Matricole universitarie sempre meno preparate ai test d’ingresso: “Si tornasse alla vecchia scuola, basta promozioni facili, stop ricorsi delle famiglie, così asticella si abbassa di anno in anno”
Negli ultimi tre anni, chi si siede davanti a un TOLC lo fa con una preparazione media in peggioramento costante.
A dirlo è il Consorzio Interuniversitario Sistemi Integrati per l’Accesso, che ha diffuso i dati relativi alle prove di ingresso per l’anno accademico in corso. Il calo riguarda tutte le aree disciplinari, senza eccezioni: né le materie scientifiche né quelle umanistiche sembrano resistere alla tendenza.
L’osservatorio del CISIA gestisce i test per decine di atenei italiani. I suoi numeri, messi in relazione con quelli diffusi dall’INVALSI, disegnano un quadro coerente ma preoccupante. Come fa notare il portale Skuola.net, nell’ultimo triennio è aumentata in modo significativo la cosiddetta “dispersione implicita”: studenti che arrivano in quinta superiore con competenze reali molto al di sotto degli obiettivi ministeriali.
Le due aree storicamente monitorate dall’Istituto di valutazione – matematica e comprensione di un testo in lingua italiana – sono anche quelle in cui i punteggi dei test universitari crollano di più.
Voci dal fronte: “Alle superiori basta saper colorare dentro i contorni”
Il dibattito che segue la pubblicazione dei dati è da tempo acceso. Tra i commenti che emergono sul profilo Facebook di Orizzonte Scuola, emerge una critica ricorrente alla filosofia valutativa degli ultimi anni. “Alla primaria non si lascia indietro nessuno, alle medie l’importante che respirino, alle superiori basta che sappiano scrivere il loro nome. Altrimenti… squadre di avvocati pronti a menar fendenti in ricorsi. Ma di cosa ci si stupisce?”, scrive un insegnante.
Molti puntano il dito contro le riforme che hanno ridotto le ore di materie letterarie nei licei e aumentato il numero di alunni per classe. “Grazie alla Riforma Gelmini: minimo 25 alunni per classe, tagli alle ore di materie letterarie nel biennio dei licei, autonomia scolastica (per cui non si può più fermare nessuno perché così le scuole sono belle, brave e buone). In più aggiungiamo crisi di ansia sempre più frequenti e ricorsi da parte dei genitori per un nonnulla”, si legge in un intervento.
C’è chi fotografa la situazione con ironia amara: “Alle superiori per essere promossi basta sapere colorare dentro i contorni”.
Le tappe della lunga deriva: dalle elementari alla maturità
Il malessere descritto non riguarda solo l’ultimo triennio. Diversi commentatori scavano più a fondo, individuando nell’impostazione della scuola primaria l’inizio di un percorso di abbassamento progressivo dell’asticella. “Alla primaria che dovrebbe dare le basi escono che nemmeno sanno scrivere in corsivo, e poi mica si possono traumatizzare con una bocciatura. Alle medie arrivano che non sanno nulla, per niente scolarizzati e mica si possono bocciare. Le superiori sono diventate come le medie e pretendiamo che siano preparati ai test universitari?”, si chiede un docente.
Un altro intervento sottolinea la contraddizione tra il principio dell’inclusione e le conseguenze pratiche sulle competenze: “La buona scuola inclusiva… sforniamo operai non dirigenti. Essere inclusivi vuol dire abbassare l’asticella, non ve lo avevano detto?”.
C’è anche chi parla apertamente di una strategia più ampia, seppur in tono provocatorio: “Il falso buonismo imperante mascherato malamente da inclusione, valutazione dolce ed altre baggianate. È chiaro intento del Sistema abbassare l’asticella della preparazione per formare pecore soggiogate, fragili, sensibili, vulnerabili ad un minimo giudizio”.
Famiglie e ricorsi: il peso di un’alleanza asimmetrica
Un altro fronte caldo riguarda il rapporto tra scuola e genitori. La minaccia – reale o percepita – dei ricorsi amministrativi sembra aver cambiato le regole non scritte della valutazione. “Non me lo aspettavo proprio! Cominciano a nascere i primi frutti di questo sistema scuola fatto di promozioni a tutti i costi, accondiscendenza nei confronti degli alunni e ossequi alle famiglie. La scuola è piena di ricorsi vinti dalle famiglie che pretendono la promozione o i voti alti non meritati al cospetto di livelli di istruzione sempre più bassi”, scrive un osservatore.
La memoria corre indietro. “Già dieci anni fa un prof che stimavo mi diceva: ‘ma lei ci pensa che questi ragazzi saranno i medici che dovranno curarla? Ma io da questi neanche la toelettatura al cane farei fare…’”.
La prospettiva di chi vorrebbe tornare indietro
Non manca la nostalgia per un modello scolastico più severo, considerato da alcuni l’unico in grado di garantire una preparazione solida.
“Si tornasse alla vecchia scuola fin dalle elementari in cui si dava spazio alla didattica e a qualche progetto, in cui se studiavi eri promosso, in cui non c’erano genitori ingombranti, in cui imparavi veramente, in cui uscivi preparato e non semianalfabeta, in cui si imparava a saper studiare e affrontare gli ostacoli… in cui c’era la serietà e la responsabilità”.
Un’altra voce mette in guardia gli atenei: “Questo è il risultato della scuola che non boccia e che continua ad abbassare le attese per essere più inclusiva. La paura della dispersione scolastica lascia dietro di sé la dispersione della cultura e della fame del sapere. Speriamo che gli atenei non facciano lo stesso errore”.
C’è infine chi richiama la trasformazione dell’offerta formativa universitaria, resa più flessibile ma anche più opaca: “L’università adesso si fa online con pochi spiccioli e pochi click. Il mio idraulico di fiducia con diploma di perito industriale non conosce i congiuntivi ma è diventato ingegnere in meno di tre anni grazie al web”.
Il suggerimento, per chiudere, arriva da un approccio statistico elementare: “Fate una statistica su quanti studenti delle superiori vengono rimandati e quanti bocciati e confrontate i dati con quelli di trent’anni fa. Per non parlare delle scuole medie”.

