di Fabrizio Reberschegg, Gilda degli insegnanti di Venezia, 26.8.2026.
Bocciato l’emendamento per adeguare le aule alle ondate di calore sempre più frequenti.
In Regione Veneto in sede di discussione di adeguamento di bilancio 2026 è stato bocciato l’emendamento presentato dalle opposizioni consiliari per finanziare in modo strutturale l’installazione di impianti di condizionamento, ventilazione e raffrescamento nelle scuole, nei nidi e nei centri estivi.
L’emendamento (simile a iniziative presentate anche in altre regioni limitrofe durante l’assestamento di bilancio) puntava a stanziare fondi significativi (fino a 100 milioni di euro in analoghe proposte del centro-sinistra) per adeguare le aule alle ondate di calore sempre più frequenti.
Le forze di maggioranza hanno respinto la misura, preferendo non impegnare risorse regionali importanti su interventi strutturali generalizzati per le scuole, la cui gestione edilizia ricade storicamente sulle competenze dei singoli Comuni e delle Province. Il vero problema è un altro: l’incertezza delle coperture necessarie per ripianare i costi delle Olimpiadi invernali che, lungi dall’essere state a costo zero, assommano a più di 100 milioni.
La Regione Veneto ha quindi deciso che la vivibilità nelle scuole non è una priorità scaricando di fatto su Comuni, Province e Città Metropolitane la risoluzione del problema. Peccato che le risorse per gli enti locali siano da anni decurtate per consentire l’adeguamento del bilancio ai vincoli europei e per finanziare altro. La Regione Veneto avrebbe quindi potuto creare un fondo a favore dei Comuni per intervenire su energia e climatizzazione nelle scuole. Manca evidentemente a livello governativo nazionale e nelle forze politiche che lo appoggiano una visione lungimirante per la soluzione di un problema ormai strutturale legato al cambiamento climatico.
Più del 90% delle scuole venete è privo di impianti di refrigerazione e di condizionamento. I critici asseriscono che la spesa da affrontare è enorme, ma dimenticano che è necessario in ogni caso intervenire complessivamente sull’edilizia scolastica prevedendo l’installazione generalizzata di pannelli solari laddove possibile e la coibentazione degli edifici con installazione di nuovi impianti di climatizzazione.
Se la spesa prevedibile è, in questo contesto, difficile da finanziare si intervenga da subito almeno su nidi e scuole dell’infanzia che garantiscono il servizio fino al 30 giugno.
In tale situazione appaiono provocatorie le richieste di apertura estiva delle scuole o di rimodulazione del calendario scolastico. Tenere allieve e allievi insieme al personale scolastico in edifici con temperature fino a 35-37 gradi nei mesi estivi è semplicemente demenziale.
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