Cosa viene dopo la DaD: contro l’uso del cellulare

di di Montesquieu, InfoDocenti.it, 20.6.2021.

Gilda Venezia

Possiamo partire da Cobra Kai, la serie sequel di Karate Kid sugli adolescenti e le loro difficili scelte di vita fra aggredire e difendersi: ebbene, una ragazza del gruppo, di nome Aisha, nera e piuttosto grassottella, è vittima di un pesante episodio di bodyshaming, una forma di cyberbullismo, che avviene proprio grazie all’uso distorto del cellulare, dei meme contraffatti e della incredibile velocità di contagio dei social. È solo un esempio fra i tanti del fatto che il cellulare a scuola è il veicolo privilegiato dei nuovi moderni bulletti anche femmine. Potrebbe bastare questo, senza neppure considerare gli effetti deleteri sulla didattica, per vietare il telefonino a scuola, in modo da attenuare il fenomeno del cyberbullismo. Potrebbe bastare l’esempio degli altri paesi a noi vicini: in Francia dal 2018 il cellulare è vietato a scuola per i bambini fino a 12 anni, in attuazione di una precisa promessa elettorale del presidente Macron; in Germania, dove l’istruzione è federale, molti Lander ne consentono un uso assai limitato e in Baviera, la Regione più vicino a noi, il cellulare è interamente proibito, alla tedesca potremmo dire, cioè al rigorosamente; in Spagna, la comunità di Madrid, tra le altre, lo ha vietato dal 2020 in tutte le scuole pubbliche e private. Le citazioni potrebbero proseguire: tutti i paesi europei hanno limitazioni o divieti nell’uso dei cellulari a scuola, fino al sequestro, alle sanzioni o all’inibizione delle reti WiFi: in Gran Bretagna, dove la proibizione è assai diffusa, il ministro dell’Istruzione Williamson ha appena dichiarato guerra ai cellulari fra gli studenti per motivi didattici.

È stato infatti calcolato, in base a uno studio della London School of Economics, durato oltre dieci anni, che il danno all’apprendimento causato dal cellulare a scuola potrebbe quantificarsi in un’ora di lezione in meno a settimana. Se i ragazzi non fossero distratti dal multitasking, la loro produttività scolastica aumenterebbe fino al 7% in più, senza contare che ne risentono in misura maggiore i soggetti deboli o più poveri. Da noi l’uso del cellulare è vietato a tutti da una Circolare ministeriale fin dal 2007, ma all’italiana, per cui nessuno la applica, senza divieti espliciti o fattuali e il dibattito è piuttosto in sordina, anzi la Ministra Fedeli nel 2018 istituì persino una task force per promuovere un “uso consapevole delle tecnologie didattiche digitali”, cellulare compreso. Insomma, la materia non è normata e con la DAD il cellulare è diventato spesso giocoforza l’unico device utilizzabile e quindi tollerabile, sia per economicità sia per capacità connettiva. Ora i tempi sono cambiati (si spera) e la DAD è andata in soffitta e così l’uso del cellulare per la didattica è ridiventato un problema. Per questo vorremmo, in questa queste ultime righe, dare conto di una proposta di legge, presentata dall’ex ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, la quale prevede divieti rigorosi e multe salatissime ai genitori (fino a €1500) per i bambini fino a 12 anni che ne facciano uso, non solo a scuola ma anche nella sfera privata, onde evitare deficit di attenzione e di autocontrollo ritardi cognitivi e apprendimento alterato: una proposta drastica nell’intento di disciplinare la dipendenza digitale.

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Cosa viene dopo la DaD: contro l’uso del cellulare ultima modifica: 2021-06-21T06:02:21+02:00 da Gilda Venezia
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