di Fabrizio Reberschegg, 10.4.2026.
Sembra in ogni caso sacrosanto riconoscere tale diritto in sede contrattuale visto che la parte normativa del CCNL scuola deve ancora essere discussa, ma i problemi sono più complessi.
Alcune sigle sindacali premono per l’introduzione nel comparto scuola dei cosiddetti “buoni pasto” a favore del personale della scuola. Effettivamente grida vendetta il fatto che rispetto ai tanti ministeriali che ne godono, compresi quelli che lavorano al Ministero dell’Istruzione e del Merito e nei suoi uffici periferici, docenti e personale ATA ne siano esclusi.
Il motivo sembra esclusivamente economico. Dare a più di un milione di lavoratori i buoni pasto inseriti in contratto di lavoro costa molto. Inoltre mentre per il personale ATA appare coerente l’emissione dei buoni pasto per continuità dell’orario di lavoro con pausa pranzo, per il personale docente c’è ancora una visione antiquata dell’orario di lavoro limitato alle ore di insegnamento e alle ore funzionali all’insegnamento senza il riconoscimento di vere pause pranzo in una struttura dell’organizzazione del lavoro profondamente modificata negli ultimi anni.
La realtà attuale porta sempre di più i docenti all’obbligo di rientri pomeridiani, a flessibilità dell’orario che copre sia ore antimeridiane che pomeridiane sia per ore di insegnamento che per ore di non insegnamento (collegi dei docenti, consigli di classe, glo, corsi di formazione, commissioni, ecc. ecc.). Il vitto per i rientri pomeridiani previsti in orario e nel piano delle attività obbligatorie è ora totalmente a carico delle tasche dei docenti senza alcun riconoscimento in sede fiscale e contrattuale.
La settima commissione del Senato su proposta del M5S ha recentemente approvato un ordine del giorno che impegnerebbe il governo ad inserire in contratto nazionale l’erogazione dei buoni pasto per il personale della scuola, cosa che non è stata però riconosciuta nella parte economica recentemente firmata nel CCNL 2025-27.
Sembra in ogni caso sacrosanto riconoscere tale diritto in sede contrattuale visto che la parte normativa del CCNL scuola deve ancora essere discussa, ma i problemi sono più complessi.
Ci troviamo infatti di fronte a strutture e servizi scolastici che nella stragrande maggioranza non prevedono il servizio mensa per alunni e lavoratori. Questo servizio esiste solo per la scuola dell’infanzia, per la primaria ed è gestito dal Comune. Esiste anche per i convitti (solo a favore degli studenti).
Nelle altre realtà scolastiche europee il servizio mensa e gli spazi ad esso dedicati sono riconosciuti e strutturati in caso di rientri pomeridiani o di tempi lunghi di permanenza per le lezioni. Ciò vale anche per le nostre scuole secondarie. I costi sono parzialmente a carico delle famiglie e i pasti sono spesso gratuiti per le famiglie con basso reddito.
Le scuole secondarie italiane sono ancora progettate e pensate come se le lezioni finissero di norma alle 13- 13.30. Mancano spazi di socialità per mangiare un panino, mancano gli spazi per mense self service. Si presuppone che tutti si portino il panino da casa o si arrangino. Nel contempo si pianificano attività scolastiche che coprono tutto l’arco della giornata soprattutto dopo la moda dell’introduzione della settimana corta che costringe a rientri pomeridiani o alla conclusione delle lezioni nelle prime ore del pomeriggio (14-15.30). Le strutture scolastiche italiane non sono in questi casi accoglienti ed inclusive. I soldi del PNRR sono stati spesi in progetti inutili o utili solo a chi li faceva. Poco o nulla è stato fatto in merito alla ristrutturazione degli edifici scolastici in funzione delle nuove necessità.
Bisogna fermarsi a riflettere sull’organizzazione e sulla struttura della scuola della contemporaneità. Un allievo che finisce le lezioni alle 14.30, torna a casa alle 15.30-16.00 ha poi il tempo, e la voglia, di studiare a casa? I soliti funzionari ed esperti del Ministero dicono che a loro restano sabato e domenica per studiare. Ma ci credono veramente? Un insegnante che finisce le sue attività lavorative alle 15.00 per poi fare consigli di classe e altre riunioni ha il tempo per preparare le lezioni, per correggere i compiti, ecc.? Ma ci sono le sere, i sabati e le domeniche…
Non vorremmo che il contentino dei buoni mensa, diritto sacrosanto per i lavoratori della scuola, ci facesse perdere la visione critica del contesto.
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Buoni pasto per il personale della scuola. Qualche riflessione critica ultima modifica: 2026-04-10T04:13:39+02:00 da

