di Aluisi Tosolini e Daniele Di Frangia, La Tecnica della scuola, 26.9.2026.
I calcoli del prof. Ranci pubblicati dal Corriere della Sera.
I CPIA sono pieni e servirebbero anche il doppio dei docenti.
Il prof. Costanzo Ranci del Politecnico di Milano, dove dirige il Laboratorio di Politiche sociali, viene anche oggi citato dal Corriere della sera che riporta gli esiti dei calcoli sul numero di studenti interessati dal decreto sul 30%.
Riporto integralmente il passaggio che io stesso ho dovuto rileggere più volte il resto in preda all’incredulità.
Prima occorrono due precisazioni, fatte dallo stesso ministro in conferenza stampa. Ovvero:
- Il decreto non si applica a tutte le classi che hanno il 30% di studenti “stranieri” ma solo alle classi che hanno il 30% di studenti “stranieri” non nati in Italia e che non abbiano frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia o tre di scuola dell’obbligo in Italia
- Non sono toccate le classi già formate ma solo le future classi primi (primaria, secondaria di I e II grado). Il tutto, ovviamente, dal settembre prossimo
Quanto sono gli studenti di spostare in altre classi?
Ecco adesso il testo ripreso integralmente dal Corriere di oggi 26 settembre:
“Quante sono dunque le classi e quanti gli alunni che potrebbero venire toccati dalle nuove norme: dalle stime tratte dai dati forniti dal Mim che riguardano l’anno 2022/23 emerge che le classi potenzialmente eccedenti il 30% non dovrebbero essere più di 155 su tutto il territorio nazionale: una quota inferiore allo 0,5% del totale delle classi esistenti. Per quanto riguarda gli studenti interessati non sono più di 300, anzi 290. Rispetto ai circa 69.000 studenti stranieri di prima generazione (nati all’estero) oggi presenti nelle prime classi delle scuole italiane, quelli che rientrano nei criteri teorici identificati dal decreto sarebbero 26.000 (il 38%), ma quelli concentrati nella stessa classe oltre il 30% diventano in realtà un piccolo drappello: poche centinaia in tutto”.
Sul sito del Corriere il testo è accompagnato da una tabella riassuntiva che qui riporto:

No comment
Che dire di fronte a questi numeri?
No comment. Ricordo solo che ai sensi dell’articolo 77 della Costituzione i requisiti fondamentali per poter fare un decreto legge sono la straordinarietà (ovvero evento o una situazione imprevedibile e fuori dall’ordinario che richiede un intervento immediato) e la necessità e urgenza (ovvero l’impossibilità di attendere i tempi normali del Parlamento per approvare una legge ordinaria).
Nessuno dei tre requisiti mi pare ricorrano in questo caso. E quindi perché tutta questa fretta? E tutto questo bailamme sulla scuola che da bene comune è diventato in questi giorni arena pre elettorale?
Parole di saggezza.
Ma a quanto pare ci sono alcune problematicità da risolvere. Ad esempio i Cpia (Centri provinciali per l’istruzione degli adulti) che accolgono i genitori stranieri che non parlano italiano. Secondo i dati de ‘La Stampa’ riportati da Open, sono più di 31mila gli adulti in lista d’attesa nei 119 Cpia (su 130) censiti nell’anno scolastico 2025/26. Nel decreto scuola è però presente l’obbligo per i genitori stranieri di frequentare gratuitamente corsi di italiano, pena sanzione dai 200 ai mille euro.
C’è già un numero di domande eccessivo riguardo la capacità di accoglienza dei Centri, spiega il presidente della rete nazionale (Ridap) alla testata. Servirebbe anche aumentare il numero degli insegnanti. Insomma secondo il presidente Emilio Porcaro, questa norma a costo zero, non può funzionare.
I Cpia peraltro si appoggiano in altre scuole e non possono organizzare i corsi quando vogliono. Le percentuali di persone in liste d’attesa sono più alte in Emilia-Romagna, Liguria e Toscana, 18.210 in tutto il Nord e 93 Cpia su 119 hanno ricevuto più domande di iscrizione dei posti disponibili.
Servirebbero anche il doppio dei docenti di quelli al momento impiegati (354). Pochi quelli specializzati (classe di concorso A023). Spesso così sono maestri o docenti di altre materie a insegnare.
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