La grande lotteria del potenziamento scolastico

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di Mariangela Galatea Vaglio,  Non volevo fare la prof, 15.10.2015.  

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Sulla carta l’idea pareva buonissima, e l’avevano presentata come un uovo di Colombo destinato a risolvere gli annosi problemi della scuola: con la Riforma Renzi ogni istituto si sarebbe visto assegnare in organico un tot di docenti in più, a cui far fare una serie di attività aggiuntive.

Si vuole tenere aperta la scuola fino alle 17 con corsi di inglese/informatica/ceramica/latino o ginnastica? Bene! Ci sarebbero stati i docenti assunti apposta per seguire queste attività e i progetti, e, alla mattina, per fare le supplenze se i colleghi di ruolo fossero stati assenti. Tutti docenti scelti dai Dirigenti e di solo completa fiducia, perché, che  diamine, siamo nella scuola del merito e il Dirigente deve potersi scegliere la sua squadra.

Ora però che la Riforma bisogna metterla in pratica, si capisce che le cose non andranno proprio così, e non tutto sarà così semplice ed automatico.

Il primo problema è che le scuole primarie e secondarie di primo e di secondo grado (cioè, per capirci, le vecchie elementari, medie e superiori) non potranno fare richiesta di docenti di una specifica materia, ma solo di un’area. Cioè, in soldoni: io che sono il Dirigente Pinco Pallo dell’istituto comprensivo di Vattellapesca non posso dire: «Nel mio piano triennale ho deciso di potenziare l’offerta della mia scuola con corsi di inglese per tutti gli alunni, mandatemi uno o due insegnanti di inglese!» Dovrò limitarmi a dire che a me piacerebbe potenziare l’area linguistica (che comprende lingue straniere e italiano come L2, quindi anche docenti che non insegnano inglese, ma altre lingue come francese, spagnolo, tedesco, o italiano per stranieri). Inoltre non posso dire: «Ho deciso che faccio solo corsi di inglese!», ma posso solo indicare , fra le sette aree presenti ( linguistica, scientifica, artistico musicale, motoria, laboratoriale e umanistica), che a me come prima scelta piacerebbe avere degli insegnanti di lingue in più. Poi un algoritmo del Ministero assegnerà docenti alle scuole, tendendo conto di tutte le varianti e della disponibilità di insegnanti.

Dov’è l’inghippo? E’ che poi quando gli insegnanti verranno assegnati alle scuole, in realtà ogni Dirigente si ritroverà un po’ quello che capita. Mettiamo il famoso caso del nostro famoso dirigente Pinco Pallo di Vattelappesca. Lui voleva potenziare i corsi di inglese, e mette quindi l’area linguistica come prima scelta. Ma di professori di inglese liberi non ce ne sono, perché il numero di insegnanti di inglese è inferiore al fabbisogno, per cui gliene arriva uno di francese, che magari e come seconda lingua conosce lo spagnolo. Nella scuola di Vattelappesca francese e spagnolo non si fanno perché non c’è mai stata richiesta di queste lingue, gli alunni studiano da sempre solo inglese e tedesco. Immaginiamo sia l’imbarazzo del Dirigente, che si trova con un insegnante che non sa bene come utilizzare, ma anche del povero collega, che si trova assegnato in una scuola dove, presumibilmente, non sanno cosa fargli fare.

Ma la vicenda potrebbe essere ancora più intricata. Infatti il nostro Dirigente di Vattelappesca potrebbe avere, mettiamo il caso, indicato fra le varie priorità come ultima (bisogna per forza segnarle tutte) l’area di potenziamento artistico musicale, perché nella sua scuola o non si sente il bisogno di potenziare quest’area o magari i colleghi di ruolo da sempre hanno già costruito progetti che portano avanti da soli, per cui non c’è alcun bisogno di nuovo personale che curi questo aspetto. Ma per le strane alchimie dell’algoritmo birichino, gli arriva proprio un insegnante di quell’area lì. Domanda: che se ne fa?

In pratica, le scuole hanno fatto delle domande che però resteranno in molti casi inevase, nel senso che alla fine saranno assegnati agli istituti insegnanti anche non delle aree che erano state scelte come più necessarie. A parte l’umiliazione dei poveri colleghi, gestire questa cosa sarà complicato. Se a me arriva un’insegnante di un’area che tutto sommato è già funzionante bene di suo e non abbisogna rinforzo, mentre non mi danno quello dell’area che ho chiesto per prima e che quindi era per me fondamentale, come mi arrangio?

Ma anche se arrivasse, per una buona stella, proprio l’insegnante della materia richiesta, non tutto è appianato. il personale dell’area del potenziamento, infatti, dovrebbe essere usato anche per coprire le supplenze, cioè qui giorni di malattia che capitano ai colleghi di ruolo.

Ora, immaginiamo il caso. Il professor Tal Tizio, di matematica, sta assente una settimana per una bronchite. Lo supplisce la collega Sempronia Caia, che fa parte dell’organico del potenziamento. Tal Tizio a scuola fa 18 ore settimanali, e la collega Sempronia per una settimana le copre tutte. Ora, Sempronia Caia, però, è di lingue. Quindi è vero che supplisce Tizio Caio, perché va fisicamente nelle sue classi ed evita che i ragazzini le sfascino o organizzino arrampicate sui muri e campionati di salto fuori dalla finestra, ma di certo non può fare al posto suo matematica, perché, essendo laureata in lingue, non è in grado.

Inoltre quella settimana Sempronia Caia fa le sue 18 ore alla mattina nella classe del collega. Se al pomeriggio ha anche il suo corso di potenziamento di inglese o di tedesco, o di francese, la povera Sempronia Caia che fa? Fa orario doppio? molla il corso di inglese e fa le supplenze al mattino? E nel frattempo i ragazzini che al pomeriggio dovevano seguire il corso suo di inglese chi li tiene? Perché i genitori su quelle due ore ci hanno fatto assegnamento, mandano i figli e li vengono a prendere, non può essere che il corso vada avanti a singhiozzo, una settimana sì e due no, a seconda se a scuola alla mattina la povera Sempronia Caia debba o no supplire colleghi assenti.

Se invece il Dirigente decide che Sempronia Caia per tutto l’anno copre solo le assenze dei colleghi eventualmente malati, la poverina come fa ad avere un orario? Cioè, che fa, come si organizza? Viene ogni mattina alle 8 e resta lì fino all’una o alle due o alle cinque (se è una scuola con il tempo pieno) per sapere se c’è qualche collega che manca all’ultimo minuto? E se non c’è, che fa? Resta a ciondolare in sala professori per intere settimane, pregando a questo punto che qualcuno si ammali per vincere la noia e la mortificazione?

Ora, il problema è che tutti questi dubbi e questi scenari che io delineo non sono un parto della mia mente malata. Davvero non è ben chiaro come potrà essere organizzato nello specifico questo “potenziamento” di cui si parla. E’ tutto molto molto nebuloso ed evanescente. Non si sa quanti insegnanti in più arriveranno, laureati in cosa, provenienti da dove e con che caratteristiche. Il rischio è che i bei POF, cioè piani per l’offerta formativa, degli istituti non siano poi realizzabili perché non ci sono, molto banalmente, gli insegnanti con le specifiche richieste per mettere in pratica i progetti. E la tanto decantata libertà del Dirigente di scegliersi la sua squadra sarà poi limitata a quello che resta sul tavolo e che gli arriva sulla base di abbinamenti bislacchi.

Per questo, ripeto, quando ci danno dei gufi non è perché attacchiamo per partito preso la Riforma. E’ che, onestamente, non abbiamo proprio presente come questa meraviglia dovrebbe essere messa banalmente in pratica.

La grande lotteria del potenziamento scolastico ultima modifica: 2015-10-18T23:01:27+00:00 da Gilda Venezia

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