Scuola, il caos dei prof “in appoggio”

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di Ilaria Venturi,  la Repubblica, 27.1.2017 

– Con la denuncia dell’insegnante di filosofia “pagato per non lavorare” emerge il problema del potenziamento. I sindacati: “Non richiesti, finiscono per fare da tappabuchi”. Ma alcuni istituti gli affidano corsi e progetti

ALL’ISTITUTO alberghiero di Firenze è arrivato un docente di musica: ha organizzato un coro con gli studenti. A Monterenzio, seimila anime sull’Appennino emiliano, speravano in un insegnante di matematica, perché i ragazzi delle medie ne avevano bisogno come il pane, ma si sono dovuti accontentare di una professoressa di educazione artistica. E poi i tanti docenti di diritto ed economia affidati ai licei dove le due materie non si insegnano. La denuncia del professore di filosofia in servizio al classico Alfieri di Torino (“Mi pagano ma non lavoro “) rivela un nervo scoperto nella scuola: il caos degli insegnanti del potenziamento, quell’organico in più previsto dalla legge 107. Un vero e proprio esercito che è andato a rinforzare le fila degli insegnanti di ruolo. Solo che è arrivato in ordine sparso, perché si tratta di assunti dalle graduatorie ad esaurimento: 55.258 in tutto, di cui 6.446 di sostegno.

Arrivati nel 2015 ormai a Natale, è quest’anno il loro vero banco di prova. Intorno a loro le scuole hanno dovuto riorganizzare i piani dell’offerta formativa. Sui 23.473 insegnanti di “potenziamento” inviati alle superiori 5.665 sono di discipline economico- aziendali e giuridiche: quasi uno su quattro. E poi oltre duemila docenti di disegno, arte e discipline pittoriche, ma anche 2.279 di inglese, 2.281 di matematica e fisica, 1.309 di filosofia e storia e 1.198 di educazione fisica. Curiosamente nell’elenco compaiono anche 165 prof di dattilografia e stenografia, stile vecchia ragioneria in via d’estinzione. Alla primaria sono 18.133 i “potenziati”, alle medie 7.206, ben più della metà (4.840) di musica, arte e inglese.

I sindacati tornano all’attacco: “Ora un monitoraggio su come vengono impiegati”. I presidi frenano: “Dipende anche da noi”. Tappabuchi o risorse per la scuola? “Le scuole si sono viste attribuire insegnanti che non avevano richiesto”, stigmatizza Annamaria Santoro della Flc-Cgil. “Usarli poi solo per le supplenze è una scelta al ribasso “. “Non sempre si è tenuto conto del reale fabbisogno, difficile uscirne ora”, osserva Lena Gissi, Cisl. L’Anief chiede che si allinei “la domanda all’offerta”. Il portale Orizzonte scuola raccoglie lo sfogo di questi docenti: “Una volta alla settimana mi viene detto quali saranno le mie mansioni”; “dopo giorni di sostituzioni selvagge i ragazzi mi chiamano “quella che fa le supplenze” “.

Ma non è tutto negativo, anzi. All’istituto comprensivo Valente di Roma i docenti di diritto hanno costruito un percorso di educazione civica per i bambini. Al liceo Copernico di Bologna il preside li ha messi a fare un seminario sulla Costituzione. “Mi hanno dato insegnanti in più, devo lamentarmi? – dice Domenico Squillace, preside del liceo Volta di Milano – ho costruito un unico organico dove i progetti non sono affidati agli ultimi arrivati, ma a chi li sa più fare cedendo alcune ore di insegnamento in classe”. La senatrice del Pd Francesca Puglisi ammonisce: “Compito dei dirigenti valorizzare il personale”. Mario Rusconi dell’associazione nazionale presidi è netto: “Se sono parcheggiati in sala insegnanti vuol dire che c’è un deficit di programmazione del collegio docenti. Non va messa sotto accusa gli organici la ministra Valeria Fedeli promette di “affrontare concretamente” il tema delle graduatorie. Ieri in audizione alle commissioni cultura di Camera e Senato ha poi sottolineato la necessità di investire di più per i docenti.

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Scuola, il caos dei prof “in appoggio” ultima modifica: 2017-01-27T06:25:13+01:00 da Gilda Venezia
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