Green pass in GU: fra diritti, obblighi e doveri

Gilda Venezia

di Celotto Alfonso, il Quotidiano Giuridico, 26.7.2021.

Gilda Venezia

Dopo settimane di polemiche sui vaccini, siamo arrivati al sostanziale obbligo di green pass a partire dal prossimo 6 agosto, con il D.L. n. 105 del 23 luglio 2021 (GU n. 175 del 23 luglio 2021).

Partiamo dai principi.

Lo Stato ci può costringere al vaccino? Ci può costringere ad andare al ristorante o a prendere un treno solo con il green pass?

Le voci contrarie fanno leva sulla nostra libertà, sacra e inviolabile. Io non sono una cavia, lo Stato non può decidere per me. Non mi può obbligare a vaccinarmi o usare il green pass.

Ma è giusto pensare che sia un discorso di libertà individuale?

Ricordiamo che per secoli diritti e libertà sono stati soltanto di alcuni, nel senso che la società è stata divista per classi e soltanto all’interno della propria classe si potevano avere diritti. Così è stato per tutta l’antichità, per i Greci, i Romani e fino a tutto il Medioevo: i diritti erano sempre collegati alla facoltà o al potere di un singolo individuo, in ragione della sua appartenenza ad un gruppo.

La legge non era eguale per tutti e i diritti erano di pochi.

Tutto ciò è stato capovolto con il giusnaturalismo e la fine delle monarchie assolute. La libertà dei moderni è del tutto diversa da quella degli antichi. Come ci ha ricordato Benjamin Constant: la libertà degli antichi si sostanziava nel coinvolgimento con la vita della polis, come espressione della appartenenza alla comunità, mentre la libertà dei moderni consiste nella inviolabilità degli spazi individuali, su base egalitaria.

Così sono nati i nostri diritti individuali, riconosciuti e garantiti dallo Stato.

Ma i diritti di ciascuno di noi sono assoluti e illimitati?

Certo che no. Lo ha detto anche la Corte costituzionale già molti anni orsono: «i diritti primari e fondamentali dell’uomo diverrebbero illusori per tutti, se ciascuno potesse esercitarli fuori dell’ambito della legge, della civile regolamentazione, del costume corrente, per cui tali diritti devono venir contemperati con le esigenze di una tollerabile convivenza» (sent. n. 168/1971).

Il primo limite ai miei diritti è la tutela dei diritti degli altri.

Posso mettere la musica a tutto volume in spiaggia infischiandomene di tutti i vicini? Posso andare in moto senza casco o senza rispettare il semaforo rosso?

Basta riflettere sul limite della convivenza sociale per capire quanto sia importante vaccinarsi e utilizzare il più possibile il green pass, come ora fa il d.l. n. 105.

Chi sceglie di non vaccinarsi non può avere gli stessi diritti di chi si vaccina, perché in questa fase soltanto con i vaccini e con l’uso del green pass possiamo limitare i contagi.

Io posso anche essere libero di non vaccinarmi, ma non posso essere causa del contagio altrui.

In fondo anche l’art. 32 della Costituzione ci ricorda che la salute non è soltanto diritto fondamentale dell’individuo, ma anche interesse dalla collettività.

Perciò è limitativo parlare di vaccini e di green pass come se fosse solo un problema di libertà individuale.

Nella nostra società il mio “io” deve convivere con “gli altri”.

Questo vale anche per l’obbligo dei vaccini, che la legge può disporre ai sensi dell’art. 32 Cost. Ma prima ancora che un diritto o un obbligo, i vaccini sono un dovere civico.

In genere pensiamo alla nostra vita da cittadini in termini di diritti, per essere protetti e riconosciuti dallo Stato nelle nostre libertà individuali e collettivi, ma spesso dimentichiamo che essere cittadini implica anche doveri.

L’art. 2 Cost. è molto chiaro nell’abbinare i doveri con i diritti:

“La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.

Noi pensiamo che i doveri siano soltanto pagare le (non amate) tasse, prestare il servizio militare (fino a che c’era) e forse votare (che è definito un dovere civico dall’art. 48 Cost.).

Ma ora sta emergendo in maniera interessante che anche vaccinarsi è un dovere. Specie se appartieni alle categorie che il piano vaccinale ha ritenuto dovessero essere le prime a vaccinarsi, proprio perché legate alla prestazione di servizi essenziali.

Come ha disposto l’art. 4 del DL n. 44 del 2021 “gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario che svolgono la loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socio-assistenziali, pubbliche e private, nelle farmacie, parafarmacie e negli studi professionali sono obbligati a sottoporsi a vaccinazione gratuita per la prevenzione dell’infezione da SARS-CoV-2”.

Aggiungendo che “La vaccinazione costituisce requisito essenziale per l’esercizio della professione e per lo svolgimento delle prestazioni lavorative rese dai soggetti obbligati”. E quindi prevendendo sanzioni chi non si vaccina fino alla “sospensione dal diritto di svolgere prestazioni o mansioni”.

Ma dobbiamo ricordare che già una settimana fa il Tribunale di Belluno sul ricorso dei dipendenti delle RSA che (liberamente) non si erano voluti vaccinare, ha dato ragione ai datori di lavoro che li avevano collocati in ferie obbligate. Osservando che “la permanenza dei ricorrenti nel luogo di lavoro comporterebbe per il datore di lavoro la violazione dell’obbligo di cui all’art. 2087 c.c. il quale impone al datore di lavoro di adottare tutte le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica dei suoi dipendenti; che è ormai notorio che il vaccino per cui è causa – notoriamente offerto, allo stato, soltanto al personale sanitario e non anche al personale di altre imprese, stante la attuale notoria scarsità per tutta la popolazione – costituisce una misura idonea a tutelare l’integrità fisica degli individui a cui è somministrato, prevenendo l’evoluzione della malattia”.

Mi pare veramente una costruzione di precisione geometrica che ci fa tornare alla essenza del nostro vivere associato. Prima ancora che un diritto in nome della salute individuale o di un obbligo in mone di un interesse della collettività, il vaccino per il Covid, in questa situazione, è un dovere deontologico per le categorie indicate come prioritarie dal legislatore.

Perché la nostra vita associata comporta di adempiere ai “doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. E’ bene non dimenticarlo.

Celotto Alfonso – Avvocato, Professore ordinario di diritto costituzionale nell’Università “Roma tre”

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Green pass in GU: fra diritti, obblighi e doveri ultima modifica: 2021-08-06T11:22:34+02:00 da Gilda Venezia
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