Mobilità, scuola dell’infanzia, diritto allo studio, maturità: le sfide aperte della scuola

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di Antonella De Gregorio,  Il Corriere della Sera  12.12.2016 

– Con il passaggio di governo rischiano di finire su un binario morto diversi passaggi che dovevano dare attuazione alla Buona Scuola. Ecco quali sono e su cosa dovrà lavorare il nuovo ministro

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Mobilità
Il terremoto politico innescato dal «no» al referendum costituzionale ha innanzitutto fatto saltare l’accordo sul nuovo contratto mobilità 2017: uno dei correttivi alla riforma della scuola su cui l’Esecutivo nelle ultime settimane aveva deciso di trattare con i sindacati. Andava chiuso entro la fine del mese scorso, secondo le intenzioni del ministro Giannini che ha avviato appositi tavoli con le rappresentanze sindacali con l’idea di chiudere prima di Natale. Ma la caduta del governo ha bloccato tutto. Ci sono tante altre questioni aperte, per dare piena attuazione alla Buona Scuola, uno dei cavalli di battaglia del governo Renzi che, per ammissione del sottosegretario Davide faraone è «una cornice» da riempire. Il governo si era riservato la possibilità di riscrivere ampie parti della nuova normativa scolastica attraverso le deleghe attuative: ben nove, quelle previste, a partire dal riordino delle classi di concorso, passando per la revisione dei percorsi dell’istruzione professionale, la valutazione delle competenze degli studenti. Il conto alla rovescia per l’adozione dei decreti delegati previsti dalla legge 107 – un corposo insieme di commi, 212, e una serie infinita di tematiche in ordine sparso – era già slittato di qualche mese: avrebbero dovuto vedere la luce entro gennaio 2017, al più tardi, ma si parlava già di chiudere tutto entro giugno: in questo modo, le disposizioni contenute sarebbero entrate in vigore solo nell’anno scolastico 2017/2018.

0-6 anni
In sospeso, la riforma della scuola d’infanzia – il «progetto integrato 0-6» – a un passo dall’approvazione e sul quale si è molto dibattuto nei mesi passati. L’obiettivo del progetto di riforma è arrivare a creare un sistema che garantisca «pari opportunità di educazione, istruzione, cura, relazione e gioco» per tutti i bambini, con l’introduzione dell’obbligo della qualifica universitaria e della formazione continua per il personale e la ridefinizione di compiti e funzioni delle Regioni e degli Enti locali.

Diritto allo studio
Una bozza di delega relativa al diritto allo studio è stata sottoposta al parere del Mef, che ha inviato al Miur alcune osservazioni. Tende a garantire un livello minimo delle prestazioni relative al diritto allo studio chiarendo che tutti gli studenti devono avere pari opportunità, indipendentemente dalla Regione in cui sono iscritti. Prevede la verifica delle categorie di allievi esonerati dal pagamento delle tasse scolastiche, in considerazione del reddito ISEE e con l’obiettivo di estendere la gratuità non soltanto alla frequenza relativa all’obbligo scolastico. Disciplina l’istituzione di una conferenza nazionale di diritto allo studio, comprensiva di una rappresentanza degli studenti, per monitorare l’attuazione della delega. Nell’attuazione della delega vanno indicate forme di mobilità sostenibili da garantire agli studenti; istruzione domiciliare per studenti ricoverati per lunghi epriodi in ospedale; fondi per libri di testo anche i formato digitale. È prevista, inoltre, l’istituzione di borse di studio, particolarmente mirate agli studenti degli ultimi anni e finalizzate ad una riduzione del fenomeno della dispersione.

Voti ed esami di Stato
La legge delega sulla riforma della valutazione degli studenti riguarda la certificazione delle competenze nel primo ciclo di istruzione (primaria e secondaria di primo grado): si dovrebbe passare dalle votazioni espresse in numeri a quelle in lettere, dalla A alla E; aumentare il tasso di promozioni che dovranno essere disposte «a maggioranza dal consiglio di classe»; la delega interviene anche sull’esame di maturità: in particolare sulle prove Invalsi e sugli esiti degli esami, con un potenziamento delle verifiche sull’area di indirizzo ed eliminerà la terza prova negli esami finali del secondo ciclo.

Voti ed esami di Stato
La legge delega sulla riforma della valutazione degli studenti riguarda la certificazione delle competenze nel primo ciclo di istruzione (primaria e secondaria di primo grado): si dovrebbe passare dalle votazioni espresse in numeri a quelle in lettere, dalla A alla E; aumentare il tasso di promozioni che dovranno essere disposte «a maggioranza dal consiglio di classe»; la delega interviene anche sull’esame di maturità: in particolare sulle prove Invalsi e sugli esiti degli esami, con un potenziamento delle verifiche sull’area di indirizzo ed eliminerà la terza prova negli esami finali del secondo ciclo.

Formazione dei docenti e accesso all’insegnamento
In discussione un percorso che sostituisce tutto il sistema di reclutamento anche per i passaggi relativi al conseguimento dell’abilitazione. Complessivamente, è l’ipotesi alla quale lavorava il Miur, si sarebbe arrivati a un percorso di 8 anni (5+3), previa individuazione delle risorse finanziarie necessarie per la copertura economica. Si doveva aprire una specifica contrattazione su retribuzione, orario di servizio e funzioni; e una fase transitoria, con la realizzazione di concorsi ordinari secondo le vigenti normative, e per chi ha già superato un percorso abilitante. Da risolvere il problema delle abilitazioni conseguite all’estero.

Da organico di fatto a organico di diritto
Passaggio dell’organico di fatto (quello che consente il funzionamento delle attività, ma che non figura in pianta organica) a organico di diritto (la dotazione delle cattedre assegnata annualmente dal Miur a ciascun istituto sulla base di alunni e classi). Si tratta di un nuovo «mini-piano» di assunzioni, dopo quello della Buona Scuola, per cancellare una distinzione che esiste solo su carta e dare fin da subito alle scuole i docenti di cui hanno bisogno. Il provvedimento è stato inserito all’ultimo minuto nella legge di Stabilità, ma sui numeri manca l’accordo con il Mef. Il Miur preme per 25mila posti, il Mef per 11mila.

Concorso presidi
C’è ancora da portare a termine il concorso per docenti (ormai alle battute finali) e da far partire quelli, attesi da tempo, per dirigenti scolastici e e direttori dei servizi generali e amministrativi. All’avvio del concorso per dirigenti scolastici mancano pochi passi: il regolamento ha passato il vaglio del Consiglio di Stato che ha suggerito alcune modifiche. Non è stato invece definito il numero dei posti da mettere a concorso: obiettivo del Miur era chiedere al Ministero dell’Economia 1.500 posti. Sul punto potrebbe aprirsi un contrasto che farebbe slittare i tempi. I posti messi a bando dovrebbero comprendere quelli liberi quest’anno e i prossimi due.

Scuola digitale
C’è da continuare attuazione del Piano Scuola Digitale, uno dei capitoli più innovativi della Buona scuola. Il Piano Nazionale Scuola Digitale compie un anno. Lanciato il 27 ottobre 2015, il PNSD vede, ad oggi, oltre il 65% delle azioni già avviate e 500 milioni (su 1,1 miliardi di euro stanziati) investiti per lo sviluppo delle competenze digitali degli studenti, il potenziamento degli strumenti didattici e laboratoriali, la formazione dei docenti.

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Mobilità, scuola dell’infanzia, diritto allo studio, maturità: le sfide aperte della scuola ultima modifica: 2016-12-12T22:42:05+01:00 da Gilda Venezia

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