Il governo invia team nelle Regioni e lavora per riaprire le scuole

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di Barbara Fiammeri e Marco Ludovico, Il Sole 24 Ore, 25.3.2021.

Gilda Venezia

Le prime a «riaprire» saranno le scuole. Cominciando da quelle dell’infanzia e dalle elementari, subito dopo Pasqua,anche nelle zone rosse. Mario Draghi lo anticipa durante il suo intervento nell’aula di Palazzo Madama in vista del Consiglio europeo di oggi e domani, subito scatta l’applauso dei senatori. Una notizia attesa, era nell’aria ma le parole del premier la rafforzano, sarà al centro della Cabina di regia che si terrà domani sulle misure da prendere dal 6 aprile in poi.

Scelte, a partire da quella della riapertura delle scuole, che coinvolgono anche le Regioni con le quali ieri Draghi non ha certo usato toni diplomatici. «Mentre alcune Regioni seguono le disposizioni del ministero della Salute, altre trascurano i loro anziani in favore di gruppi che vantano priorità probabilmente in base a qualche loro forza contrattuale» nota il premier con riferimento ai numerosi casi di persone vaccinate relativamente giovani a scapito degli over 80, i primi a dover essere protetti. Il presidente del Consiglio non fa nomi, ma la stoccata non viene sottovalutata. Anche perché al pressing delle “lobby” si somma l’inefficienza: «Le differenze tra Regioni sono difficili da accettare. Anche se le decisioni finali spettano al governo, solo con una sincera collaborazione tra Stato e Regioni il successo sarà pieno» insiste il presidente del Consiglio che, oltre a confermare l’obiettivo di 500mila dosi al giorno, annuncia che sulla campagna vaccinale ci sarà la massima trasparenza («i dati regione per regione saranno pubblicati sul sito o della Presidenza del Consiglio»).

Per ottimizzare i tempi però bisogna «sburocratizzare» insiste Draghi, che invita ancora una volta al «pragmatismo» sfruttando l’esperienza fatta da altri e in particolare dalla Gran Bretagna. Vaccinare per poter riaprire: è questa la strada. Un obiettivo da portare avanti «rafforzando» il coordinamento europeo ma non escludendo neppure di dover «fare da soli» se sarà necessario. È lo stesso approccio pragmatico che il premier ha con le Regioni. Se non sono in grado di mandare avanti la campagna di vaccinazione sarà lo Stato a farlo. Lo scenario operativo dei vaccini, regione per regione, è in continua evoluzione. La loro competenza sulla sanità deve fare i conti con le garanzie di efficienza della campagna vaccinale, Draghi chiede garanzie inderogabili al di là delle fisiologiche differenze sul territorio.

Il generale Francesco Figliuolo, commissario straordinario di governo, ha inviato all’esame della conferenza Stato-regioni oggi in programma una serie di proposte nuove di gestione. L’obiettivo strategico è ridimensionare ogni criticità accertata o in previsione. Il commissario ha inviato una revisione delle percentuali di ripartizione dei vaccini nelle Regioni, da calcolare in base alla popolazione residente. «Alternativa all’attuale sistema» scrive Figliuolo alla Conferenza, applica il principio «una testa, un vaccino». Il nuovo schema «considera tutti gli assistiti di ogni singolare Regione, non includendo i cittadini di età inferiore ai 16 anni e superiore a 80 anni». La previsione è di mettere in atto questo nuovo schema «entro la prima metà di aprile».

Il commissario ha poi dato alcune indicazioni sull’attuazione del piano in corso perché sono state verificate incongruenze informative tra residenza e domicilio. Le categorie finora prioritarie – forze armate e di polizia, personale docente scolastico e universitario, soprattutto i soggetti “estremamente vulnerabili” come i disabili gravi – possono vaccinarsi nella regione del proprio domicilio e non per forza in quella di residenza. Ruolo strategico in gioco anche per Fabrizio Curcio, capo della Protezione Civile: in continuo contatto con le Regioni, sta definendo una serie di linee guida per l’allestimento delle strutture vaccinali.

In previsione, poi, l’invio, coordinato dal commissario, di nuovi team misti formati da funzionari della Protezione civile e militari del Coi, il comando operativo di vertice interforze guidato dal generale Luciano Portolano. Dopo la ricognizione già svolta in Calabria da un team ProCiv-Coi sono in pianificazione nuove missioni in Sicilia, Molise e Abruzzo. Nessuna ingerenza sulla potestà di decisione dei governatori ma sostegno, supporto e allineamento informativo con Roma per scongiurare o limitare ogni criticità. Ieri la Camera 409 voti favorevoli, tre contrari e 24 astenuti ha approvato la mozione sulle iniziative per implementare la produzione e la distribuzione di vaccini anche attraverso l’autorizzazione temporanea della concessione di licenze obbligatorie.

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Il governo invia team nelle Regioni e lavora per riaprire le scuole ultima modifica: 2021-03-25T06:43:27+01:00 da Gilda Venezia
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