di Laura Razzano, ItaliaOggi, 30.6.2026.
Il Ministero dell’istruzione autorizza solo 79 assunzioni, pari alle cessazioni, ignorando le necessità reali. Le disparità regionali sono evidenti, con posti vacanti non coperti in molte province italiane.
Un turnover rigido che congela la precarietà e sbarra la strada alla stabilità degli organici: la bozza del decreto ministeriale sulle immissioni in ruolo del personale educativo per l’anno scolastico 2026/27 svela una forbice drammatica tra le reali necessità dei convitti statali e i tetti di spesa imposti dall’amministrazione finanziaria. Il Ministero dell’istruzione e del merito ha delineato un contingente nazionale autorizzato per le assunzioni che si ferma ad appena 79 unità, ricalcando in modo matematico il numero esatto delle cessazioni dal servizio registrate per il medesimo anno.
Un gioco a somma zero: si assume solo chi sostituisce chi se ne va, ignorando i vuoti strutturali accumulati negli anni e costringendo le istituzioni educative a ricorrere massicciamente alle supplenze annuali.
La mappa delle immissioni e le disparità regionali
La mappa delle immissioni in ruolo allegata al provvedimento fotografa disparità evidenzianti lungo tutta la Penisola, con punte di sofferenza eclatanti in diverse regioni. A Sassari, ad esempio, a fronte di ben 26 posti rimasti vacanti nell’organico di diritto, le assunzioni concesse sono appena 3.
La forbice resta larghissima anche ad Arezzo, con 16 disponibilità per 2 soli ruoli, e a Palermo, dove si contano 10 cattedre scoperte a fronte di 2 sole nomine autorizzate. Scendendo nel dettaglio della macro-area piemontese, il caso di Novara è emblematico della medesima crisi: la provincia registra 25 posti vuoti, ma il contingente ministeriale si blocca a quota 3.
Il paradosso tocca il culmine in quelle realtà provinciali dove il contingente assunzionale è pari a zero nonostante la presenza di posti liberi certificati: è il quadro che si delinea, tra le altre, all’Aquila, Pescara e Cosenza.
I vincoli amministrativi e la mobilità obbligatoria
La titolarità definitiva sarà subordinata alla partecipazione obbligatoria alle operazioni di mobilità per l’anno scolastico successivo, il 2027/2028. Sullo sfondo rimane la clausola di salvaguardia prevista dall’articolo 1, che affida ai direttori degli Uffici scolastici regionali la facoltà di ridistribuire i contingenti rimasti scoperti tra le province della stessa regione qualora manchino aspiranti in determinate aree. Una compensazione territoriale che non risolve la carenza strutturale dei convitti statali.
.
.
.
.
.
.
Personale educativo 2026/27: un gioco a somma zero ultima modifica: 2026-07-01T14:12:11+02:00 da

