Piano Scuola Digitale: il modello Renzi prende forma

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Anna Maria Bellesia  La Tecnica della scuola,  9.11.2015.  

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Col Piano Nazionale Scuola Digitale prendono forma i “nuovi paradigmi educativi”, dalle competenze degli studenti alla formazione dei docenti. Il “laboratorio Paese” caro a Renzi è partito.

Forse non ha avuto la risonanza mediatica e l’attenzione che merita il Piano Nazionale Scuola Digitale, pubblicato dal Miur all’inizio di novembre. Eppure contiene le linee di policy di questo Governo e la visione di scuola che si vuole perseguire. Non riguarda soltanto gli investimenti in tecnologia, ma i “nuovi paradigmi educativi”. Sottovalutarne il contenuto e la portata significa trovarsi calato dall’alto un nuovo modo di fare scuola, senza che da dentro ci si renda neppure conto di quello che succede.

Ormai è noto a tutti chi sono i maîtres à penser della Buona Scuola. Adesso, col nuovo Piano Nazionale Scuola Digitale, siamo alla fase due. Partendo da qui, Renzi dà vita alla sua vagheggiata creatura del partito unico trasversale, destinato ad unire la destra rappresentata al tempo della Gelmini con la sinistra tecnologica rappresentata al tempo dell’ex ministro Berlinguer ed oggi dai suoi seguaci che applaudono al renzismo, comprendendo pure i tecnici bocconiani produttivistici dell’era Monti.

Il Piano è la concretizzazione dell’idea fissa di Renzi della scuola come “laboratorio Paese”, espressione a lui cara e ripetuta anche in questa occasione. Documento corposo di 140 pagine, scritto con la stessa grafica e lo stesso stile della Buona Scuola.

Gli inglesismi sono diffusi a bizzeffe, e costituiscono di per sé un marchio culturale. Ci aprono scenari dai laboratori “school-friendly” agli atelier creativi “costruiti attorno a robotica ed elettronica educativa, logica e pensiero computazionale, artefatti manuali e digitali, serious play e storytelling”. Viene da sorridere? Sbagliatissimo sottovalutare.

Nel Piano Nazionale Scuola Digitale prendono forma i “nuovi paradigmi educativi”, non espressamente enunciati nella legge 107, approvata a luglio col voto di fiducia, ma delegati ai successivi provvedimenti attuativi. Tutto previsto. Le scuole dovranno semplicemente adeguarsi e prevedere nei PTOF “azioni coerenti” con le finalità, gli strumenti e i contenuti del PNSD [Legge 107/2015,art.1,comma 57].

I favorevoli ripeteranno che si stanno facendo cospicui investimenti, e che bisogna mettere la scuola italiana al passo coi tempi. I contrari osserveranno che il pensiero computazionale ha sostituito il pensiero critico e che il nuovo modello di scuola è funzionale al moderno capitalismo, più sofisticato ma non meno spregiudicato di quello del passato. Sostenuto dal partito trasversale che ha annullato le differenze fra destra e sinistra e i rispettivi riferimenti valoriali.

Col PNSD anche la formazione dei docenti entra nel vivo. Non quella imbonitrice di svago e di propaganda dei 500 euro. Quella obbligatoria in servizio, introdotta dalla legge 107 e tutta orientata all’innovazione didattica e organizzativa. Il Piano Nazionale Scuola Digitale definisce obiettivi e contenuti, rinnova i curricoli scolastici, indica le specifiche competenze da sviluppare sia per gli studenti sia per i docenti, che avranno il ruolo di “facilitatori di percorsi didattici innovativi”. Flessibilità è la parola d’ordine.

Chi nel mondo della scuola vive e lavora, tutto preso dai problemi di ogni giorno, ancora non ha percepito come la Buona Scuola abbia irreversibilmente cambiato la Scuola e rottamato il modello nato con la “vecchia” Costituzione. Una lettura attenta del PNSD serve a capire dove stiamo andando.

Piano Scuola Digitale: il modello Renzi prende forma ultima modifica: 2015-11-09T22:03:41+00:00 da Gilda Venezia

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