Dai programmi obsoleti alle classi pollaio: i 5 nodi della scuola italiana

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di Andrea Carli, Il Sole 24 Ore, 16.9.2021.

Il 2° report dell’AreaStudi Legacoop: in 47 province italiane su 104 la specializzazione produttiva non coincide con quella formativa

Gilda Venezia

I punti chiave

  • Il mismatch tra offerta lavorativa e formativa
  • Lo scarto tra imprese e formazione tecnico-professionale
  • La scuola italiana supera la sufficienza per un soffio
  • Le principali carenze
  • Le differenze tra Nord e Sud del Paese
  • La difficoltà di formare in vista dell’ingresso nel mercato del lavoro
  • I percorsi formativi che garantiscono maggiori opportunità di trovare lavoro

Programmi di studio obsoleti e troppo teorici, dotazioni tecnologiche inadeguate, scarsa motivazione dei docenti, edilizia scolastica e classi sovraffollate. Sono i 5 principali punti di debolezza del sistema scolastico italiano, al di là dell’emergenza Coronavirus che ha complicato ulteriormente la situazione. È lo scenario che viene fuori dal secondo report su “Gli italiani e la scuola” di FragilItalia, l’osservatorio di AreaStudi Legacoop, nato dalla collaborazione con Ipsos e Centro studi di Unioncamere Emilia-Romagna, che, attraverso l’indagine di opinione e i più recenti dati disponibili, monitora l’evoluzione dei principali fenomeni sociali ed economici attuali del Paese.

Un’indagine che ha preso in considerazione un campione nazionale di 1.000 persone (tra studenti, docenti e genitori con figli in età scolare). Le interviste sono state effettuate a luglio di quest’anno, a ridosso del nuovo anno scolastico. Serve un ripensamento del nostro modello educativo, è la conclusione a cui si giunge dopo la lettura di questo report.

LE PRINCIPALI CARENZE DELLA SCUOLA ITALIANA

Il mismatch tra offerta lavorativa e formativa

Per quanto riguarda la capacità del sistema di fornire le competenze necessarie a trovare un impiego, in 47 province italiane su 104 analizzate dall’indagine la specializzazione produttiva non coincide con quella formativa. Emerge dunque un mismatch tra offerta lavorativa e formativa. Emergono differenze territoriali, il Sud presenta un gap formativo nell’agroalimentare e nel terziario, in alcune aree dell’Italia settentrionale l’indirizzo turistico sembra eccedere la potenziale offerta di lavoro.
Nel complesso, gli italiani promuovono il sistema scolastico per un soffio (voto medio 6,3). Un sistema che è considerato incapace di fornire competenze adeguate al mercato del lavoro. Emergono inoltre differenze qualitative tra le diverse aree del Paese e tra grandi città e provincia. Inoltre, relativamente al rapporto tra istruzione secondaria superiore e mondo del lavoro, appare evidente il mismatch, in quasi la metà del territorio nazionale, tra specializzazione produttiva e specializzazione formativa tecnico-professionale.

Lo scarto tra imprese e formazione tecnico-professionale

All’interno del report anche un’analisi, a livello nazionale e territoriale, del rapporto tra istruzione secondaria superiore e mondo del lavoro. Ne risulta, intanto, un sostanziale equilibrio, a livello nazionale, tra percorsoliceale (50,8% degli studenti nell’anno scolastico 2019-2020) e percorsotecnico-professionale (49,2%), con differenze marcate in alcune regioni. Il percorso liceale segna una notevole prevalenza nel Lazio (62,6%), in Abruzzo (56,7%) e in Umbria (56%). Mentre in testa alle regioni dove prevale l’istruzione tecnico-professionale c’è il Veneto (56,1%), seguito da Emilia Romagna (55%) e Friuli Venezia Giulia (53,2%).
Per quanto riguarda il confronto tra la distribuzione settoriale dell’occupazione e la distribuzione settoriale della formazione tecnico-professionale, prendendo a riferimento l’intero territorio nazionale, emerge che mentre per industria e agroalimentare c’è una sostanziale corrispondenza, nel terziario, a fronte del 53,3% dell’occupazione, la quota di studenti impegnati nello specifico percorso di istruzione è del 44,5%. Dinamica opposta nel turismo, dove la quota di studenti (15,6%) supera quella dei lavoratori (9,5%).
Se poi si mettono a confronto, a scala provinciale, la specializzazione produttiva e la specializzazione formativa, si registra un mismatch tra offerta lavorativa e formativa, con specifiche differenze territoriali. Ad esempio, il Sud presenta un gap formativo nell’agroalimentare e nel terziario, mentre in alcune aree dell’Italia settentrionale l’indirizzo turistico sembra eccedere la potenziale offerta di lavoro.

La scuola italiana supera la sufficienza per un soffio

La valutazione media complessiva del sistema scolastico italiano, dunque, si attesta ad un valore di poco superiore alla sufficienza (voto 6,3), con variazioni relative ai diversi livelli di istruzione. Il voto più alto va all’Università (6,6) seguita a ruota dalla scuola dell’infanzia (6,5) e dalle scuole elementari (6,4). Gli asili nido ottengono un 6,2, mentre il voto più basso (6) va alle scuole medie e alle superiori.«Nel periodo della pandemial’attenzione si è rivolta al sistema di istruzione, a tutti i livelli – ha sottolineato Mauro Lusetti, presidente di Legacoop – ne abbiamo tutti percepito distintamente sia l’impatto sociale, sulla vita delle famiglie e dei nostri giovani, sia sull’economia. L’urgenza di far ripartire in sicurezza questo settore cruciale per far ripartire il Paese è diventato quasi uno slogan. Però – ha aggiunto Lusetti – non si possono ridurre tutti i problemi della scuola italiana al green pass sì, green pass no. Così come per il Paese nel suo complesso è venuto il momento di investire nella direzione giusta, nel superare ritardi ormai annosi, per il sistema di istruzione significa soprattutto innalzare e rendere più omogenea la qualità del sistema su tutto il territorio nazionale, e rafforzare e qualificare il rapporto tra istruzione e lavoro. Scuole, imprese, lavoro sono il sistema nervoso delle nostre comunità: e noi dobbiamo investire nelle comunità».

Le principali carenze

Le principali carenze della scuola vengono riscontrate nei programmi di studio obsoleti e troppo teorici (52%, con punte del 67% tra gli under 30 e del 60% nel Nord Est), nelle dotazioni tecnologiche inadeguate (50%, e 57% nel Sud e Isole), nella scarsa motivazione dei docenti (50%), nell’edilizia scolastica (47%, con una punta del 58% al Sud), nelle classi sovraffollate (39%).

Le differenze tra Nord e Sud del Paese

Netta la valutazione sulla qualità del sistema scolastico in relazione ai diversi contesti geografici e demografici. Per il 59% degli intervistati le scuole migliori sono al Nord (con punte del 92% tra gli intervistati de Nord Est e dell’82% tra quelli del Nord Ovest), mentre solo il 5% si esprime a favore delle scuole del Sud (per il 25% non ci sono differenze). Inoltre, per il 52% le scuole migliori sono nelle grandi città (con punte del 60% tra gli under 30 e nel Nord Ovest), mentre solo il 15% opta per la provincia (per il 33% non ci sono differenze).

Le difficoltà di formare per il mercato del lavoro

I giudizi critici si estendono anche alla capacità del sistema scolastico di fornire competenze adeguate al mercato del lavoro. Infatti, se la percentuale di chi lo ritiene molto o abbastanza in grado di fornire adeguate competenze linguistiche è al 44%, il dato cala drasticamente per le competenze green (23%) e le competenze digitali (22%). In particolare, per le competenze green (dove il 77% esprime un giudizio di inadeguatezza), i più delusi sono i baby boomers, le donne e i residenti al Centro Nord (tutti all’80%), ravvisando, come problemi principali, lo scarso interesse dei docenti, la loro scarsa preparazione e la mancanza di centri di ricerca. Per le competenze digitali (78% di giudizi negativi), i più delusi sono i giovani, i ceti popolari e i residenti nel Centro e nel Sud; i problemi principali indicati sono le carenze dei laboratori, l’obsolescenza dei programmi didattici, la scarsa preparazione dei docenti.

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Dai programmi obsoleti alle classi pollaio: i 5 nodi della scuola italiana ultima modifica: 2021-09-16T06:12:22+02:00 da Gilda Venezia

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