischio concreto che nei confronti degli oltre 802 mila alunni con cittadinanza non italiana e, in particolare, dei 302 mila musulmani (stima di Tuttoscuola nel dossier “L’Islam in classe: che fare?” http://www.tuttoscuola.com/ cgi-local/disp.cgi?ID=37338) si scateni ostilità e diffidenza, annullando o compromettendo il non facile lavoro di integrazione che gli insegnanti stanno conducendo.
La scuola ha, in proposito, un ruolo molto importante che, dopo Parigi, dovrà essere, se possibile, ancor più rafforzato.
Gli alunni musulmani non sono certamente pochi, ma rispetto al totale della popolazione scolastica delle scuole statali e paritarie (complessivamente 9.036.499 nel 2013-14) rappresentano il 3,3%.
Gli alunni musulmani sono soprattutto al Nord (quasi due terzi del totale), pari al 5% del totale degli alunni in classe con punte in Lombardia 74.247 (5,2%), in Emilia Romagna 35.178 (5,7%), in Veneto 34.986 (4,8%).
Anche nel Centro Italia c’è una discreta presenza di alunni musulmani (poco meno di 70 mila unità) con il Lazio che ne ha in classe 29.017 (3,4%), con la Toscana che ne ha 24.230 (4,7%).
Nel Mezzogiorno, dove gli alunni musulmani sono poco meno di 37 mila (12%), la loro incidenza, rispetto al complesso della popolazione scolastica, si aggira intorno all’1%.

 

 

N

NEET

Dicembre – Dal rapporto annuale dell’OCSE, Educationat a Glance relativo all’anno 2014 risulta che i giovani tra i 20 e i 24 anni che risultavano NEET (non impegnati in attività lavorativa, nello studio o in formazione) sono stati l’anno scorso nei Paesi OCSE pari al 16,3% per i maschi e al 19,4% per le femmine, e nei Paesi dell’Unione Europea pari al 17,6% per i maschi e al 18,2% per le femmine.
Se questi dati rappresentano il quadro medio generale, le situazioni dei diversi paesi risulta invece molto articolate con posizioni anche notevolmente diverse.
È il caso, purtroppo, dell’Italia che, sia per i maschi che per le femmine, si trova in fondo a questa non invidiabile classifica.
La percentuale dei NEET dei nostri ragazzi tra i 20 e i 24 anni è 34,6% dei maschi e del 35,1% delle femmine.
In valori assoluti i maschi NEET sono stati l’anno scorso 547.178, le femmine 526.920 per un totale complessivo di 1.047.097, pari al 34,8%.
Un terzo dei nostri giovanissimi in quella fascia d’età è, dunque, in questa situazione drammatica.

Non voglio il posto Novembre – Il Miur dà conto dell’esito conclusivo della fase C precisando che “In 47.465 hanno detto sì, il 97,3%. In 274 hanno rinunciato esplicitamente, in 1.055 non hanno risposto e, dunque, in base alla legge 107, risultano anch’essi rinunciatari”.

In effetti i docenti che hanno detto no al ruolo sono molti di più.

I posti dell’organico potenziato, comuni e di sostegno, da ricoprire nella fase C erano 55.258 secondo la tabella 1 allegata alla legge 107/15: 48.812 comuni e 6.446.

Già le domande presentate per accedere al ruolo erano state al di sotto del previsto: soltanto 48.794, cioè con 6.464 docenti che hanno preferito restare iscritti in graduatoria e attendere tempi migliori per il ruolo.

Ma di quei 48.794 che hanno tentato la sorte 1.329 hanno rinunciato (274 hanno esplicitamente detto no e altri 1.055 non hanno nemmeno risposto) perdendo quindi ogni futuro diritto al posto.

Alla fine 7.793 docenti hanno, dunque, rinunciato al ruolo, lasciando vacanti altrettanti posti, pari al 14% dell’organico potenziato.

C’è da chiedersi: quali ragioni hanno indotto tanti docenti a rinunciare al ruolo in tempi di crisi economica? Soltanto la voglia di un posto comodo sotto casa?

Notificazioni

 

 

 

 

 

Gennaio – Tra le numerose notizie che il Ministero dell’Istruzione mette quotidianamente in linea, ce ne sono alcune, dal titolo sempre uguale “Notificazione per pubblici proclami”, che appaiono da un po’ di tempo con crescente frequenza.
Sono le pubblicazioni dell’avviso di notifica con cui i tribunali civili e quelli  regionali amministrativi (TAR) danno conto dei ricorsi presentati contro l’Amministrazione scolastica.
È l’immagine della scuola scontenta e litigiosa che rivendica, a torto o a ragione, diritti che ritiene lesi da atti amministrativi.
È l’immagine anche di un Ministero sempre più bombardato da ricorsi, assediato da diffide, un po’ in affanno e in crisi di identità.
È anche l’immagine di chi, nel mondo sindacale, ha messo da parte le relazioni sindacali e la dialettica del confronto, cercando la tutela degli iscritti con la forza della carta bollata da esibire nelle aule dei Tribunali.
Abbiamo contato, una ad una, queste notificazioni per pubblici proclami e abbiamo così scoperto che, mentre nel 2013 erano state in tutto 130 (poco più di 10 al mese), nel 2014 sono state ben 566 (in media 47 al mese), pari cioè a 436 notificazioni in più.
Si tratta di un balzo vertiginoso superiore al 335%.
E si può ritenere fin d’ora che il livello di contenzioso nel 2015 sia destinato a salire ulteriormente. Vi saranno effetti negativi sui tempi delle impugnative che finiranno per rallentare i lavori della giustizia amministrativa. La certezza del diritto diventerà sempre più labile e non vi sarà atto dell’Amministrazione che possa dirsi al sicuro dall’impallinamento.
Vi saranno costi per concludere il contenzioso.
La scuola trarrà vantaggio dagli esiti di questa guerra dei ricorsi?

 

 

O

 

Occupazioni

Dicembre – Dopo 16 giorni termina l’occupazione del liceo ‘Virgilio’ di Roma. Altre occupazioni, numerose anche se con minore visibilità mediatica, sono state realizzate nelle settimane precedenti. Con quali risultati? In genere nessuno, o ben pochi, come nel caso del Virgilio, se non per danni arrecati con denuncia della preside.
Il ‘Gruppo di Firenze per il merito e la responsabilità’ in una lettera indirizzata al ministro Giannini trae lo spunto dall’osservazione contenuta in un recente editoriale di Ernesto Galli della Loggia (Che errore ignorare la scuola) che identificava nel mancato rispetto della disciplina in classe una delle due principali cause (l’altra era l’inadeguatezza dei programmi) della crisi della scuola italiana.
Le proposte del Gruppo sono due: la prima chiede di modificare il berlingueriano Statuto degli studenti, che “sembra concepito per scoraggiare le sanzioni più che per garantire comportamenti corretti”. La seconda proposta è quella di “Promuovere occasioni di serio dibattito e di aggiornamento su temi come la crisi dei ruoli educativi e le sue cause, l’alleanza fra scuola e famiglia, la gestione della classe, il ruolo delle sanzioni educative…”.
Sull’efficacia delle punizioni, almeno in Italia, è lecito avanzare dubbi: non perché non sia vero che una maggiore disciplina in classe garantirebbe migliori risultati (su questo c’è un largo consenso, supportato da numerose evidenze empiriche, a livello internazionale) ma perché prima di pensare a punizioni e a dis-occupazioni manu militari occorrerebbe offrire agli studenti italiani una scuola migliore, più ‘attraente’ rispetto a quella attuale, più attenta alle caratteristiche e ai potenziali individuali, più inclusiva, con insegnanti adeguatamente formati per gestire una didattica individualizzata e nello stesso tempo collaborativa, social, come i giovani di oggi chiedono.

Organico potenziato

Novembre – Una delle novità più importanti della Buona Scuola è rappresentata dall’organico aggiuntivo per potenziare l’attività delle istituzioni scolastiche.
In base alla Tabella 1, allegata alla legge, vengono assegnati 48.812 posti comuni e 6.446 posti per il potenziamento del sostegno.
Per i posti comuni non viene prevista l’assegnazione per la scuola dell’infanzia.
Molti posti di sostegno non vengono coperti per mancanza di docenti in possesso del richiesto titolo di specializzazione.
La possibilità di rimanere nella sede assegnata all’inizio dell’anno in supplenza annua o fino al 30 giugno determina in pratica una minore assegnazione di docenti aggiuntivi nelle istituzioni scolastiche.

 

 

 

 

 

 

 

P

Permessi legge 104

Aprile – Nel corso della trasmissione televisiva “L’Arena” su RAI1 si parla dell’abuso nella fruizione dei permessi per la 104 sui disabili.
Ospite della trasmissione il sottosegretario all’istruzione, Davide Faraone, che alcuni mesi prima, sull’onda delle denunce per l’abuso dei permessi nella provincia di Agrigento, ha attivato con tempestività una ricognizione generale delle situazioni della 104.
Nonostante questa azione meritoria, Faraone è al centro di critiche da parte di diversi ospiti della trasmissione.
Viene messo in evidenza come due città di uguale peso demografico, come Palermo e Torino, evidenzino sostanziali differenze nel ricorso ai permessi della 104: oltre il 16% la prima contro poco più del 9% la seconda.
Con riferimento alle situazioni del privato e del pubblico, viene precisato che nel settore privato i permessi per la 104 sono intorno al 3%, mentre nel settore pubblico raggiungono il 10% con la punta anomala del comparto scuola che tocca quota 13%.
Per Faraone l’origine dell’eventuale abuso va ricercata nelle certificazioni mediche.
Al Governo, prima ancora che al ministero dell’istruzione, viene chiesto con forza di intervenire con norme che assicurino controlli a tappeto, senza sconti.

 

Pollaio (classi)

Aprile – Secondo gli obiettivi della Buona Scuola dovrebbero scomparire le classi pollaio.
Cos’è una classe pollaio? Una classe delle superiori con 30 alunni si può definire classe ‘pollaio’? Per molti insegnanti forse sì, ma, secondo i parametri fissati dal dpr 81/2009, quel valore è regolare.
Tuttoscuola ha voluto attenersi ai parametri fissati dalle norme e ha scoperto che le classi ‘pollaio’ non sono davvero poche. Vediamo come, cominciando dai parametri sulla sicurezza.
Applicando il parametro delle norme antincendio del decreto ministeriale del 1992 (limite massimo di 25 alunni per classe), quante sono le classi ‘pollaio’ con 26 alunni e più?
Sono 18.705, il 5% delle 371.106 classi funzionanti in questo anno scolastico 2014-15: nelle superiori sono 11.419 (9,6% delle classi), nelle scuole dell’infanzia 2.917 (6,7%), nelle scuole primarie 2.789 (2,1%) e nelle secondarie di I grado 1.580 (2,1%).
Si trovano più al Nord e al Centro che al Sud e alle Isole.
Se invece del parametro unico sulle norme antincendio si applicano i parametri fissati dal DPR 81/2009 per ogni settore scolastico, la situazione complessiva migliora ma registra pur sempre un dato complessivo non trascurabile.
Nell’insieme di tutti i settori scolastici le classi ‘pollaio’, al di sopra dei limiti massimi fissati dal DPR, sono 1.828(0,5% di tutte le classi funzionanti).
Anche in questo caso gli istituti d’istruzione secondaria di II grado, con 1.111 classi fuori parametro (quasi 1% di tutte le classi del settore), detengono il non invidiabile primato del maggior numero di classi ‘pollaio’.

 

R

RSU (elezioni)

Marzo – Si svolgono le elezioni per il rinnovo delle RSU (Rappresentanze Unitarie Sindacali) per la scuola.
Partecipa al voto anche il personale precario.
Il dibattito della vigilia è prevalentemente incentrato sui contenuti riformatori della Buona Scuola.
La vigilia del voto registra in particolare l’incognita dell’Anief che conta di arrivare alla soglia minima del 5% per entrare nel gruppo dei sindacati rappresentativi.
Allo spoglio finale si fermerà al 3,3%.
Si confermano ancora una volta in modo più che significativo i tre sindacati confederali: Cgil-scuola in flessione si conferma prima, tiene la Cisl-scuola, sempre in ascesa la Uil-scuola.

 

 

 

 

 

 

 

 

S

 

 

Sciopero

Maggio – Massiccia adesione allo sciopero generale del personale scolastico contro il ddl Buona Scuola in discussione in Parlamento.
Da tempo non si registrava un’adesione così alta ad uno sciopero nella scuola.
La posizione intransigente del ministro Giannini e del Governo che, a differenza di quanto avvenuto in passato, non  hanno voluto concertare con il sindacato le scelte di riforma né confrontarsi sui contenuti e gli obiettivi , non poteva che portare alla rottura.
Per il sindacato, messo all’angolo, è stato facile evidenziare alla categoria i limiti della legge e, soprattutto, le mancate attese rispetto al piano generale presentato a settembre.
Dopo la riuscita dello sciopero, dal mondo sindacale si parla di resistenza attiva contro la riforma, se non vi saranno mediazioni con il sindacato.

Scuole paritarie

Settembre – La crisi mette in ginocchio la scuola paritaria. Mettendo a confronto i dati delle scuole e degli alunni del 2014-15 con quelli di due anni prima, risulta che il settore è pesantemente colpito dalla crisi.
Anche quest’anno i battenti di molte scuole paritarie rimarranno chiusi e la campanella non suonerà per l’ingresso degli alunni.
Dal 2012-13 al 2014-15 sono state chiuse infatti 349 scuole, pari ad una flessione del 2,5% rispetto alle 13.847 scuole allora funzionanti.
Sono state chiuse 272 scuole dell’infanzia (-2,7%), complice, oltre alla crisi, la denatalità.
Sono state chiuse 30 scuole primarie (-2%) e 38 scuole medie (-5,5%). Nel settore della secondaria superiore hanno chiuso i battenti soltanto 9 istituti.

Stranieri

Luglio – L’Istat cinque anni fa aveva previsto che, a fronte di un calo delle nascite nel nostro Paese, vi sarebbe stato comunque un incremento del numero di nati da famiglie straniere, compensando ampiamente il decremento delle nascite italiane.
Alla prova dei fatti la previsione complessivamente è stata centrata come tendenza (decremento generale delle nascite), ma non come andamento delle nascite che sono risultate notevolmente inferiori al numero previsto.
Negli ultimi quattro anni (dal 2011 al 2014) il numero di nati stranieri è risultato infatti inferiore alla previsione per quasi 58 mila unità (- 16,8%), pari a circa 15 mila nascite in meno all’anno.
In particolare il Nord Ovest e il Nord Est che avevano fatto da locomotiva per la presenza straniera hanno rallentato la corsa rispettivamente con il 20% e il 18,8% nascite in meno di quanto l’Istat aveva previsto.
Di fatto, quindi, le nascite straniere hanno subito una frenata, attestandosi a valori stabilizzati, senza quella tendenza all’incremento che aveva caratterizzato per anni la presenza di stranieri nella scuola italiana.
Una frenata che ha accentuato il calo complessivo delle nascite, in quanto si è ridotta la funzione compensativa dei nati stranieri rispetto al totale delle nascite.
Gli effetti di questa stabilizzazione delle nascite di bambini con cittadinanza non italiana di seconda generazione (nati in Italia da genitori stranieri) si combineranno con il drastico calo di minori stranieri immigrati da altri Paesi, rilevato dal Miur.
La temuta invasione silenziosa degli stranieri attraverso le nascite sembra, dunque, rinviata, anche se, nel frattempo, continua il calo di nati italiani (- 77 mila dal 2008 al 2014).

 

 

 

T

 

Tempo pieno

Dicembre – Tuttoscuola pubblica i dati aggiornati del tempo pieno nella scuola primaria, rielaborando i dati di organico di fatto del Miur per il 2015-16.
Nell’anno scolastico in corso sono 888.000 gli alunni che si avvalgono del tempo pieno su un totale di 2.583.000, pari ad una percentuale del 34,4%. Le classi organizzate a tempo pieno nel 2015-16 sono complessivamente 42.449 su 131.692 per una percentuale del  32,2%.
Dal confronto una sorpresa: in tutti questi anni gli alunni e le classi a tempo pieno sono andate sempre aumentando.
Nel 2001-02 la percentuale di alunni a tempo pieno era soltanto del 22,6% (la percentuale delle classi (21,3%); cinque anni dopo, nonostante l’operazione “spezzatino” della riforma Moratti, la percentuale di alunni  tempo pieno era salita al 25,5%  (le classi al 23,9%); nel 2010-11 gli alunni erano saliti al 29,4% (le classi al 27,4%); infine nell’ultimo quinquennio, per effetto della riforma Gelmini, vi è stato un costante incremento percentuale del numero di alunni e delle classi a tempo pieno fino ad arrivare appunto all’attuale 34,4% (32,2% le classi).
All’inizio del duemila frequentava il tempo pieno un alunno ogni cinque; quest’anno uno ogni tre.
L’aumento costante del numero di alunni è frutto indubbiamente della pressante domanda delle famiglie, ma in alcuni territori colpiti dal calo demografico è risultato anche di una riconversione per salvare i posti di organico.

 

Università

Dicembre – Dal 2008-2009 il numero delle matricole diminuisce sensibilmente, scendendo sotto il 50% dei diciannovenni. D’altra parte il picco degli iscritti era stato raggiunto nei primi anni del secolo, in conseguenza dell’introduzione del 3+2 e di una certa generosità di alcuni atenei nel riconoscimento di crediti legati a determinate attività professionali. Poi, già a partire dal 2004-2005, il numero assoluto delle matricole è sempre sceso, soprattutto al Sud, dove cala anche il numero complessivo degli iscritti.
Per la prima volta scende anche il numero dei laureati: 258.052 nel 2014, 37.616 in meno, il 12,72 per cento. Dati che fanno scendere l’Italia nella parte bassa delle classifiche europee.
Tra le ragioni che spiegano il fenomeno c’è lo scarso richiamo che l’università esercita agli occhi dei ceti meno favoriti: le indagini di AlmaLaurea hanno dimostrato che la crisi occupazionale provocata dalla recessione ha colpito maggiormente questi ceti, visto che tra il 2006 e il 2014 il tasso di occupazione dei giovani provenienti da tali famiglie si è ridotto del 10%, a fronte di una riduzione di 3 punti per i giovani provenienti dalle famiglie più favorite.
Le indagini svolte dall’Istat, dalla stessa Almalaurea e dalla Banca d’Italia sulle chances occupazionali e sulle retribuzioni dei laureati, confrontate con quelle dei diplomati, mostrano inoltre che le modeste differenze non giustificano gli anni di studio in più, e i costi supplementari a carico delle famiglie.
Esistono però almeno altre due ragioni strutturali del ritardo dell’Italia rispetto a quasi tutta l’Europa e agli altri Paesi dell’area Ocse, come Tuttoscuola sottolinea da tempo: la prima è l’eccessiva durata della scuola prima dell’università, che andrebbe ridotta di un anno. La seconda è la mancanza di vere alternative all’università nella formazione superiore. Si sarebbe potuto (dovuto), già 15-16 anni fa, colmare tali lacune: ci pensarono sia Luigi Berlinguer (che fece l’errore di ridurre la scuola di base anziché la secondaria superiore) sia Letizia Moratti, che dopo un’iniziale apertura fece una rapida marcia indietro. Entrambi bloccati dalla coalizione trasversale dei licealisti.

 

 

V

 

 

Valutazione (comitato)

Settembre – La Buona Scuola prevede che all’inizio dell’anno scolastico 2015-16 venga costituito il nuovo Comitato per la valutazione dei docenti.
La novità del nuovo organo di valutazione non sta soltanto nella sua composizione (oltre a 3 docenti, prevede 1-2 genitori e 1 studente, più un esterno), ma soprattutto nella competenza a definire i criteri per premiare gli insegnanti migliori.
Viene prevista annualmente una quota media di 22 mila euro per la premialità in ciascuna istituzione scolastica.
I sindacati osteggiano la costituzione del Comitato, inducendo i collegi dei docenti a ritardare o condizionare l’elezione dei 2 membri-docenti.
Viene rivendicata anche la competenza delle RSU per l’assegnazione dei bonus, in quanto trattasi di salario accessorio, materia rimessa alla contrattazione integrativa d’istituto.
La composizione definitiva del Comitato ritarda ben oltre l’inizio dell’anno scolastico, anche per la mancata designazione del membro esterno da parte degli Uffici Scolastici Regionali.

Viaggi d’istruzione

Ottobre – A seguito di incidenti nel corso di gita scolastica, viene proposta la soluzione radicale di abolire completamente le gite.
Tuttoscuola prende decisamente posizione contro tale ipotesi estrema, ottenendo generale consenso e facendo rientrare la proposta.
In particolare, nell’ottica del miglioramento, e non della soppressione, dei viaggi di istruzione, Tuttoscuola propone un turismo scolastico sostenibile. Ecco alcune proposte.
Sul versante pedagogico-didattico non mancano le buone pratiche, che andrebbero però generalizzate: adeguata motivazione del viaggio proposto, da sottoporre anche al Consiglio di istituto, precisa programmazione dei risultati attesi dal punto di vista didattico sia durante che dopo lo svolgimento del viaggio, coinvolgimento in tale azione di programmazione degli altri docenti membri del Consiglio di classe.
Sul versante organizzativo, che è quello più messo in discussione dai sostenitori della soppressione dei viaggi (tale dovendosi considerare in pratica anche la proposta di ridurli a un solo giorno), si dovrebbe provvedere in varie direzioni.

  • ripristino di un adeguato compenso per i docenti accompagnatori;

  • organizzazione di forme di sorveglianza notturna;

  • istituzione di un registro delle imprese di autotrasporto abilitate ad effettuare viaggi di istruzione;

  • accordi con le associazioni degli albergatori per garantire la sicurezza delle strutture che ospitano studenti in viaggio di istruzione;

  • adeguate coperture assicurative.

Sia chiaro, incidenti possono sempre esserci, ma con misure come quelle indicate essi sarebbero contenuti, e certamente quelli che sfortunatamente accadessero in occasione di viaggi di studio si collocherebbero quantitativamente al di sotto delle medie statistiche che si registrano nella normale vita di tutti i giorni.

 

Zero-sei

Luglio – Il disegno di legge di riforma del settore infanzia 0-6 anni, presentato e discusso in Senato, viene recuperato e inserito, come norma delegata, nella legge Buona Scuola.
Nella norma delegata si prevede, come da prassi, la generalizzazione della scuola dell’infanzia, senza precisare, tuttavia, se per generalizzazione si intende la scolarizzazione diffusa per conseguire l’obiettivo del 100% dei bambini in età oppure la diffusione razionale di strutture pubbliche per assicurare l’accoglimento di tutte le domande.
Oltre a prevedere la qualificazione universitaria del personale (facoltativa o obbligatoria?) la delega prevede che siano definiti “gli standard strutturali, organizzativi e qualitativi dei servizi educativi per l’infanzia e della scuola dell’infanzia, diversificati in base alla tipologia, all’età dei bambini e agli orari di servizio, prevedendo tempi di compresenza del personale dei servizi educativi per l’infanzia e dei docenti di scuola dell’infanzia”.
La previsione è un po’ generica e sembra piuttosto un’elencazione non impegnativa di macro obiettivi che eludono nodi di fondo, quali, ad esempio, il problema degli anticipi, delle sezioni primavera e dell’orario di servizio notevolmente differenziato dei docenti delle varie tipologie di scuole dell’infanzia (statale, comunale, paritaria).
Forse si poteva compiere uno sforzo maggiore e utilizzare da subito anche la quota congelata di organico aggiuntivo per sperimentare il futuro sistema 0-6 anni.

2015, un anno di scuola dalla A alla Z ultima modifica: 2016-01-01T06:00:23+00:00 da Gilda Venezia

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