Green pass obbligatorio per i genitori: rischio caos nella scuola dell’infanzia

tuttoscuola_logo14Tuttoscuola,  12.9.2021.

Gilda Venezia

Un milione e 330 mila bambini (dai 3 ai 5 anni) e i loro genitori coinvolti in complessi problemi organizzativi per le scuole, che ogni giorno dovranno effettuare quasi 2,7 milioni di controlli manuali. Si rischiano lunghe file, in alcuni casi di oltre mezz’ora. E i genitori privi di green pass a chi lasceranno i piccoli figli sul portone della scuola, visto che le maestre devono rimanere nelle classi a sorvegliare gli altri bambini?
Proviamo a immaginare nel dettaglio un caso concreto.

Domani iniziano le lezioni nella gran parte delle scuole italiane nel terzo anno scolastico colpito dal Covid. Le novità introdotte dal Governo per contrastare la diffusione del contagio, a partire dal green pass obbligatorio anche per i genitori, metteranno a dura prova l’organizzazione delle 53.476 mila scuole statali e paritarie sul territorio. Il DL 122, entrato in vigore ieri 11 settembre, non ha fatto sconti alla scuola dell’infanzia, che ha caratteristiche del tutto peculiari: a rischio di creare il caos nelle 13.234 sedi delle scuole statali dell’infanzia e nelle 8.590 scuole paritarie (comunali e private).

Sarà una giornata di fuoco in particolare per un milione e 330 mila bambini dai 3 e i 5 anni della scuola dell’infanzia e per i loro genitori, di cui 850 mila frequentano la scuola statale e altri 480 mila la scuola dell’infanzia paritaria. In questa fascia di età è normale la presenza dei genitori all’inizio dell’attività scolastica per favorire l’inserimento e l’impatto con il nuovo ambiente, e anche successivamente. Si tratta di una delicata e necessaria fase preparatoria per evitare spaesamenti e resistenze da parte dei bambini, e favorire un positivo approccio con l’ambiente scolastico.

Come verrà gestito l’afflusso dei genitori con green pass all’interno dei locali delle scuole, e come saranno fatti entrare nelle classi i bambini i cui genitori non ne sono provvisti? Si tratta di controllare manualmente i green pass di un milione e 330 mila genitori (o familiari accompagnatori). Un’operazione non da poco, concentrata nell’arco di circa un’ora (prevalentemente tra le 8 e le 9 del mattino). Che dovrà essere ripetuta otto ore dopo (o prima per l’11% di scuole che fanno orario ridotto) quando i genitori o accompagnatori (spesso non le stesse persone del mattino, in quanto i genitori si alternano oppure si avvalgono di nonni, tate, etc) li verranno a riprendere. Quasi 2,7 milioni di controlli manuali ogni giorno.

Certamente la sostenibilità della gestione varierà molto tra piccole scuole con pochi alunni, dove non dovrebbero esserci particolari problemi per il controllo, e macro istituti con tante classi (che nella scuola dell’infanzia si chiamano sezioni), localizzate soprattutto nei centri più popolosi, dove si rischia il caos. Ci sono casi limite – evidenzia l’analisi di Tuttoscuola – come quello della scuola di San Cesareo (Roma) che di sezioni ne ha ben 19 con 425 bambini oppure nelle scuole di Acerra e Giugliano (Napoli) che di sezioni ne hanno ciascuna 17 rispettivamente con 338 e 329 bambini iscritti l’anno scorso o anche la scuola di Ghedi (Brescia) anch’essa con 17 sezioni e 364 bambini.

Si tratta di una situazione mai sperimentata: per comprendere cosa potrebbe accadere è necessario percorrere le operazioni che si svolgono per l’accesso ad una scuola, facendo riferimento a un caso concreto.
Proviamo a immaginare cosa può accadere in una scuola con 200 bambini (ce ne sono centinaia sul territorio, e ce ne sono dodici che hanno addirittura oltre 300 bambini iscritti).
Ipotizziamo che il 70 per cento dei genitori, o comunque di chi accompagna a scuola l’alunno, disponga del green pass. In tal caso 140 genitori (nella gran parte dei casi mamme) si metteranno in fila, con i loro bambini, per la verifica del green pass, mentre altri 60 rimarranno fuori del portone dell’istituto, in attesa che qualcuno venga da dentro a prendere in consegna i figli.

Immaginiamo che la scuola incarichi due addetti (collaboratori scolastici, cioè bidelli) per la verifica. Si creeranno due file in ciascuna delle quali confluiranno 70 accompagnatori. Il tempo minimo per verificare la validità del green pass è stimabile in almeno 30 secondi (e in molti casi le scuole prevederanno anche la misurazione della temperatura). Vuol dire che il tempo di attesa in quel caso potrebbe arrivare a circa 35 minuti, da trascorrere con un bimbo di tre o cinque anni accanto, se non in braccio. Ai quali andrà aggiunto il tempo, superato il punto di accesso, per portare i bambini in classe, accudirli e lasciarli alla maestra, quindi almeno altri 10 minuti. Quanti genitori si possono permettere di dedicare 45 minuti al mattino e quasi altrettanto al pomeriggio, che si sommano ai tempi per raggiungere la scuola? Con tutte le difficoltà che spesso hanno nel mettere in piedi una rete di aiuti familiari.

Ma i problemi non sono finiti qui, e riguardano i genitori non dotati di green pass. Nell’esempio precedente quei 60 genitori, non potendo entrare, dovranno lasciare i bambini alla porta di ingresso della scuola. Ma a chi? Non alle maestre, che – salvo i casi in cui c’è un orario momentaneamente ridotto che consente la compresenza dei due docenti – devono rimanere nelle aule a sorvegliare gli alunni che nel frattempo saranno arrivati dopo aver superato i controlli. Le scuole dispongono di ulteriore personale oltre a quello schierato per i controlli (che peraltro dovrebbe fare la spola tra l’atrio e le classi per ciascun alunno)? Ammesso (e non concesso) che sia così, si pone un altro problema, molto delicato dal punto di vista educativo: il genitore dovrebbe lasciare il bambino nelle mani di una persona che non è la maestra, che lo accompagnerà in aula. Un passaggio che potrebbe anche essere traumatico soprattutto per bimbetti di tre anni. E non potrà comunque fare quell’accompagnamento utile affinché il bambino non senta il distacco. Non potendo accompagnare il figlio dentro la scuola, molti genitori preferiranno tenerseli a casa o affidarli a qualche familiare.

Le problematiche descritte si inaspriscono nei casi di alunni con disabilità, di alunni non supportati da una rete familiare forte (come una parte rilevante di alunni stranieri) e quando i genitori devono venire a prendere i figli durante l’orario scolastico per una indisposizione. In quel caso il genitore deve firmare. Nel caso sia privo di green pass, la riconsegna dell’alunno e la firma dovranno avvenire fuori della scuola?

Dal Ministero dell’istruzione non sono state inviate al momento note operative alle scuole su come gestire questa situazione che coinvolge anche i genitori. Né le scuole hanno avuto il tempo di prepararsi, essendo stato reso noto il decreto solo venerdì scorso.

A poche ore dall’avvio delle operazioni che potrebbero creare difficoltà e tensioni, non ci si può che porre alcune domande: è stata valutata fino in fondo la particolarità di questo segmento di scuola? Chi ha scritto il decreto a Palazzo Chigi, forse senza ascoltare veramente neanche il Ministero dell’istruzione (una tendenza che si va consolidando), conosce gli intricati e delicati aspetti operativi che caratterizzano un sistema complesso come quello della scuola, che coinvolge ogni giorno oltre 20 milioni di persone? Può essere opportuno sospendere in via straordinaria l’applicazione del decreto legge almeno per la scuola dell’infanzia, anche per consentire a tutti i genitori di munirsi del green pass? La strada alternativa, visti i problemi organizzativi che possono determinarsi, sembra solo una (ma richiederebbe un altro decreto): l’obbligo vaccinale.

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Green pass obbligatorio per i genitori: rischio caos nella scuola dell’infanzia ultima modifica: 2021-09-12T20:55:53+02:00 da Gilda Venezia

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