Docenti vittime di violenza, legittimazione della Buona Scuola

di Debora Borgese, L’Urlo, 21.4.2018

– Ecco perché gli insegnanti hanno perso la loro autorevolezza –

Le pagine di cronaca nazionale parlano chiaro: cresce inesorabile il numero dei docenti vittime di violenze da parte di alunni e genitori. Una condizione che, oltre all’emergenza educativa, deve tenere in considerazione la disarmante ordinarietà, facendone duramente i conti. Alla base di ogni manifestazione di violenza, la valutazione del rendimento scolastico: la pretesa di un buon voto, utile alla media per il completamento del ciclo di studi, ormai prescinde la preparazione e la condotta, ma diventa un atto dovuto per gli alunni come per i genitori che vedono nella scuola una sorta di ludoteca per adolescenti dove, per comodità familiare e di status sociale, scaricano i loro figli. È sempre meglio saperli tra le mura dell’edificio scolastico piuttosto che a bighellonare nelle villette comunali.

Probabilmente, ai più, sfugge che i docenti non sono balie ma pubblici ufficiali preposti all’istruzione e alla formazione degli uomini e delle donne di domani. E se questi sono i presupposti, diventa imprescindibile rintracciare le cause per tornare a contenere gli effetti che allo stato attuale appaiono devastanti, non solo sul piano culturale ma soprattutto dal punto di vista sociale.

La metamorfosi che nel corso degli anni ha subito il rapporto genitori – figli e l’educazione nell’ambiente familiare sempre più accondiscendente, ha portato come primo risultato alla graduale perdita di autorevolezza del docenti in ambito scolastico. Così, gli insegnanti si trovano oggi impossibilitati a governare le loro classi con rigore e a svolgere come dovrebbero la loro professione senza temere ripercussioni anche e soprattutto a causa della (poca e cattiva) educazione impartita dalla famiglia d’origine ai loro alunni che non riconoscono, appunto, la loro autorità. Drammatico rilevare che, a fatto avvenuto, si tende a minimizzare le manifestazioni di violenza, arrivando a giustificare i ragazzi e i loro comportamenti spregiudicati e intimidatori, anche mistificando i fatti, come nel caso del professore di Lucca o della supplente di Alessandria con disabilità motorie legata a una sedia con lo scotch.

Gioco forza di questa condizione disastrosa, le politiche scolastiche che hanno portato con la L.107/2015, la cosiddetta Buona Scuola di Matteo Renzi, alla gestione dell’apparato scolastico come  se fosse di tipo aziendale. Con gli articoli 7 e 8, in particolare, si affida ai dirigenti scolastici il compito di conferire “incarichi triennali, rinnovabili, ai docenti assegnati all’ambito territoriale di riferimento, anche tenendo conto delle candidature presentate dagli stessi”. E, al contempo, i dirigenti scolastici viene disposto che questi siano valutati per come scelgono i loro docenti, oltre che per i risultati ottenuti: “In materia di valutazione dei dirigenti scolastici e nelle more della revisione del sistema di valutazione, si tiene conto dei criteri utilizzati dal dirigente per la scelta, la valorizzazione e la valutazione dei docenti e dei risultati dell’istituzione scolastica”.

Cosa significa questo? Semplice. I dirigenti scolastici si adopereranno per mantenere alta la valutazione che li riguarda e i docenti dovranno fare in modo che il rendimento scolastico degli alunni, cioè la “produttività aziendale”, non segni fallimenti.

Ecco quindi come si capovolge la figura retorica pinkfloydiana degli alunni del college di The Wall.
Nel tritacarne finiscono i docenti che si trovano ad assecondare i capricci di alunni viziati e inclini più a ludiche attività che allo studio.

Studenti che si impongono sugli insegnandi anche usando violenza, interrompendo le regolari attività scolastiche come da programma ministeriale, il tutto condito con la compiacenza dei genitori e il beneplacito dei dirigenti scolastici che hanno i loro interessi personali.
Il prezzo da pagare per questa insulsaggine all’italiana è a carico dei docenti che, pur di mantenere il proprio posto di lavoro e non avere problemi di sorta, devono rinunciare alla propria autorevolezza.

Ecco com’è stata uccisa la scuola italiana. Ed ecco come è stato possibile arrivare a questo increscioso scenario che non preannuncerà segnali di miglioramento se prima non si mette mano alle normative che declassano la figura e l’autorità degli insegnanti.

Sì, anche stavolta è colpa di Matteo Renzi.

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Docenti vittime di violenza, legittimazione della Buona Scuola ultima modifica: 2018-04-21T06:59:29+02:00 da Gilda Venezia

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