Perché ora serve un contratto separato tra docenti e ATA

Gilda Venezia

di Vito Carlo Castellana, Professione docente, 2025.

Le trattative lunghe, e per certi versi improduttive, di questi mesi hanno ancor di più evidenziato le lacune di un maxi comparto che comprende realtà tra loro diversissime. Per restituire il ruolo centrale che spetta alla scuola ed in particolare ai docenti, appare ancor più evidente che si debba prevedere un contratto specifico per la docenza.

Gilda Venezia

La contrattazione per il rinnovo del CCNL 2022/24 sta procedendo lentamente, con poche risorse e con la consapevolezza che non si riuscirà a dare le giuste risposte che tutto il mondo della scuola cerca.
Oggi il comparto coinvolge più di un milione e trecentomila dipendenti, includendo, oltre al personale della scuola, anche i dipendenti dell’università, quelli dell’AFAM e quelli della ricerca. Questo rende ancor più complicate le trattative, perché bisogna conciliare ambiti tra loro estremamente differenti, soprattutto quando si devono contrattare gli aspetti normativi.

Il risultato è un contratto con una parte comune e una parte suddivisa per settori che diventa di difficile lettura. Altro aspetto da sottolineare è che, ad oggi, abbiamo in vigore ancora vecchi contratti e che non vi è un articolato unico, ma ogni nuovo contratto – nelle parti non mutate – rimanda a quello precedente.
Oltre agli aspetti di natura normativa, tutti i .l.l. e qui la situazione diventa ancor più penalizzante per il nostro comparto che ad oggi è legato alle sorti di tutto il pubblico impiego. Ogni qual volta in legge di bilancio vengono stanziate risorse per i rinnovi contrattuali, queste sono stabilite in base all’inflazione programmata con incrementi stabiliti in termini percentuali per tutti i dipendenti della pubblica amministrazione.
Per il triennio 2022/2024 l’inflazione reale, ce ne siamo accorti tutti, rispetto a quella programmata, è andata ben oltre il 16%, mentre le risorse previste per gli incrementi stipendiali sono pari al 6%.
Questo penalizza doppiamente il mondo della scuola, prima di tutto per il dato evidente che c’è un enorme differenza tra quanto previsto per il contratto e quello che è stato il tasso di inflazione, ma anche perché, pur partendo da livelli retributivi inferiori rispetto al resto del pubblico impiego, con questo contratto le differenze non solo non si appianeranno, ma anzi si amplieranno, per il semplice fatto che aumentando a tutti in termini percentuali, chi guadagna di più riceverà un incremento maggiore rispetto a chi guadagna di meno.
Se veramente si vuole rimettere al centro dell’agenda politica la scuola e si vuole valorizzare la professione docente, così come gran parte della politica vanta di voler fare, in primis va restituito il prestigio sociale agli insegnanti anche e soprattutto attraverso retribuzioni adeguate e almeno pari a chi ha lo stesso titolo di studio nel resto della pubblica amministrazione. Le trattative lunghe, e per certi versi improduttive, di questi mesi hanno ancor di più evidenziato le lacune di un maxi comparto che comprende realtà tra loro diversissime.

Per restituire il ruolo centrale che spetta alla scuola ed in particolare ai docenti, appare ancor più evidente che si debba prevedere un contratto specifico per la docenza.

Questo evidenzierebbe la specificità di una professione che ha poco da condividere con le altre figure presenti nel comparto, per lo più di tipo impiegatizio.
Si evidenzierebbe così il carattere “intellettuale” della professione docente, ma soprattutto, scorporandosi dagli automatismi del resto del pubblico impiego, si potrebbe ipotizzare un sistema simile a quello che c’è per i docenti universitari, con evidenti ricadute anche sul piano economico.
Un contratto separato per la docenza produrrebbe inoltre diritti più chiari e creerebbe un argine ai tentativi degli ultimi anni di minare il diritto sancito dalla costituzione della “libertà d’insegnamento”.

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Perché ora serve un contratto separato tra docenti e ATA ultima modifica: 2025-11-30T09:35:05+01:00 da
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