Lasciamo la possibilità di ripetere l’anno

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di Elisabetta Pacillo, Il Sole 24 Ore, 12.4.2021.

Gilda Venezia

Pubblichiamo di seguito la lettera che una lettrice di Milano ha inviato alle istituzioni scolastiche.

Sono la mamma di un ragazzo di dodici anni e come parte dei genitori di ragazzi in età scolare, ho esaurito ogni risorsa utile a tenere insieme i termini di quest’anno scolastico cercando di trasmettere speranza e fiducia nelle istituzioni, serenità nonostante l ‘incertezza e al netto della rassegnazione . Dopo più di un anno scolastico ho però esaurito gli argomenti, l’energia, la capacità prospettica, la capacità di accogliere e riformulare le indicazioni e le modalità con cui si vuole “somministrare “ la Scuola come fosse una medicina o un questionario.


Ho perso fiducia nell’istituzione scuola, nella forma in cui sostiene di esserlo, ho perso fiducia nei contenuti e nella veste con cui si propone, ho perso fiducia nella sua intenzione primaria di formare anzitutto le persone, riducendolo a un veicolo di contenuti didattico-didascalici, un intrattenitore.

In un anno solare e quasi tre quadrimestri la scuola ha intrattenuto i ragazzi per evitare una qualche forma di dispersione o di annichilimento che comunque sta facendo capolino. La Dad avrebbe dovuto essere una misura di emergenza che è stata denaturata trasformandola in “nuova didattica” senza termini di utilizzo, né finora è stata proposta una alternativa sulla lunga distanza. Ogni forma educativa ,che sia scolastica o sportiva, ha da sempre avuto (o dovrebbe avere) nelle sue intenzioni – oltre a fornire contenuti e competenze – anche l’ambizione di formare le persone, di sgrossare per far emergere la personalità, sviluppandola attraverso l’attenzione, la dedizione, la relazione.

Solo attraverso il confronto passa la conoscenza dei propri limiti e la preparazione di strumenti atti a superarli o ovviarli, solo così c’è progressione, conoscenza, crescita e dunque soddisfazione.

Nell’ultimo anno e mezzo la fatica dei ragazzi (per non accennare alle famiglie e ai docenti) ha sostituito tutti gli altri termini proficui e virtuosi con la conseguenza di dover continuamente abbassare l’asticella delle richieste per sopperire a una difficoltà intrinseca di mezzi non idonei e non progettati allo scopo didattico. Questo ha a mio parere due conseguenze possibili e gravissime che la invito a non sottovalutare; innanzitutto che la propensione allo sforzo si riduca negli anni per mancanza di esercizio nei tempi e luoghi preposti e, in secondo luogo che i ragazzi, giustificati a priori, utilizzino la promozione di massa e il sospingimento collettivo come parametro attorno al quale formarsi rischiando di divenire adulti incompleti, lacunosi, insicuri o peggio arroganti.

Come donna, madre, cittadino, sono a esprimere il pieno dissenso verso le scelte che il Governo ha intrapreso e sta perpetrando che costituiscono un tradimento verso le indicazioni di chi ci ha preceduto e trasmesso, verso il senso di società civile che abbiamo costruito e verso la funzione che svolgo.

Per l’immensa riconoscenza che ho nei confronti di chi mi ha permesso di trovare degli obiettivi e di raggiungerli e per una questione di onestà intellettuale, non sono più in grado di chiedere a mio figlio di fare cose in cui non credo o non credo più, di cui non sono certa dell’ efficacia, dell’utilità né tanto meno del senso, per non dire della totale contrarietà, visti gli effetti avversi che sta sortendo sotto ogni punto di vista.

Ciò che temo insomma, è la «deriva di chi naviga per troppo tempo a vista» dalla quale non ci sarà più occasione né tempo, né luogo per il dovuto recupero ma a cui sarò a vario titolo chiamata un domani a fare i conti. Per questo le chiedo di intraprendere un’azione immediata riaprendo le scuole di ogni ordine e grado e di trovare una soluzione a medio lungo termine per gli anni a venire. Ivi compresa, come è stato proposto in Germania, la possibilità che alcuni ragazzi possano ripetere l’anno, senza l’onta della bocciatura ma come misura saggia di chi dall’alto dell’esperienza guarda lontano.

L’esperimento “bolla” intrapreso da alcuni ragazzi di Biumo di Varese è un esempio di come la società sappia organizzarsi spontaneamente per superare le avversità, trasformando un dramma in una opportunità; perché non prendere spunto? La invito a non trascurare questo appello, a tendere l’orecchio a quanti ormai da mesi invocano scelte coraggiose che senza trascurare l’odierno, diano un segnale chiaro e determinato per una soluzione che traguardi il futuro e offra speranza e fiducia.

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Lasciamo la possibilità di ripetere l’anno ultima modifica: 2021-04-12T06:45:13+02:00 da Gilda Venezia
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