Inclusione. Occorre andare al di là della carta

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dal profilo FB di Max Bruschi, 22.6.2018

– Da tre anni insegno legislazione nei corsi di specializzazione sul Sostegno alla Bicocca e al Suor Orsola. Da tre anni, faccio parte delle commissioni di valutazione. Da tre anni, insisto con i miei studenti sulla necessità di valutare, nei loro lavori, il rapporto tra la narrazione dei PTOF e la realtà. Perché le tesi di specializzazione rappresentano uno dei pochi veridici spaccati delle scuole italiane come, nel bene o nel male, sono.

Purtroppo, per carattere, non riesco ad assuefarmi ai casi di “malascuola”, soprattutto quando sono occultati da uno spesso manto di parole e soprattutto quando riguardano i più piccoli. Non c’è bisogno di tanti commenti, quando a fronte di un PTOF dove si riafferma il valore dell’inclusività e di un RAV dove l’istituto comprensivo si assegna 6 su 7, la realtà di un setting d’aula di una quarta primaria è quella iconicamente rappresentata dall’immagine.

La buona notizia è che dopo la progettazione della specializzanda, il setting è cambiato e l’isolamento (anche da parte del resto del gruppo classe) dei tre alunni con BES (due certificati), che durava da quattro anni, si è allentato.

La cattiva notizia è che l’esempio riportato è solo uno tra i non pochi.
Che dire delle “aule H” (siano esse normali, o si tratti di sgabuzzini adattati)?
Che dire di un alunno con spiccate difficoltà nella comprensione e nella verbalizzazione e di un secondo alunno con DSA inseriti in un contesto di alunni extracomunitari, nessuno dei quali italofono, pur essendo possibili almeno altre due situazioni decisamente più adatte?
Che dire dei PEI e dei PDP standardizzati e uguali per tutti, dove un discalculico e un disgrafico hanno gli stessi identici strumenti compensativi e totalmente svincolati dalle due diagnosi specifiche?
Che dire di fascicoli resi indisponibili ai docenti perché “c’è la privacy”?

E potrei andare avanti. Un’ampia carrellata di esempi è peraltro rintracciabile in uno straordinario gruppo FB, dedicato alla Normativa inclusione, aperto a genitori e insegnanti: un account dove NON si fa polemica, ma si agisce sul giorno per giorno, grazie alla sapiente e paziente guida del professor Fogarolo. I quesiti riportano anche fatti che denotano prassi estranee al dettato normativo e a ogni cultura inclusiva. C’è un grande lavoro da fare, che va al di là delle dichiarazioni verbali e al di là dei “corsi di formazione”, perché riguarda la cultura didattica del “giorno per giorno”. Posso essere orgoglioso del fatto che in molti casi l’esempio fornito dagli specializzandi abbia “mosso le acque” mutando gli ambienti di apprendimento e, in alcuni casi, le pratiche didattiche. Spesso basta la “pazienza dell’esempio” o un “accompagnamento” non estemporaneo ai docenti della classe.

Aggiungo. Non si può fare la media del “pollo di Trilussa”, rilevando come, sull’altro piatto della bilancia, sono da mettere esempi di istituzioni scolastiche, di team, di consigli di classe per i quali l’inclusione (senza specificazioni!) è terreno non di “progetti”, ma di prassi didattica quotidiana.

Non si può dire che la scuola italiana è “in media” inclusiva, perché la privazione del diritto costituzionalmente garantito all’istruzione, per tutti, è un danno irreparabile al singolo.

E, soprattutto, occorre andare al di là delle carte e delle narrazioni, di indicatori non verificati direttamente sul campo. Perché “raccontarcela” crea una cappa di ipocrisia che evita di affrontare e abbracciare la realtà, di provare a correggerla, non perché lo dice la “circolare”, ma perché è bene correggerla a beneficio dei nostri ragazzi.

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Inclusione. Occorre andare al di là della carta ultima modifica: 2018-06-23T06:40:09+00:00 da Gilda Venezia

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