La scuola non deve tacere

Gilda Venezia

di Alessandra Michieletto, 18.1.2026.

L’ennesimo tentativo di delegittimare la scuola quando fa il proprio mestiere: educare alla comprensione del mondo, anche quando il mondo è scomodo, tragico, divisivo. Il comunicato dei docenti dell’IIS Bruno-Franchetti di Mestre

Gilda Venezia

Scrivo sia come docente sia come rappresentante sindacale quindi come chi cerca di difendere ogni giorno l’autonomia professionale dei docenti, la funzione costituzionale della scuola pubblica e il diritto degli studenti a una formazione critica, non addomesticata.

Quello che emerge da questa vicenda è l’ennesimo tentativo di delegittimare la scuola quando fa il proprio mestiere: educare alla comprensione del mondo, anche quando il mondo è scomodo, tragico, divisivo.

Il Collegio dei Docenti del Marco Polo ha deliberato un percorso di approfondimento su Gaza. Non un comizio di partito, non un atto di propaganda, ma iniziative culturali decise collegialmente, dentro gli organi previsti dall’ordinamento scolastico. Questo è un punto dirimente: la scuola non agisce per impulso ideologico individuale, ma attraverso scelte democratiche e responsabili.

Si parla di “narrazione unilaterale”. Ma qui occorre essere chiari: raccontare una catastrofe umanitaria non è automaticamente “fare politica di parte”. Dare voce a chi vive sotto le bombe, a operatori umanitari, a giornalisti, non equivale a negare la complessità storica del conflitto, né tantomeno a legittimare antisemitismo. È una forzatura grave e pericolosa sostenere il contrario.

Da docente e da sindacalista non posso accettare che si faccia passare questo messaggio implicito: se denunci le vittime civili palestinesi, stai educando all’odio verso gli ebrei.

Questo è un cortocircuito logico e culturale che non tutela nessuno, anzi indebolisce la lotta reale contro l’antisemitismo.

La scuola italiana ha una lunga tradizione di educazione alla memoria, alla pace, ai diritti umani. Lo stesso istituto Marco Polo lo dimostra con il lavoro sulla Shoah, sulle pietre d’inciampo, sul carcere, sulle marginalità. È francamente offensivo insinuare che una comunità educante con questa storia stia “preparando una generazione di antisemiti”.

Quanto alle dichiarazioni del senatore Raffaele Speranzon, siamo davanti a un fatto politicamente molto serio: l’annuncio di un’interrogazione parlamentare su un progetto didattico deliberato da una scuola.

Questo è un precedente pericoloso. Significa provare a esercitare un controllo politico sui contenuti dell’insegnamento. È una forma di pressione che, come sindacato, respingiamo con forza.

La scuola non è neutra, perché la neutralità davanti alle guerre, alle stragi, alle violazioni dei diritti umani non è neutralità: è rimozione.

Ma la scuola è pluralista, e il pluralismo non si garantisce imponendo il silenzio o l’autocensura, bensì favorendo il confronto, il pensiero critico, la discussione guidata.

Se il dibattito è su come arricchire il percorso con ulteriori punti di vista, benissimo.

Se invece il dibattito diventa: “questo non si può dire”, “questo non si può nominare”, “questo tema è troppo scomodo per i ragazzi”, allora siamo fuori dalla scuola della Costituzione.

Da docente e da sindacalista lo dico con chiarezza: difendere l’autonomia della scuola oggi significa difendere la democrazia domani.

E chi usa il tema dell’antisemitismo – che va combattuto senza ambiguità – per colpire la libertà di insegnamento, non sta proteggendo gli studenti, ma impoverendo la loro capacità di capire il mondo.

Alessandra Michieletto
Coordinatrice Provinciale
Gilda degli insegnanti di Venezia

 

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La scuola non deve tacere ultima modifica: 2026-01-19T07:09:10+01:00 da
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