Alta formazione e alto riconoscimento: come cambia il prof

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Pasquale Almirante, La Tecnica della scuola  12.12.2016

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– I docenti, di fronte ai grandi cambiamenti che stanno interessando il pianeta, vengono visti come i professionisti del sapere, come coloro in grado da un lato di trasmettere conoscenze derivanti dal passato e dall’altro di forgiare competenze per il futuro.

Un compito acrobatico, che in molti Paesi vede porre gli insegnanti molto in alto nella scala delle professioni più considerate, più ambite, meglio remunerate, più incoraggiate e aiutate ad un continuo aggiornamento di conoscenze, abilità, metodi.

Sul Sole 24 Ore si legge questa interessante analisi del ruolo dei prof nel nostro tempo, riportando pure quanto raccomanda l’ultimo studio Pisa 2015 sui percorsi formativi alla professione e sui programmi di formazione continua, che consentono agli insegnanti di tenersi al passo con i più nuovi sviluppi.

Il rapporto Pisa 2015 mette in risalto anche allo stesso tempo la necessità di messa a punto di sistemi di valutazione dell’operato di docenti e presidi, per fornire regolarmente correttivi e proposte di miglioramento della didattica nel corso della carriera scolastica.

Tre momenti, scrive Il Sole 24 Ore, quindi egualmente costitutivi di una professionalità in continuo divenire e ineludibili per creare e mantenere sistemi di istruzione solidi ed efficienti:
formazione di base, formazione continua, valutazione dell’attività quotidiana sul campo.

Se l’Italia è da decenni in controtendenza ( docenti con status sociale basso, sottopagati, senza incentivi, tra richieste di eccellenza e totale responsabilità del futuro degli studenti, demoralizzati, nonostante una carica forte di idealismo) alcune recenti iniziative del governo hanno suggerito un cambio di passo che fanno pensare alla volontà di una considerazione un poco più rispettosa della categoria dei docenti da parte della politica e di un maggiore aggancio dell’Italia al contesto internazionale.

 “La qualità dell’istruzione non può mai prescindere da quella dei docenti. Ma allora il sistema di istruzione deve porre la massima attenzione a come i docenti vengono reclutati, alla loro formazione iniziale, alla formazione in servizio, a come premiare i migliori, ma anche a come sostenere quelli che stanno cercando di migliorare: per quanto la formazione iniziale possa essere buona, non può preparare gli insegnanti ai rapidi cambiamenti che devono affrontare lungo tutto il corso della loro carriera. Dai nostri studi emerge che i docenti italiani riferiscono di un grande bisogno di aggiornamento, in particolare per aiutare studenti con bisogni educativi, per l’acquisizione di padronanza dei mezzi digitali, ma anche per la gestione della classe. Tuttavia le nostre rilevazioni dicono pure che tre quarti dei docenti italiani ritengono che i loro sforzi in termini di innovazione della propria azione di insegnamento, non verranno riconosciuti”.

Anche i dirigenti debbano essere “capaci di costruire un clima di collegialità e di miglioramento all’interno della loro scuola, mettendo in pratica sistemi di valutazione dei loro insegnanti e di sviluppo delle carriere, che riconoscano e premino gli insegnanti che innovano, condividono quanto hanno imparato e aiutano a raggiungere gli obiettivi della scuola”.

Nei recenti provvedimenti che riguardano la scuola italiana, mancano ancora indicazioni concrete di come vada attuato un sistema di valutazione dell’azione didattica dei docenti in classe, capace di superare la logica delle elargizioni feudali del ‘bonus docenti’ e sposi un approccio di rigore scientifico.

Manca “la valutazione del lavoro degli insegnanti, che ricevono pochissimo feedback professionale sulla qualità della loro didattica, è stata finora una delle più grandi particolarità italiane, nel confronto con gli altri Paesi, e in special modo coi sistemi educativi nei quali il successo formativo è maggiore

Occorre dunque investire sulle competenze degli insegnanti, e su ambienti di lavoro favorevoli alla collaborazione e allo sviluppo professionale. Ed è necessario bilanciare l’autonomia delle scuole con strumenti di governo centrali, in modo da poter intervenire in caso di necessità e assicurare la coerenza nell’implementazione delle politiche.”

Finora in Italia, riporta Il Sole 24 Ore nella sua analisi, le scuole sono andate in ordine sparso, né si è ragionato a fondo sulle conseguenze o le sanzioni da far derivare da una valutazione negativa in servizio. In 23 sistemi di istruzione studiati dall’Ocse, l’effetto di un biasimo è quello innanzitutto di una nuova valutazione in un momento successivo; in 15, è l’obbligo di sottoporsi a uno specifico aggiornamento, in 14 Paesi, è il rallentamento della progressione di carriera o l’impossibilità di avere una promozione e in 13 una valutazione negativa in servizio può portare al licenziamento.

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Alta formazione e alto riconoscimento: come cambia il prof ultima modifica: 2016-12-12T05:28:36+01:00 da Gilda Venezia
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